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Bibliofilia

E anche quest’anno non potevo mancare a Lucca, come sempre in gita in giornata grazie alla Fandango di Walter Tiziano Pairone. Ogni anno mi riprometto di tornare l’anno dopo e fermarmi qualche giorno in più, ogni volta non ci riesco per ora anche se conto di consolidare sempre di più la mia presenza nel mondo nerd con varie pubblicazioni e attività.
Però anche se per poche ore Lucca è sempre magica, con i suoi colori, odori, viuzze, assaggi, cosplayer, incontri. Uno dei posti dove mi sento me stessa e a casa, pieno di amici che non ho ancora incontrato e dove è sempre bello andare.

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Dopo aver visto un episodio del bel telefilm Bones che parlava dell’accumulo ossessivo (disposofobia) ho fatto qualche ricerca in rete per magari qualche articolo o per inserirlo in qualche mia storia futura, e ho scoperto che esiste una variante di questo disturbo, che si chiama bibliomania e che consiste nell’accumulare libri. Libri che vengono venerati, e addirittura c’è chi porta questa infatuazione fino al punto di mangiarli o seppellirli.
La bibliomania non va confusa con la bibliofilia, che è appunto l’amore per i libri e per il collezionarli.
Mi sono fatta un esame di coscienza su cosa sono io, e sono arrivata alla conclusione che sono una bibliofila accanita, con anche altre passioni aggiunte, come la fumettofilia, l’amore per i gadget, il collezionismo di oggetti vari. Però nel corso degli anni ho aggiunto ai libri delle valenze positive e negative, vedendo in alcuni di loro il simbolo di periodi che non amavo e di situazioni che avevo vissuto come imposte. La stessa cosa mi è successa con dei film.
Non ho seppellito, gettato nell’immondizia (beh, veramente con dei libri trash di anni fa l’ho fatto) o bruciato questi libri, anche se da un certo punto in poi mi pesava davvero averli in casa: li ho eliminati dandoli ai book-crossing e alle bancarelle e così facendo ho fatto spazio sui miei scaffali e nella mia vita, per nuovi libri e nuove passioni, o per approfondire quello che amavo già.
Mi permetto di dare alcuni consigli per non saturarsi: tenere solo i libri che ci ispirano sentimenti positivi, che sono ricordo di qualcosa di bello o testimonianza di cosa c’è di bello ogni giorno. Non tenere i libri per dovere, o perché erano di parenti morti o perché sono comunque ricordi di famiglia.
Costruiamoci la nostra biblioteca, con le nostre emozioni, con le cose che amiamo: la nostra biblioteca deve essere come la nostra vita, solo eliminando le cose negative. E fare repulisti ogni tanto è un’azione davvero liberatoria. In ogni caso sono a 3900 libri, più fumetti, cd, dvd.

Ormai sono passai tre mesi dall’ultimo Salone del libro qui a Torino, sono successe tante cose e quella che mi ha dato più fastidio è stata lo strappo di alcune grosse case editrici che hanno deciso (la cosa era stata stabilita a febbraio e quindi non è uno strappo alla nuova sindaca di Torino) di mollare Torino e organizzare un nuovo evento simile a Milano, pare nello stesso periodo.
Ho frequentato il Salone del libro dalla prima edizione, in mezzo ho saltato alcuni anni per scazzi e mazzi personali, da un po’ di anni comunque non me ne perdevo uno, e trovo davvero stupido e scorretto quello che è successo. Che ci siano state delle scorrettezze da parte dell’organizzazione e in particolare di GL Events, che ha creato non pochi problemi anche a Torino Comics e al Salone del gusto è indubbio, che tante cose andrebbero migliorate (ma difetti ce ne sono in tutte le fiere, cari signori e signore!) è evidente, ma questo strappo è davvero vergognoso, oltre tutto da parte di chi ha sempre avuto visibilità e introiti durante la kermesse subalpina.
Comunque, ho apprezzato molto l’atteggiamento della sindaca Chiara Appendino, che non ho votato e di cui non avevo per niente condivido le affermazioni sulle code ai Musei come da condannare perché c’è gente in coda alla mensa dei poveri, che invece sul Salone ha avuto una posizione netta e in difesa, e spero davvero che il nostro Salone continui ad esserci.
Tra l’altro, nessuno vieta a Milano o ad altre città di fare altri eventi sui libri, come capita con le fiere del fumetto che oltre a Lucca hanno colonizzato tutta la nostra penisola, e tanti ce ne sono, ma voler fare la loro fiera sui libri in diretta concorrenza con Torino è proprio essere cordialmente stronzi, lasciatemelo dire.

Il mio amore per i libri è sconfinato, ma sono arrivata ad un punto della mia vita in cui ho sentito il bisogno, non solo per motivi di spazio (continuo a prendere e ricevere libri) di fare un po’ di repulisti. Ero a oltre 4000 volumi, ora sono scesa a 3900 e rotti, e ho fatto una cernita non impulsiva ma motivata, partendo dal presupposto che come attivista femminista e gay non potevo più tenere romanzi sentimentali eterosessisti, meno che mai quelli che hanno contaminato generi di gran valore come il romanzo storico e il romanzo fantastico.
Libri che si ispirano a classici e autori di pregio, da Defoe a Jane Austen, dalle sorelle Bronte a Manzoni, ma che presentano intrecci allucinanti, stereotipi assurdi, storie risibili, modelli assurdi che possono su certe psichi fare non pochi danni.
Non ne avevo tanti, ma un po’ ne avevo, ed è stata una bella occasione davvero per fare un po’ di spazio. Alcuni libri li ho dati via a scatola chiusa, altri li avevo letti anni fa e sapevo che erano da dar via, alcuni altri ho provato a leggerli, ho avuto alcune sorprese, di solito da libri usciti in collane di romance ma che di romance hanno poco (come i bellissimi romanzi di Pam Jenoff), ma anche tanta roba da tirare sul tavolino del book crossing. Sento di aver fatto la cosa giusta.
Ovviamente, la maggior parte dei libri sono rimasti: romanzi storici senza eroine indomite e bei maschioni, libri sulla Wicca e la spiritualità, fantasy, fantascienza, horror, romanzi per ragazzi, fiabe, gialli, thriller, biografie, libri illustrati, libri d’arte, romanzi al femminile, libri sugli animali, libri a tematica gay, libri sui gatti, fumetti, saggistica, manualistica, fanno la loro bella mostra sui miei scaffali. E sono anche più valorizzati!