archivio

Cinema

inferno2

Tornano Dan Brown e Robert Langdon al cinema in un thriller fantascientifico appassionante e adrenalinico. Il libro è meglio, ma anche il film non scherza, e per un attimo ha soddisfatto la grande nostalgia che ho di Firenze.

pazza

Forse il film migliore che ha fatto Virzì, una storia al femminile on the road, che fa riflettere sulla diversità e sul disagio mentale, e su quanto alla fine tutti siamo diversi a modo nostro.

il-mio-primo-dizionario-delle-serie-tv-cult

Un must imperdibile per i fan delle serie di culto come la sottoscritta. Ci sono quasi tutte le mie serie preferite, come da citazioni in copertina.

gli-occhi-neri-di-susan_7495_

Un cold case riaperto, uno dei tanti bei thriller che escono in Italia e anche per la casa editrice Newton Compton. Il titolo si riferisce ad una specie di margherita, molto diffusa negli States, che sembra avere gli occhi neri.

la-vita-a-rovescia-cop-baldelli-i74bigg3

Dimenticate i romanzetti storici a base di eroine indomite che vedono più uccelli del cesso pubblico di Porta Nuova. Qui la protagonista, realmente esistista, è una donna che si finse uomo per poter lavorare e mangiare, ma anche per poter essere libera di amare le altre donne. Da non perdere.

come-il-colore-della-terra_cover150

Una struggente graphic novel sul Messico e la rivolta del Chiapas, raccontata come una fiaba attraverso gli occhi di due bambini e di alcuni animali. Per tutte le età.

nel-paese-dei-mullah-vassaf

Uno dei fumetti fondamentali per capire l’Iran e il mondo musulmano, insieme a Persepolis di Marjane Satrapi e Habibi di Craig Thompson, ma più realistico e forte di questi due.

cover_avevamo-ragione-noi_fronte

Per non dimenticare il G8 di Genova.

il-metodo-della-fenice-209x300

I thriller di Antonio Fusco sono una delle tante scoperte buone di questi mesi, libri che raccontano di indagini nell’animo umano, in questo caso con orrori nascosti dietro a persone irreprensibili.

harry-ti-presento-sally_news_newsletter

Uno dei pochi film commedia che sopporto, moderno e pimpante… si vede con piacere ancora adesso.

In questi mesi ho continuato ad andare al cinema, vedendo vari film che mi hanno colpito, tra pellicole d’autore e filmoni per nerd.
Ecco alcuni titoli:

Suffragette

suffragette 2014 11209346_10209376130388043_583416016469993203_n
Un film che ricorda la fatica che tante donne hanno fatto perché ci fosse riconosciuto il primo diritto, quello di esistere in maniera indipendente attraverso il voto. Ricordiamocelo la prossima volta che siamo in dubbio se andare a votare o meno, magari per un referendum su cui ci è stato detto che è inutile. Un gran film in costume non lagnoso, una lotta per la libertà e Carey Mulligan è sempre più brava.

The danish girl

the_danish_girl
La storia del primo transgender della storia, interpretato dal grande Eddie Redmayne, per ricordare che costi quello che costi ma ciascuno e ciascuna di noi deve trovare la sua strada e essere quello che sente di essere. Io che Alicia Vikander fosse brava me ne ero accorta già da molto tempo.

Heidi

heidi-film-live-action-2015-01 heidi-film-live-action-2015-02
Banale e melenso? Ma anche no! Questa nuova versione di Heidi ha messo insieme suggestioni per ragazzi da Il mondo dei vinti di Nuto Revelli nonché richiami a Downton Abbey, dando nuova linfa ad un personaggio che piace sempre, si dica quello si vuole. Un’amica della mia infanzia che ho ritrovato in età adulta, molto più valida, ribelle e moderna di tutte le protagoniste di romanzetti pseudostorici che hanno ammorbato la mia adolescenza. E poi le Alpi intorni a Lucerna sono splendide.

