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Cose mie

Intanto, tra visite mediche, esami, collaborazioni, eventi nerd, io continuo anche a scrivere. Dovrei riuscire (voce del verbo devo) a chiudere il saggio sul fantasy per fine 2015, devo solo mettermi di buzzo buono, ho da promuovere il saggio su Lady Oscar, e poi ci sono altri progetti. Certo, non potrei mai fare la hikikomori chiusa in casa a tempo pieno a scrivere, ma ogni tanto devo sforzarmi…

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Conosco bene il problema, ci sono passata anch’io tra scuole imposte, menate eterosessiste, frasi retrograde tipo i fumetti sono un hobby e devi trovarti un lavoro serio. Ho permesso a questo schifo di rovinarmi la vita per troppo tempo, anche quando avrei avuto la scelta di mandare tutti a stendere, ma adesso è finita, finita davvero.

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Una donna che non si è fatta tagliare le ali, almeno non da un certo punto in poi: la più vecchia cosplayer che conosco, 103 anni di Wonder woman. Da prendere ad esempio.

In questi giorni si festeggia l’arrivo del futuro di Ritorno al futuro, cioè del giorno, del mese e dell’anno in cui il protagonista veniva catapultato dal 1985. All’epoca attraversavo un periodo di amebante esistenza, tra una scuola che odiavo e varie imposizioni casalinghe eterosessiste e contro la fantasia, per cui non mi godetti questi film, che ho avuto modo, come tanti altri di poter conoscere dopo.
Come molti altri futuri immaginati al cinema e in letteratura, ovviamente le cose sono andate in maniera diversa, ma di cose ne sono cambiate tante, alcune in meglio e altre in peggio rispetto agli anni Ottanta, sia a livello globale che personale. Dal mio punto di vista, mi capita di sentirmi contestare la mia vita di oggi e le sue scelte (in primis l’impegno gay) alla luce di quello che facevo da adolescente, non libera di scegliere e con troppe seghe mentali, paletti e limitazioni, come se gli anni non andassero avanti e non fosse normale, giusto, lecito e doveroso cambiare.

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Per cui ecco un po’ di cose che sono cambiate, per me e non solo, da quando ero adolescente. Lasciamo stare i cambiamenti negativi, che ci sono, e concentriamoci su quelli positivi, che mi hanno fatta diventare la persona che sono, e non quella cretina di adolescente che ero, che sforzavo di farmi piacere quella merda di liceo scientifico e di fingere interesse per delle facce da culo di attori.

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  1. Quando ero adolescente non avevo un gatto, ora ce l’ho e ha riempito tantissimo la mia vita.
  2. Quando ero adolescente non ero un’attivista animalista (in casa mi dicevano: di cani e gatti ce ne sono anche troppi, chi se ne frega se succede loro qualcosa) adesso invece lo sono diventata.
  3. Quando ero adolescente ero onnivora, ora sono vegetariana.
  4. Quando ero adolescente non militavo attivamente nel femminismo, ora lo faccio.
  5. Quando ero adolescente non mi interessavo di diritti omosessuali, ora sì.
  6. Quando ero adolescente mi fingevo, molto male, eterosessuale, ora non lo faccio più.
  7. Quando ero adolescente Torino era una grigia e triste città industriale in declino, oggi direi che è molto cambiata.
  8. Quando ero adolescente non frequentavo le Biblioteche civiche, oggi ci vado e ci lavoro pure.
  9. Quando ero adolescente non c’erano il Circolo dei lettori, la Cascina Roccafranca, il Mufant, il Salone del libro, Torino Comics, il Libro ritrovato, i fumetti in piazza Madama, le fumetterie, adesso ci sono queste cose e io le frequento.
  10. Quando ero adolescente non leggevo fumetti adesso li leggo.
  11. Quando ero adolescente non mi interessavo di fantascienza e fantastico (per carità, questo mio interesse era stato stroncato sul nascere a favore di cose più femminili..) adesso sono una grande patita e mi occupo anche di un Museo in tema.
  12. Quando ero adolescente non andavo a Lucca Comics adesso ci vado.
  13. Quando ero adolescente passavo le mie giornate chiusa in casa stile hikikomori (ricordo in particolare una domenica primaverile da incubo, tappata in casa a sorbirmi quella lagna per casalinghe di Bolero con una di quelle tante facce da fondoschiena di attori), adesso esco, faccio cose, vedo gente.
  14. Quando ero adolescente leggevo e guardavo delle tavanate per donnette sentimentali, adesso quella robaccia lì non fa più parte della mia vita.
  15. Quando ero adolescente non volevo più andare in montagna, adesso ci sono tornata.
  16. Quando ero adolescente non mi interessavo di Oriente, giochi di ruolo, fantasy, cinema di genere, thriller, telefilm, adesso tutte queste cose e altre ancora mi interessano.
  17. Quando ero adolescente manco sapevo cosa fosse un apericena, adesso sono una cosa che adoro.
  18. Quando ero adolescente l’unico svago consentito per la gente della mia età era la discoteca, che a me faceva cordialmente schifo e infatti stavo a casa da sola, adesso ci sono incontri, conferenze, fiere, eventi, cosplay, concerti e tanto altro.

