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Mio saggio sul fantasy

Avevo letto i suoi libri e come amante del fantasy li avevo trovati ben scritti e con tematiche valide e non banali, quali il rispetto verso chi è diverso e l’emancipazione della donna: per questo motivo sono basita dagli atteggiamenti che da anni la scrittrice e dottoressa Silvana de Mari ha, tra razzismo, antifemminismo, antiscienza, omofobia.
Purtroppo arte e vita non sempre vanno di pari passo, lo diceva anche il mio mitico insegnante di informatica allo IAL Gandini: detto questo, ero già rimasta allibita dalle affermazioni anti Islam che aveva avuto durante un incontro qualche anno fa presso la libreria bar Mood, ma andando avanti la cara signora ha corretto il tiro, diventando sempre più integralista e delirante.
Si vanta dei suoi titoli accademici e ha un’idea del mondo musulmano che sembra basata sui romanzacci rosa degli anni Cinquanta e non sulla realtà dei fatti della complessità di persone che non sono certo tutti terroristi, mutilatori di donne, donne velate, e a proposito ho trovato molta più libertà e indipendenza nelle donne e ragazze di quella cultura che in tante nostre cretinotte intortate da soap e Harmony.
Poi dall’alto dei suoi titoli accademici la dottoressa De Mari si permette di dire castronerie tipo che la depressione, male di cui ho sofferto anch’io e ho visto soffrire in maniera molto più grave persone a me care, non esiste, un’affermazione gravissima e vergognosa, ancora di più perché la dottoressa è laureata in psicoterapia cognitiva.
C’è poi il discorso antifemminismo: la dottoressa dimostra di non conoscere gli enormi benefici che questo movimento ha portato a tutte le donne, lei compresa, visto che senza il femminismo non avrebbe potuto prendere le due lauree di cui va tanto fiera, non potrebbe scrivere, non potrebbe avere una casa di proprietà, non potrebbe guidare l’auto, non potrebbe viaggiare e avrebbe dovuto sfiancarsi di gravidanze e non fermarsi ad un solo figlio come ha fatto. Per la signora De Mari è colpa delle femministe se ci sono i femminicidi, perché noi donne non accettiamo più il meraviglioso (per lei) ruolo di cura del maschio e della famiglia (piuttosto mi suicido…) e sminuisce un grave problema sociale. Ah, per la cronaca è contro anche la pillola anticoncezionale, medicinale che ha liberato le donne dall’incubo delle gravidanze indesiderate e da tanti altri problemi come i dolori mestruali (io rimpiango di non averla scoperta prima) e la libertà sessuale, per lei dobbiamo trombare per procreare e stare zitte. Perché non lo faccia lei per prima resta un mistero.
Ma è sugli omosessuali che si è scatenata, guadagnandosi l’appoggio di Adinolfi & c, quei cari personaggi per cui sarebbe interessante un intervento dei mitici Dalek: ci vede (anche se lei parla solo degli uomini, si vede che noi donne non esistiamo e dobbiamo esistere solo in funzione del maschio, del resto per lei il nostro desiderio scatta solo se un uomo ci vuole) come depravati, pedofili, coprofili, pronti a sfondarci l’ano e poi a pretendere che la sanità pubblica ci cura (il sesso anale e orale è largamente praticato dalle brave ragazze cattoliche per salvarsi la faccia, ma lei questo non lo sa si vede), violenti, pazzi (con tutti gli uomini etero che ammazzano le donne il problema sono i gay…), rivoltanti, contro natura. Ha insultato anche le nostre associazioni perché vanno nelle scuole a parlare ai ragazzi dicendo loro che è normale essere gay (avrei voluto che qualcuno lo facesse con me da adolescente, anziché sorbirmi un indottrinamento eterosessista a base di quanto è bello fare la serva ad un uomo e quanto sono belli i polpettoni che esaltano questo..).
Ci sono giustamente denunce ed esposti contro di lei, in tanti abbiamo scritto alla Giunti perché ci pensi bene prima di continuare a pubblicare un simile personaggio (che ha già litigato con altri due grossi editori prima per il suo integralismo) e ci stiamo attivando presso biblioteche, circoli e scuole perché non venga più invitata a parlare. Perché queste belle idee non sono solo appannaggio del suo blog e della sua pagina Facebook ma vengono da lei espresse in luoghi pubblici, con un’indubbia capacità di affabulatrice che è molto pericolosa.
Dal canto mio, ho preso i libri della De Mari che avevo in casa e li ho portati al bookcrossing: io amo il fantasy, ho anche citato la suddetta autrice nel mio saggio uscito per Anguana dove mi sono sforzata di parlare solo dei contenuti di questi libri, ma ritengo che certi comportamenti siano inaccettabili.
Come donna, femminista, lesbica, atea e libera pensatrice sono offesa da persone come queste, e la libertà di parola non vuol dire libertà di dire qualsiasi minchiata che ti passa per l’anticamera del cervello, pretendendo per esempio che i tuoi giovani lettori diventino alfieri di una lotta contro le religioni non cristiane, il femminismo e gli omosessuali per la costruzione di un mondo peggiore. Peccato, dai libri mi sembrava una persona diversa, non si finisce mai di imparare nella vita.