Lo chiamavano Jeeg robot

JEEG
Interessante, intrigante, crudo, violento: questo supereroe in salsa tiberina non è niente male, rivolto a chi era bambino quando c’era Jeeg, ma anche a chi crede che chiunque possa diventare un eroe, anche se le premesse sono allucinanti. Grandi Santamaria e Marinelli, eroe per scelta e cattivo senza speranza.
Il caso Spotlight

spotlight_jpg_1003x0_crop_q85
Tesa indagine giornalistica su un caso di pedofilia nella chiesa di Boston che ha scoperchiato un vaso di Pandora che deve essere ancora chiuso, gran film sulla ricerca della verità e su come certe cose siano imperdonabili e da non dimenticare mai. Soprattutto se a commetterle sono persone che si permettono di giudicare le vite e la sessualità altrui. Stuprare i bambini è una cosa abietta per cui non ci può essere nessuna tolleranza e pietà.
The dressmaker

kate
Storia di vendetta che si perde per strada, con un inizio e una fine memorabili, contro ogni discriminazione, con un personaggio femminile grandioso come protagonista. E non lo dico solo perché adoro Kate dai tempi di Creature del cielo.

In questi mesi sono tanti i film e telefilm che ho visto, per iniziare a fare un punto della situazione ecco alcune segnalazioni.

Un film che parla di amore tra donne come raramente è stato fatto prima. Una storia struggente ma a lieto fine, senza ravvedimenti eterosessisti, tragedie a tutti i costi e altre amenità, e dire che è avvenuta negli anni Cinquanta. Splendida Cate Blanchett, ma la rivelazione è Rooney Mara, attrice senz’altro da tenere d’occhio.

Dal primo romanzo della serie La straniera di Diana Gabaldon, un bello sceneggiatone con tanta Scozia e non tante melensaggini, anzi. So che andando avanti i libri sono scaduti, come capita con tutte le saghe che non si vogliono far chiudere (Martin a parte) ma per ora continuerò a seguire le prossime stagioni del serial.

il-ponte-delle-spie-recensione-poster

Spielberg è sempre Spielberg, sia quando fa film d’evasione che quando fa film impegnati, e questo thriller di ricerca di giustizia sulla Guerra fredda, tra spie, scambi di prigionieri, paura atomica. Gran filmone, di quelli che non stancano mai.

XVMd16a2262-9f68-11e5-a596-804c2384c61f

Ne ho parlato in varie altre occasioni, comunque ribadisco: a me il nuovo Star Wars  è piaciuto, ho ritrovato personaggi e atmosfere, un po’ di sana nostalgia canaglia ma ho adorato anche i nuovi personaggi, soprattutto Rey, e il discorso di fondo contro l’integralismo e il radicalismo. Non vedo l’ora che esca il prossimo film, ovviamente!

 Non conoscevo personalmente, ma solo attraverso la loro arte, David Bowie e Alan Rickman e mi è spiaciuto comunque per le loro morti. Invece, ho avuto l’onore di conoscere e sostenere due esami all’Università con Gianni Rondolino, esperto di cinema e maestro, che mi ha insegnato se non altro la differenza tra i film di qualità e le tavanate. Ci eravamo persi di vista, purtroppo dopo la laurea non ho fatto scelte felicissime e ci ho rimesso un po’ a mettermi in carreggiata, e rimpiango di non averlo più frequentato.
Conservo un ultimo ricordo, un paio d’anni fa entrò con una falcata da giovanotto al cinema dove proiettavano La collina dei papaveri di Miyazaki per andarsi a mettere quasi in prima fila, al Reposi. E voglio ricordarlo così.

