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Fiabe

Fino a giugno si può scoprire Palazzo Barolo con la sua magnificenza visitando la mostra dedicata ad Amore e Psiche, antica fiaba presente ne L’asino d’oro di Apuleio e alla base di tutte le fiabe successive nonché della letteratura fantasy.

Sono passati duecento anni dalla prima pubblicazione delle Fiabe dei fratelli Grimm, raccolte con pazienza dai due filologi nelle campagne tedesche sconvolte dalle guerre napoleoniche, e devo dire che sono sempre interessanti e divertenti da leggere, archetipi di tante evoluzioni del fantastico, cupe e politicamente scorrette come devono essere le fiabe vere. Tra l’altro è stata interessantissima la mostra in tema organizzata a Palazzo Barolo nel Museo del libro per ragazzi quest’inverno, con libri unici in mostra, che dimostrano la fecondità dell’editoria per bambini e illustrata già fin dall’Ottocento.

Non è solo Biancaneve ed essere tutt’oggi amata e riletta, sono tante le fiabe che ispirano, vengono rilette e riportate su vari mezzi, cinema e fumetti in primis.
Bella la saga in graphic novel di Fables, di Bill Willingham, dove si immagina che i personggi delle fiabe, esiliati dopo una guerra, si trovino a vivere nel mondo di oggi, in una specie di enclave negli Stati Uniti. Da Fables è poi nato uno spin off su Cenerentola, ma trovo molto più interessante l’ormai lunghissima saga ufficiale e originale.
Non era una novità, visto che Neil Jordan l’aveva fatto molto meglio, ma non ho trovato male Cappuccetto rosso sangue, con una rediviva Julie Christie molto meglio della protagonista Amanda Seyfried, capace comunque di rileggere bene una fiaba che solo all’apparenza è moralista e magari anche antianimalista.
Deliziosa la fatica in animazione tradizionale di Hayao Miyazaki Arrietty il mondo sotto il pavimento, ecologia e condanna del consumismo, oltre che boccata d’ossigeno in un genere dove l’animazione computerizzata ha rovinato tutto.
Fiaba sull’origine del cinema è invece Hugo Cabret, di Martin Scorsese, affresco gotico dell’amicizia tra un bambino di stazione e Georges Melies, inventore del cinema di narrazione spettacolare e della fantasia al cinema. Bellissimo e anche commovente.
Fiaba dark per adulti per Dark Shadows di Tim Burton, dall’omonima serie televisiva degli anni Sessanta, con Johnny Depp attorniato da Michelle Pfeiffer, Chloe Moretz, Eva Green e Helena Bonham Carter, tra vampiri, streghe e antiche maledizioni. Del resto, la fiaba, con la sua carica gotica, è all’origine di tutti i generi del fantastico.

L’eroina del momento è Biancaneve, in varie riletture della sua fiaba, devo dire tutte piuttosto riuscite.
Oltre alla Biancaneve spadaccina e smemorata di Once upon a time, mi è piaciuta innanzitutto molto una Biancaneve letteraria, quella di Mirror Mirror di Gregory Maguire, che vive le sue avventure nell’Italia rinascimentale, scontrandosi niente meno che con Lucrezia Borgia.
Un po’ kitsch e un po’ Bollywood il Biancaneve di Singh, con una strepitosa Julia Roberts che fa la cattiva e ironizza sulle manie di eterna giovinezza delle donne oggi.
Decisamente quasi perfetta la rilettura fantasy di Rupert Sanders, tra riprese delle origini del mito della regina cattiva, dalla contessa Bathory, citazioni di celebri film fantasy, atmosfere da Il trono di spade, un cacciatore che batte a man bassa il principe (nella’ltro film se lo pappava il papà di Biancaneve, il sexyssimo Sean Bean), una meravigliosa Charlize Theron: peccato che tutto sia un po’ reso meno bello dall’inespressiva Kristen Stewart che non può certo rivaleggiare con la Theron.

Una delle più belle collane di libri di fiabe che è stata pubblicata nel nostro Paese, quella edita dalla casa editrice Arcana tra la fine degli anni Ottanta e metà degli anni Novanta, è adesso introvabile, salvo che su qualche bancarella e in biblioteca. Dato che adoro leggere i libri di fiabe, dei quali ho già una bella collezione, ne ho presi un paio in biblioteca, uno sulle fiabe del Rajahstan, in India, l’altro sulle fiabe irlandesi, che in parte conosco bene, avendone lette tante prima e dopo il mio viaggio nella verde Isola di Smeraldo.
Trovo che sia terapeutico periodicamente leggere delle fiabe: per stimolare la fantasia, per aprire la mente alla speranza e a nuove esperienze, per volersi migliorare, per capire che anche la creatura più piccola può fare la differenza e cambiare. Io credo nel miglioramento vero di se stessi (non quello di cui parlano i follettari e simili, peri quali migliorare vuol dire farsi più soldi a scapito dei poveracci che hanno truffato) e penso che le fiabe siano e debbano essere un ottimo strumento per il miglioramento di sé. Da qualsiasi parte del mondo vengano. E conto di riandare in Irlanda e prima o poi di visitare quel luogo favoloso che deve essere il Rajahstan.