Senz’altro la cosa migliore che mi è successa nel 2016 è stata la pubblicazione della mia Storia del fantasy presso Anguana, un lungo lavoro a cui mi sono dedicata che mi ha lasciata poi facendomi prendere un periodo di pausa da nuove pubblicazioni, se si esclude la riedizione di Buffy e Angel.
Adesso però il periodo di allori è finito, continuerò a promuovere i miei libri già usciti, a cominciare da Storia del fantasy, ma mi metterò al lavoro sui nuovi progetti, come il saggio sugli anime di fantascienza, un romanzo fantasy a cui ne seguiranno altri (ma non sarà una saga), e poi altri approfondimenti, anche partendo dal libro di cui sopra. Perché il mondo del fantasy non mi lascerà mai e merita altri approfondimenti.

Ci ho lavorato per quasi tre anni, certo facendo anche altro. Ho letto decine di libri, ho visto decine di film, ho messo insieme ricordi del passato e novità e alla fine ho finito la mia Storia del fantasy.
Che poi è nato come libro. Ecco gli studi preparatori della copertina.

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Ecco invece la copertina definitiva:

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Ed eccomi mentre lo presento al Mufant, primo appuntamento di una serie:

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Posso contare su questi stimatori e comunque ammirate Norberta la draghessa in tutta la sua bellezza.

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Intanto, tra visite mediche, esami, collaborazioni, eventi nerd, io continuo anche a scrivere. Dovrei riuscire (voce del verbo devo) a chiudere il saggio sul fantasy per fine 2015, devo solo mettermi di buzzo buono, ho da promuovere il saggio su Lady Oscar, e poi ci sono altri progetti. Certo, non potrei mai fare la hikikomori chiusa in casa a tempo pieno a scrivere, ma ogni tanto devo sforzarmi…