Non ho mai apprezzato granché le fan sfegatate del tal o talaltro divo, di solito un faccino da pirla che non sa nemmeno recitare. A me piacciono i grandi attori, quello che non fanno dire alle cerebrolese di cui sopra Che bell’uomo, che fascinoso, che affascinante, che interessante e altre boiate, ma che si fanno apprezzare per le loro doti recitative.
Come il grande Alan Rickman, che in Robin Hood principe dei ladri rubava la scena ad un certo pesce lesso che adesso pubblicizza il tonno facendo il suo antagonista, per poi fare tanti altri ruoli, come il colonnello Brandon in Ragione e sentimento, Luigi XIV in Le regole del caos, un marito in crisi in Love actually, splendido film corale, ma soprattutto dando vita ad uno dei personaggi più interessanti del fantastico e della letteratura contemporanea.
Severus Piton di Harry Potter è il classico professore odioso, quello che ciascuno di noi ricorda anche da adulto come un incubo, in più ad un certo punto sembra diventare la rappresentazione del male assoluto, l’assassino a tradimento di Silente, il fiancheggiatore di Voldemort. Invece si scopre che è un’altra cosa, un ex bambino bullizzato, da sempre innamorato della mamma di Harry, anche dopo la sua morte, pronto a fingersi di allearsi con il male per portare avanti la sua battaglia per il bene, obbligato ad uccidere Silente per non dannare un ragazzo, e che non vuole mai che Harry sappia la verità per non metterlo in pericolo. E qui Alan è stato grandioso, basti pensare ad una scena, una sola scena, quando arriva nel flash back nella cameretta di Harry e trova la sua amata morta.
Alan Rickman era attivo nel sociale, aveva una compagna che era una dei fondatori di Amnesty International, era amato da tutti e tutti l’hanno pianto. Addio e grazie di tutto, signor Rickman.

La morte di David Bowie mi ha lasciato molto dispiaciuta: mi sono avvicinata al rock non più giovanissima, ma adoravo questo essere eclettico e fantasioso, giunto chissà da dove, perfetto come icona fantastica, basti pensare a Jareth, re degli elfi in Labyrinth, forse il film che mi ha fatto innamorare al genere fantasy.
Manca e non solo a me: se lo saranno venuti a riprendere, sarà da qualche parte a camminare tra le stelle nel cielo ma avevamo ancora bisogno di lui qui sulla Terra…

Ho per fortuna perso una delle tante abitudini aberranti della mia adolescenza, e cioè quella di vedere e rivedere gli stessi film fino alla nausea, però devo dire che ho rivisto volentieri, dopo tanto tempo, la trilogia di Ritorno al futuro, pensando anche a come sono per fortuna lontana e diversa da quello schifo che ero trent’anni fa (del resto subivo senza reagire una vita non mia) ma anche a come sono abbastanza diversa dalla me stessa del Duemila, in cui magari ritrovo la passione per la cultura nerd ma non i lavori di cacca in cui mi ero impelagata.
Detto questo, la trilogia di Ritorno al futuro si è rivelata piacevole e divertente, senza nostalgia, che non sempre è canaglia ma spesso è da evitare, ma come modo piacevole per passare del tempo, tenendo conto che il fantastico in tutte le sue forme è diventato per me un lavoro. Mi spiace solo per il povero Michael J. Fox, che ha visto la sua vita stroncata da problemi di salute.

Sempre rimanendo nell’ambito del genere gotico, ho trovato molto bella quest’ultima fatica di Guillermo del Toro, regista di quel capolavoro assoluto che resta per me Il labirinto del fauno.
Crimson peak è una ghost story di sapore ottocentesco, una saga familiare cupa, la storia di un riscatto, una metastoria raccontata dalla protagonista, con echi del cinema Hammer ma anche un chiaro messaggio femminista, con la vittima designata che si ribella ai suoi aguzzini, si salva da sola e salva anche qualcuno, tranne chi non può essere salvato. Ribadisco che dal genere fantastico possono venire ottimi anticorpi alla cultura di sopraffazione sulle donne, intrisa di romanzetti, stereotipi e imposizioni.
Due altre cose bellissime del film sono il castello, vero organismo vivente, e Jessica Chastain, dolente e terribile dark lady, non salvabile perché corrotta, lato oscuro della femminilità ma bravissima anche qui, come sempre.