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Fiabe

Conosco le fiabe di Giambattista Basile da molti anni, le ho anche portate ad un esame all’Università, e mi ha incuriosita e fatto piacere che Matteo Garrone abbia voluto dedicare un film a questo autore misconosciuto, che ha ispirato con le sue fiabe molto politicamente scorrette e dark, autori come Perrault, i Grimm, Andersen.
Il film richiama l’epoca barocca, ha splendidi scenari, un cast efficace e internazionale, scene fantastiche, magia, paura, ma parla di argomenti di oggi, di donne ossessionate dalla maternità, di gente che odia la vecchiaia, di persone schiave di vizi ed egoismi, di famiglie a pezzi, di desideri smodati, di violenze in famiglia, di ribellioni e ricerca di sé.
Un film davvero bello, che indica una strada per il fantasy in casa nostra. Il mio personaggio preferito? La principessa Viola, antidoto a tutte le donnette sottomesse che oggi sembrano andare per la maggiore (e purtroppo vanno anche) grazie anche alle sfumature e boiate simili. Lei indica come si reagisce a oppressione e sottomissione: con un taglio netto.

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Bellissimi costumi, scenografie da favola, una scena del ballo che ricorda Visconti, interpreti efficaci, tolti i due protagonisti: Cenerentola di Kenneth Branagh ha non pochi assi nella manica, ed obiettivamente ha vari punti di interesse. Peccato che però il regista scelga di non rivoluzionare più di tanto il senso della fiaba, presentandoci la solita Cenerentola sottomessa e non ribelle, che accetta di fare la serva a tutti in attesa che passi il Principe a salvarla. Al giorno d’oggi questo fa decisamente ridere. Un film da vedere per il lato visivo, ma da lasciar perdere per i contenuti. Come storia di Cenerentola più attuale preferisco la versione anni Novanta con Drew Barrymore o Ash di Malinda Lo.

Non sono un’amante dei film in animazione computerizzata, sono rimasta anzi profondamente delusa da diversi di questi, da Ratatouille a Shark Tale, e continuo ad essere una cultrice di cartoni animati classici, ma devo dire che negli ultimi mesi ho visto alcuni film che mi hanno colpita positivamente.
A parte l’ottimo Capitan Harlock in CGI, che ho trovato innanzitutto una splendida space opera vecchio stile (con distopie varie devo dire che sento un po’ la mancanza della space opera classica), devo dire che mi sono divertita e ho apprezzato non poco Rapunzel, Brave e Frozen.
Rapunzel finalmente presenta un’eroina che si salva da sola, non contiene le crudeltà patriarcali, gravidanza compresa, della storia originale, ed è simpaticissimo anche il principe della situazione, un ladro che mi ha ricordato non poco Alex Krycek.
Brave è ambientato nella splendida Scozia dove ho lasciato il cuore e presenta finalmente una principessa che vuole essere libera e indipendente: Merida rimane single, niente principe azzurro, che liberazione!
Frozen è molto interessante, anche qui storia al femminile in cui i maschietti si fanno una figura barbina, le due ragazze sono davvero carine e simpatiche, e tra l’altro non vedo l’ora di vederle come personaggi ricorrenti in Once upon a time. Continuo a preferire l’animazione tradizionale, ma se la storia mi attira andrò a vedere anche film in CGI.

Pur non essendo una grande appassionata di animazione in CGI, ho apprezzato moltissimo Frozen, liberamente tratto da La regina delle nevi, con due protagoniste davvero interessanti, Anna e Elsa, principesse del regno del nord autonome e indipendenti, che si salvano l’un l’altra e salvano il loro mondo. Anna e Elsa si inseriscono nella nouvelle vague di principesse che non aspettano più il principe azzurro ma si danno da fare a costruire il loro destino.

Maleficent mi è piaciuto, e molto anche, e non solo per la splendida Angelina Jolie, meravigliosa come non mai, ma anche per le atmosfere con richiami ai disegni di Brian Froud e Arthur Rackham, per la rilettura femminista della vicenda, per la figura di guano che si fa il principe azzurro (e a proposito di guano, sicuri che non preferisca Fosco il corvo in vesti umane?), per i richiami ecologisti e per l’assunto che i bambini, comunque sia, sono di chi li cresce e li ama.
Certo, posso capire che i puristi storcano il naso, e io avrei comunque trattato meglio le tre fatine, tra cui c’è la grande Staunton e la giovane e interessante Juno Temple, e avrei fatto di Aurora un personaggio un po’ più politicamente scorretto, è ancora troppo buona. Ma tanto ho in mente anch’io una rilettura della Bella Addormentata molto anticonformista, e no, non come quella di Anne Rice. Io non amo le donne sottomesse. Né le buone né le cattive.

