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Eventi letterari

Ormai sono passai tre mesi dall’ultimo Salone del libro qui a Torino, sono successe tante cose e quella che mi ha dato più fastidio è stata lo strappo di alcune grosse case editrici che hanno deciso (la cosa era stata stabilita a febbraio e quindi non è uno strappo alla nuova sindaca di Torino) di mollare Torino e organizzare un nuovo evento simile a Milano, pare nello stesso periodo.
Ho frequentato il Salone del libro dalla prima edizione, in mezzo ho saltato alcuni anni per scazzi e mazzi personali, da un po’ di anni comunque non me ne perdevo uno, e trovo davvero stupido e scorretto quello che è successo. Che ci siano state delle scorrettezze da parte dell’organizzazione e in particolare di GL Events, che ha creato non pochi problemi anche a Torino Comics e al Salone del gusto è indubbio, che tante cose andrebbero migliorate (ma difetti ce ne sono in tutte le fiere, cari signori e signore!) è evidente, ma questo strappo è davvero vergognoso, oltre tutto da parte di chi ha sempre avuto visibilità e introiti durante la kermesse subalpina.
Comunque, ho apprezzato molto l’atteggiamento della sindaca Chiara Appendino, che non ho votato e di cui non avevo per niente condivido le affermazioni sulle code ai Musei come da condannare perché c’è gente in coda alla mensa dei poveri, che invece sul Salone ha avuto una posizione netta e in difesa, e spero davvero che il nostro Salone continui ad esserci.
Tra l’altro, nessuno vieta a Milano o ad altre città di fare altri eventi sui libri, come capita con le fiere del fumetto che oltre a Lucca hanno colonizzato tutta la nostra penisola, e tanti ce ne sono, ma voler fare la loro fiera sui libri in diretta concorrenza con Torino è proprio essere cordialmente stronzi, lasciatemelo dire.

Anche qui, ritardo mostruoso, e in ogni caso sono stati cinque bei giorni, con grandi incontri, a cominciare da quello con Camilla Lackberg, bei giri, acquisti e elargizioni libresche interessanti. Un bell’evento, a cui ho ormai dato l’arrivederci da tempo al 2016, che seguo dal 1988, ma che in mezzo ho perso per qualche anno, in corrispondenza con crisi esistenziali e perdite del sentiero maestro che spero di aver superato. Comunque, io continuo ad interessarmi ai libri anche durante l’anno, non solo al Salone, tra librerie, fumetterie, chiusure, aperture e nuovi eventi. E segnalo già che il 10 e l’11 di ottobre prossimi sarà di scena di nuovo Portici di carta!

Uno dei migliori incontri che ho fatto in questi ultimi anni è stato con il Club di cultura classica, che mi ha permesso di realizzare il mio vecchio sogno di studiare finalmente il greco (mannaggia a chi non mi ha lasciato fare il classico!) e che mi ha dato l’onore, nell’aprile scorso, di tenere una conferenza su mondo classico e cultura pop contemporanea.
Ho parlato di romanzi, fumetti, film e telefilm ambientati nell’antichità classica, raccontando come quelle ambientazioni siano ancora attualissime, anche se magari un po’ eccessive e poco rigorose sul piano storico. E soprattutto di come, grazie a questi romanzi, fumetti, film e telefilm, tanta gente continua ad appassionarsi al mondo classico e a vederlo come un qualcosa di vivo e attuale.

Partecipando alla nuova e graditissima versione natalizia di Torino Comics il 14 dicembre scorso, ho pensato che sono passati venticinque anni, un quarto di secolo, da quando ho iniziato ad occuparmi in maniera adulta del mondo dei fumetti, partendo dai manga e poi allargandomi ad altri generi e a tutta la cultura geek in senso lato, visto che non ho mai condiviso l’integralismo di molti appassionati di manga ed anime che odiano comics, Disney e tutto quello che non centra con il Giappone.
In questi venticinque anni i fumetti e dintorni hanno cambiato in molto la mia vita, e molti di questi cambiamenti sono stati positivi: sono diventata più socievole, mi sono scrollata di dosso l’introversione che aveva caratterizzato tutta la mia adolescenza, ho allargato di molto i miei interessi, ho scoperto una vena fantasiosa e creativa in me, e anche un po’ goliardica, ho visitato luoghi ed eventi, conosciuto persone interessanti, ho avuto modo di scrivere in tema realizzando vari miei sogni e grazie al mondo geek sono entrata in contatto con un altro mondo fondamentale per me, quello gay, che mi ha portata a fare veri cambiamenti nella mia vita e a liberarmi di tanta codineria.
Tutto positivo? Le uniche cose che non salvo è di non aver saputo impormi anni fa contro chi mi diceva in casa che i fumetti dovevano essere solo un hobby e un lavoro doveva essere una cosa seria, perdendo tempo dietro a lavori del menga, e soprattutto vivendo per un certo periodo la passione dei fumetti come una cosa esclusiva, da otaku, che mi ha portato a trascurare e eliminare altre cose che poi ho recuperato. Ma questo dovrebbe essere un discorso ormai superato.

Sono tantissime le persone che ho incrociato, ascoltato e salutato al Salone del libro.
Ne nomino alcune: Tamara Deroma, Kathleen Mc Gregor, Giovanni del Ponte, Carlo Vicenzi, i ragazzi e ragazze di Scampia, Valerio Massimo Manfredi, le ragazze di Jo March, i ragazzi e ragazze di Tunué, Antonio Scuzzarella e colleghi di 001 edizioni, i disegnatori di Bao Publishing, Ilaria Urbinati, Rosetta Loy, Clara Sanchez, Licia Troisi, Giovanna Zucca, Angela Chiti, Marcello Simoni, Elisabetta Cametti, il fandom di Star Wars, Arianna M. Romano, i disegnatori del workshop su Il trono di spade, Benedetta Tobagi, eccetera eccetera.