Senz’altro la cosa migliore che mi è successa nel 2016 è stata la pubblicazione della mia Storia del fantasy presso Anguana, un lungo lavoro a cui mi sono dedicata che mi ha lasciata poi facendomi prendere un periodo di pausa da nuove pubblicazioni, se si esclude la riedizione di Buffy e Angel.
Adesso però il periodo di allori è finito, continuerò a promuovere i miei libri già usciti, a cominciare da Storia del fantasy, ma mi metterò al lavoro sui nuovi progetti, come il saggio sugli anime di fantascienza, un romanzo fantasy a cui ne seguiranno altri (ma non sarà una saga), e poi altri approfondimenti, anche partendo dal libro di cui sopra. Perché il mondo del fantasy non mi lascerà mai e merita altri approfondimenti.

Avevo letto i suoi libri e come amante del fantasy li avevo trovati ben scritti e con tematiche valide e non banali, quali il rispetto verso chi è diverso e l’emancipazione della donna: per questo motivo sono basita dagli atteggiamenti che da anni la scrittrice e dottoressa Silvana de Mari ha, tra razzismo, antifemminismo, antiscienza, omofobia.
Purtroppo arte e vita non sempre vanno di pari passo, lo diceva anche il mio mitico insegnante di informatica allo IAL Gandini: detto questo, ero già rimasta allibita dalle affermazioni anti Islam che aveva avuto durante un incontro qualche anno fa presso la libreria bar Mood, ma andando avanti la cara signora ha corretto il tiro, diventando sempre più integralista e delirante.
Si vanta dei suoi titoli accademici e ha un’idea del mondo musulmano che sembra basata sui romanzacci rosa degli anni Cinquanta e non sulla realtà dei fatti della complessità di persone che non sono certo tutti terroristi, mutilatori di donne, donne velate, e a proposito ho trovato molta più libertà e indipendenza nelle donne e ragazze di quella cultura che in tante nostre cretinotte intortate da soap e Harmony.
Poi dall’alto dei suoi titoli accademici la dottoressa De Mari si permette di dire castronerie tipo che la depressione, male di cui ho sofferto anch’io e ho visto soffrire in maniera molto più grave persone a me care, non esiste, un’affermazione gravissima e vergognosa, ancora di più perché la dottoressa è laureata in psicoterapia cognitiva.
C’è poi il discorso antifemminismo: la dottoressa dimostra di non conoscere gli enormi benefici che questo movimento ha portato a tutte le donne, lei compresa, visto che senza il femminismo non avrebbe potuto prendere le due lauree di cui va tanto fiera, non potrebbe scrivere, non potrebbe avere una casa di proprietà, non potrebbe guidare l’auto, non potrebbe viaggiare e avrebbe dovuto sfiancarsi di gravidanze e non fermarsi ad un solo figlio come ha fatto. Per la signora De Mari è colpa delle femministe se ci sono i femminicidi, perché noi donne non accettiamo più il meraviglioso (per lei) ruolo di cura del maschio e della famiglia (piuttosto mi suicido…) e sminuisce un grave problema sociale. Ah, per la cronaca è contro anche la pillola anticoncezionale, medicinale che ha liberato le donne dall’incubo delle gravidanze indesiderate e da tanti altri problemi come i dolori mestruali (io rimpiango di non averla scoperta prima) e la libertà sessuale, per lei dobbiamo trombare per procreare e stare zitte. Perché non lo faccia lei per prima resta un mistero.
Ma è sugli omosessuali che si è scatenata, guadagnandosi l’appoggio di Adinolfi & c, quei cari personaggi per cui sarebbe interessante un intervento dei mitici Dalek: ci vede (anche se lei parla solo degli uomini, si vede che noi donne non esistiamo e dobbiamo esistere solo in funzione del maschio, del resto per lei il nostro desiderio scatta solo se un uomo ci vuole) come depravati, pedofili, coprofili, pronti a sfondarci l’ano e poi a pretendere che la sanità pubblica ci cura (il sesso anale e orale è largamente praticato dalle brave ragazze cattoliche per salvarsi la faccia, ma lei questo non lo sa si vede), violenti, pazzi (con tutti gli uomini etero che ammazzano le donne il problema sono i gay…), rivoltanti, contro natura. Ha insultato anche le nostre associazioni perché vanno nelle scuole a parlare ai ragazzi dicendo loro che è normale essere gay (avrei voluto che qualcuno lo facesse con me da adolescente, anziché sorbirmi un indottrinamento eterosessista a base di quanto è bello fare la serva ad un uomo e quanto sono belli i polpettoni che esaltano questo..).
Ci sono giustamente denunce ed esposti contro di lei, in tanti abbiamo scritto alla Giunti perché ci pensi bene prima di continuare a pubblicare un simile personaggio (che ha già litigato con altri due grossi editori prima per il suo integralismo) e ci stiamo attivando presso biblioteche, circoli e scuole perché non venga più invitata a parlare. Perché queste belle idee non sono solo appannaggio del suo blog e della sua pagina Facebook ma vengono da lei espresse in luoghi pubblici, con un’indubbia capacità di affabulatrice che è molto pericolosa.
Dal canto mio, ho preso i libri della De Mari che avevo in casa e li ho portati al bookcrossing: io amo il fantasy, ho anche citato la suddetta autrice nel mio saggio uscito per Anguana dove mi sono sforzata di parlare solo dei contenuti di questi libri, ma ritengo che certi comportamenti siano inaccettabili.
Come donna, femminista, lesbica, atea e libera pensatrice sono offesa da persone come queste, e la libertà di parola non vuol dire libertà di dire qualsiasi minchiata che ti passa per l’anticamera del cervello, pretendendo per esempio che i tuoi giovani lettori diventino alfieri di una lotta contro le religioni non cristiane, il femminismo e gli omosessuali per la costruzione di un mondo peggiore. Peccato, dai libri mi sembrava una persona diversa, non si finisce mai di imparare nella vita.