Non male la versione di Gans de La bella e la bestia, anche se a tratti è un po’ lenta e non sa decidere a chi rivolgersi, se ai bambini o agli adulti.
Ma la coppia Seydoux-Cassel funziona come fascino e affiatamento, i costumi sono belli, le ambientazioni anche, l’atmosfera cupa c’è, e le innovazioni aggiunte sono interessanti, tra richiami ai manga, Miyazaki in testa, e citazioni mitologiche.
Un film riuscito solo a metà, ma non per questo brutto, anzi. In attesa del film made in Usa, dove c’è da sperare che non ci sarà Kristen Stewart, che dopo aver rovinato Biancaneve (forza Charlize) non deve rovinare anche questa fiaba eterna e interessante. Forse discutibile per i riscontri che può aver avuto nella vita reale, dove ragazzine sono state indotte a sposare e ad amare i loro vecchi e brutti consorti, ma vabbé speriamo che queste cose non capitino più, almeno non da noi.

Scrivendo di letteratura fantastica non si può dimenticare il personaggio di Alice, creato dalla fantasia di Lewis Carroll oltre cent’anni fa e oggetto di tante riletture e edizioni.
I due classici Alice nel paese delle meraviglie Oltre lo specchio sono disponibili in tantissime edizioni, alcune molto belle come quella che ho visto al Libro ritrovato della Longanesi di inizio anni Settanta. Io ho una versione dei Grandi libri Garzanti con comunque immagini originali.
Curioso e da avere per chi vuole una biblioteca completa sul fantastico Alice underground, della Stampa alternativa, con tanto di parti autografe di Carroll.
Come film devo dire che ho rivalutato Alice in wonderland di Tim Burton, perché, anche se con dei divagazioni sull’opera originale, resta lo spirito. E poi, vabbé Alice in versione Xena non guasta.

Se il nonno del fantasy è il poema epico, la nonna non può che essere la fiaba, in tutte le sue forme e accezioni. A casa ho una selezione di libri in tema con titoli di quando ero bambina, che ho conservato gelosamente per tutti questi anni, comunque ho preso in prestito un po’ di titoli in biblioteca, visto che al momento sto anche scrivendo un romanzo fantasy che è una rilettura delle fiabe stesse, ma no, non è la copia di Once upon a time, serie che comunque adoro.
Per cui ho incappato innanzitutto in una serie di raccolte di fiabe da varie parti del mondo ed epoche, come le Fiabe egizie, che a tratti sono più racconti e novelle morali, le Fiabe inglesi, che in parte conoscevo già, le Saghe e leggende irlandesi, anche qui note dopo il viaggio in Irlanda ma sempre splendide da leggere, le Fiabe di Praga magica, per scoprire una città dove voglio andare, due volumi con Le fiabe più belle del mondo e La donna della pioggia, raccolta di storie al femminile di varie culture, soprattutto del Sud del mondo.
Non sono mancate poi raccolte di fiabe varie come Fiabe di fiori italiani (tra l’altro io da bambina avevo uno splendido libro di grosso formato con fiabe sui fiori, se mi ricordassi di che editore era.), le fiabe ne Il Bosco, luogo topico per eccellenza e il curioso Draghi e principesse, una raccolta di storie dell’Ottocento inglese.
Ovviamente ho cercato anche degli studi critici oltre a quelli che ho in casa, come La struttura della fiaba di Meletinskij, Le fiabe del lieto fine della bravissima Marie Louise von Franz, il più esoterico Fate e creature magiche di Cassandra Eason, il Dizionario delle fiabe e delle favole, che raccoglie le variante sulle singole storie, uno studio a cura di Paola Pallottino con varie versioni de La bella addormentata e l’interessantissimo Da Cenerentola a Cappuccetto rosso. Tutte letture interessanti, ma c’è ancora molto da fare.

Il film fantasy della scorsa primavera è stato Il grande e potente Oz, di Sam Raimi, già creatore di Xena, con James Franco e il terzetto di streghe bellissime Michelle Williams, Rachel Weisz e Mila Kunis.
Quando ci si trova di fronte ad un remake, anche se qui non è un remake ma un prequel, c’è sempre paura che non sia all’altezza: ma devo dire che il film non è stato male, nel restituire l’atmosfera di una fiaba d’oltre oceano, all’interno di una saga che ha dato origine a romanzi anche di altri autori, fumetti e film.