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Potrei continuare ancora per molto e può darsi che riprenderò il discorso. No, non rimpiango i miei schifosi 17 anni, no, non rimpiango cosa facevo allora, no, non mi sta bene che tavanate di allora condizionino e limitino la mia vita di oggi. Che bello il presente, pur con tutti i suoi problemi, e costruisco il futuro.

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Nei mesi primaverili mi sono occupata di aiutare ad allestire la nuova sede in via Reiss Romoli del Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza, di cui seguirò la biblioteca e magari anche l’ufficio stampa. Ho imparato a dare il bianco, ho scopato, spolverato, sistemato libri e teche, e sono davvero orgogliosa di quello che ho fatto, non da sola ma in buona compagnia.
Occuparsi di cultura è un LAVORO, non un hobby e un passatempo per gente ricca, tra casalinghe annoiate e rampolli che devono trovare alternative alla cocaina, e sarebbe ora che la gente in giro cominciasse a capirlo. Anche perché, nel momento in cui i lavori tradizionali sono in crisi, occorre inventarsi qualcos’altro, e in Italia di cultura e bellezza ne abbiamo da vendere, ce la invidiano in tutto il mondo. Ho avuto anni di vita rovinati da chi mi ha detto che fumetti e simili erano un hobby e solo quello e dovevo cercarmi un lavoro serio, anche se noioso, perché voler fare il lavoro che piace è sbagliato, mentre essere depressi e frustrati a vita è giusto, soprattutto quando si è egoisti e si pretende che tutti siano depressi. Grazie, non farò mai più questo sbaglio, e non voglio nemmeno più sentirmi consigliare di cercarmi un marito anziano e ricco (a me che sono un’attivista delle associazioni gay, poi sto consiglio è il massimo…) perché mi mantenga perché non posso pensare di vivere così, perché la trovo una cosa da idioti.
Voglio lavorare, non voglio fare la casalinga frustrata o l’impiegata fallita, e il mio lavoro è la cultura, e lo sto già facendo. Fatevene una ragione e non rompetemi più l’anima perché cerchi lavoro in altri settori o perché cerchi marito. Tanto non faccio nessuna delle due cose.

E così l’estate 2015 sta finendo, un’estate torrida prima, poi autunnale e poi capace di regalare un ultimo sprazzo di caldo, un’estate che ho passato tra Torino e Bardonecchia, tra musei, passeggiate, sole, lavori in casa.
Che dire? Un giorno o l’altro spero di riuscire a riprendere a viaggiare, del resto come ho scritto nel post sull’Irlanda preferisco fare un lavoro e una vita che mi piace durante tutto l’anno e non solo la settimana che sto via perché per il resto è uno schifo, per cui per ora mi accontento, e non è un ripiego, di quello che è vicino a me.
Belli come sempre i Musei torinesi, a cui si aggiungerà presto il Mufant e tra cui spero che torni presto il Museo di scienze naturali. Bello tornare in montagna, non sono riuscita a rivedere proprio tutto quello che volevo e la gita in Valle Stretta è stata sfigata, ma per quest’anno vado contenta così, tra piedi e ginocchia che fanno male non potevo fare molto di più e il lago di Thures, dove sono andata nel 2012 quando stavo meglio, anche se non ci dovessi tornare mai più, sarà per sempre un ricordo meraviglioso.
Sono riuscita anche a mettere a posto parecchie cose in casa, e devo dire che tutto funziona meglio. Arriva poi la fine dell’estate e mi viene sempre un po’ di depressione pensando a quello schifo della mia adolescenza, quando fui spinta a fare una scuola che odiavo e per cui non ero portata e quando mi fingevo quello ch e non ero. Non ci posso fare niente, tutti gli anni tra fine agosto e settembre mi arriva addosso sta depressione, simbolo di tutte le cose che non sono andate nel modo giusto e anche del fatto che non devo mai più fare cose in cui non credo e che mi fanno schifo e fingermi quello che non sono.