Per la terza volta si è rinnovato qui a Torino l’appuntamento con il Torino Xmas Comics, l’edizione invernale della più nota e paludata Torino Comics. Due giorni di divertimento, acquisti, colori, incontri con persone speciali, a cominciare dai grandi doppiatori Fabrizio Mazzotta, Domitilla D’Amico, Georgia Lepore, Veronica Puccio, degustazioni di sidro e tomino, foto, conferenze. Peccato per il mal di testa che mi ha rovinato un po’ la domenica, ma solo un po’.
In mostra la domenica, con il mal di testa, e appesi al collo vari ciondolo tra cui l’auryn de La storia infinita, ho incontrato tre ragazzine che mi hanno fatta commuovere, dicendomi che è bello incontrare persone adulte come me in mezzo al grigiume generale. Poveracce, loro non hanno conosciuto il grigiume anni Ottanta fatto di conformismo e imposizioni eterosessiste e conformiste al suon de I fumetti sono un hobby devi trovarti un lavoro serio oppure Non puoi perdere tempo facendo cose come studiando giapponese. Per fortuna, quello schifo me lo sono lasciato dietro, mi sono inserita nel mondo nerd non solo come semplice appassionata, diventandone un’esperta (anche se ho ancora tanto da imparare, anche da giovanissime piene d’energia come loro) e voglio rimanere qui. Per me stessa e per gli altri, per creare alternative a disperazione e rigurgiti sbagliati. Anche attraverso i fumetti e la fantasia, che possono aiutare la gente a vivere una vita migliore. Con me e altri l’hanno fatto.

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E anche quest’anno non potevo mancare a Lucca, come sempre in gita in giornata grazie alla Fandango di Walter Tiziano Pairone. Ogni anno mi riprometto di tornare l’anno dopo e fermarmi qualche giorno in più, ogni volta non ci riesco per ora anche se conto di consolidare sempre di più la mia presenza nel mondo nerd con varie pubblicazioni e attività.
Però anche se per poche ore Lucca è sempre magica, con i suoi colori, odori, viuzze, assaggi, cosplayer, incontri. Uno dei posti dove mi sento me stessa e a casa, pieno di amici che non ho ancora incontrato e dove è sempre bello andare.

