Thriller crucchi

Il thriller resta un genere capace sempre di avvincermi: certo che leggendo Lupo cattivo di Nele Neuhaus e Il villaggio dei dannati  (citazione voluta o casuale di un classico della fantascienza?) di Elisabeth Herrmann si viene catapultati in inferni molto vicini a tanti della realtà, senza pietà per chi legge e senza la consolazione che danno per esempio gli eroi a tratti un po’ naive come Spencer Reid e Penelope Garcia di Criminal minds.
Uno sguardo, anzi due, nell’abisso umano  da cui è difficile uscire indenni, due libri che comunque avvincono ma portano nell’inferno, quello nascosto dietro a tante porte. Ho notato per l’ennesima volta quanto qui in Europa non ci sia pietà né espiazione nelle storie thriller. Ma se si ama il genere, non si può resistere a queste storie senza buoni e eroi, solo con persone che cercano un senso a certi crimini, senza trovarlo.
Anni fa mi era venuta una mezza idea di fare un corso da criminologa, sull’onda di libri e telefilm, poi ho lasciato perdere, perché non ce la farei a guardare nell’abisso più del tempo di un romanzo o di un telefilm.

 

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