Lamiel e Cronache italiane

Diciamo che Stendhal rimane sempre Stendhal. Ho letto con gran piacere le Cronache italiane, storie di passione ambientate nel nostro, si fa per dire, bel Paese (mi autocensuro per ora a dire cosa penso del nuovo presidente della Regione Piemonte e di quel branco di non dico cosa che l’hanno votato): forse un po’ frammentarie come storie, ma molto affascinanti.
E ho finalmente letto Lamiel, suo romanzo incompiuto, sorta di proto madame Bovary o di epigona di Madame de Merteuil, arrampicatrice sociale amorale. Niente male, tra l’altro ricordo anche un bell’adattamento cinematografico, con finale aggiunto posticcio, dove Lamiel era la musa di Godard Anna Karina e il brigante era niente meno che quel bran bonazzo di Robert Hossein, allora al massimo del suo fascino (ma anche David Duchovny e David Boreanaz invecchieranno?). Un film che vorrei rivedere.

Comunque Stendhal era un grande a raccontare le passioni, quando le passioni erano davvero grandi ed infinite. Ma forse è solo la lontananza che ce le fa vedere tali.

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