Dopo aver visto un episodio del bel telefilm Bones che parlava dell’accumulo ossessivo (disposofobia) ho fatto qualche ricerca in rete per magari qualche articolo o per inserirlo in qualche mia storia futura, e ho scoperto che esiste una variante di questo disturbo, che si chiama bibliomania e che consiste nell’accumulare libri. Libri che vengono venerati, e addirittura c’è chi porta questa infatuazione fino al punto di mangiarli o seppellirli.
La bibliomania non va confusa con la bibliofilia, che è appunto l’amore per i libri e per il collezionarli.
Mi sono fatta un esame di coscienza su cosa sono io, e sono arrivata alla conclusione che sono una bibliofila accanita, con anche altre passioni aggiunte, come la fumettofilia, l’amore per i gadget, il collezionismo di oggetti vari. Però nel corso degli anni ho aggiunto ai libri delle valenze positive e negative, vedendo in alcuni di loro il simbolo di periodi che non amavo e di situazioni che avevo vissuto come imposte. La stessa cosa mi è successa con dei film.
Non ho seppellito, gettato nell’immondizia (beh, veramente con dei libri trash di anni fa l’ho fatto) o bruciato questi libri, anche se da un certo punto in poi mi pesava davvero averli in casa: li ho eliminati dandoli ai book-crossing e alle bancarelle e così facendo ho fatto spazio sui miei scaffali e nella mia vita, per nuovi libri e nuove passioni, o per approfondire quello che amavo già.
Mi permetto di dare alcuni consigli per non saturarsi: tenere solo i libri che ci ispirano sentimenti positivi, che sono ricordo di qualcosa di bello o testimonianza di cosa c’è di bello ogni giorno. Non tenere i libri per dovere, o perché erano di parenti morti o perché sono comunque ricordi di famiglia.
Costruiamoci la nostra biblioteca, con le nostre emozioni, con le cose che amiamo: la nostra biblioteca deve essere come la nostra vita, solo eliminando le cose negative. E fare repulisti ogni tanto è un’azione davvero liberatoria. In ogni caso sono a 3900 libri, più fumetti, cd, dvd.

In parallelo alla mia scoperta del mondo nerd, c’è anche stata la mia scoperta dell’impegno civile nel settore femminista, dei diritti omosessuali e ovviamente degli animali, cani e gatti in testa e no, non ci sto a sentirmi chiamare specista.
In quest’ultimo periodo ho frequentato gli apericena delle Sfigatte, sono andata alla prima edizione della manifestazione A tutta coda, ho visitato assiduamente i due bar dei gatti di Torino e ho fatto vari incontri in giro con amici a quattro zampe. Una cosa che mi gratifica sempre, del resto io sento sempre il bisogno di salutare tutti i pelosi, cani e gatti, che incontro. Sarò fissata, ma non posso essere diversa da così.

Il mio gatto Matteo aveva dei ricordi selvatici e cercava sempre di scappare. Anselmo era troppo malato ed era un angioletto che era venuto a trovarmi, Eusebio invece adora stare a casa e non si interessa al mondo che c’è là fuori perché tutto quello che ama è nelle quattro pareti di casa.
Io con la casa ho un rapporto contraddittorio. Ho sempre odiato i ruoli tradizionali femminili, tipo fare la casalinga, ho passato un’adolescenza da hikikomori e poi mi sono cercata interessi fuori casa, ma a casa ci devo comunque stare a scrivere. Diciamo che un gatto come Eusebio, essere magico e spirito mistico, aiuta a stare uniti: la casa è dove c’è il micio, per me sempre e comunque. L’importante è saperne uscire, ma anche sapere stare a casa, magari trovandosi delle attività. Del resto, qualcuno ha detto che questa stagione invernale è l’ideale per noi nerd, per starcene a casa a leggere e guardare dvd di cartoni e film. Magari con un gatto in braccio.