Proseguono i lavori sul saggio sul fantasy, che spero di riuscire a terminare entro il 31 marzo 2015, anche perché forse ho trovato qualcuno di interessato alla pubblicazione.
Tanti i libri e gli autori che ho scoperto, e anche i film e telefilm: fare la bibliografia e la filmografia è un lavoro nel lavoro.
Mi permetto intanto di consigliare alcuni libri, film e simili che mi sono sembrati molto interessanti.
Temeraire di Naomi Novik, una saga di draghi nell’Europa napoleonica, davvero interessante, insolita e avvincente;
La serie della Spada della verità di Terry Goodkind, molto meno adolescenziale della serie tv omonima;
I romanzi di David e Leigh Eddings, purtroppo morti entrambi, e capaci di portarti in un mondo da fiaba;
La splendida fiaba disegnata Aurora Sleeping Beauty di Barbara Baraldi e Lucio Parillo, una rilettura di una storia emblema della sottomissione femminile che diventa una cosa ben diversa;
Due classici per ragazzi del calibro de Il mago di Oz Mary Poppins: tutti pensano di conoscerli, ma meritano una nuova rilettura, cercando magari di recuperare tutti i libri delle due serie, non di facile reperibilità. E consiglio anche tutte le opere di Tolkien, non solo Lo hobbit Il signore degli anelli.
La cacciatrice di fate di Elizabeth May: se si cerca della narrativa fantastica diversa, questo è il libro che fa per voi, tra fiaba, urban fantasy e steampunk.
Lovecraft e Howard non devono mancare nella biblioteca di ogni appassionato di fantastico che si rispetti, insieme a Michael Moorcock e il suo ambiguo principe Elric. E non dimentichiamo un grande, anzi sommo come Neil Gaiman, sia per quello che riguarda i fumetti, che i libri. E trovare spazio anche per Tim Powers, autore purtroppo di non facilissima reperibilità, ma capace di creare universi tra Storia e fantastico davvero irresistibili.
Elantris di Brandon Sanderson è un testo interessante e complesso, ben diverso dalle precedenti prove dell’autore che sapevano tanto di Harmony in salsa fantasy.
Il film faceva cordialmente pietà, ma la saga di Eragon di Christopher Paolini a me è piaciuta e molto, un esempio di fantasy classico rielaborato, con al centro i draghi.
In una prospettiva di fantasy al femminile e femminista, niente male l’ucronia di Ash di Mary Gentle, passato alternativo con scoperte e civiltà diverse. Ma l’autrice rivelazione per me quest’anno resta Jo Walton, con l’omaggio al fantasy Un’altra vita e l’ucronia femminista Le mie due vite.
Un grazie particolare va alla casa editrice Gargoyle, e per la disponibilità dimostrata verso la sottoscritta e il suo lavoro, e per aver pubblicato libri splendidi, come Le notti di Viljamur di Mark Charan Newton, Il canto della notte  di Sarah Ash, I centomila regni di N.K. Jemisin, Le spade dell’imperatore di Brian Staveley.
Per quello che riguarda le visioni, meravigliosi i film realizzati con l’apporto del grande Ray Harryhausen, e imperdibile, per quel po’ che si può trovare, Die Nibelungen di un maestro come Fritz Lang. Da riscoprire un classico Disney dimenticato come Taron e la pentola magica, in anticipo sui suoi tempi e troppo lontano dagli schemi della casa del Topo.
Come serie tv, accanto a appuntamenti immancabili come Il trono di spade Once upon a time, sono state gradite sorprese Camelot Merlino, due riletture insolite della saga di Re Artù, con elementi anche interessanti.
Per il resto, rimando alla bibliografia, e continuo le mie ricerche, ringraziando già fin d’ora le Biblioteche civiche torinesi, la Bibliomediateca Mario Gromo e le biblioteche dello Sbam della provincia di Torino. Ah, dimenticavo la Biblioteca Nazionale di Torino, dove ho trovato un saggio francese introvabile altrove sul fantasy.

La fiaba continua ad essere praticata dal cinema e dalla televisione, spesso incontrandosi con il suo nipotino, il fantasy. I risultati non sono sempre all’altezza, ma dovendo scrivere un saggio sul fantasy non possono essere trascurati.
Premesse interessanti ma alla fine poca incisività per Biancaneve nella foresta nera, che cattura comunque il subtext dark della celebre fiaba con una Sigourney Weaver splendida come regina cattiva, che per l’ennesima volta appoggia l’adagio che in Biancaneve la cattiva è molto più bella della scialba buona.
Interessante ma strano il Peter Pan del 2004, quasi flop commerciale, che merita una visione per l’Uncino affascinante di Jason Isaacs e per la Wendy deliziosamente sensuale di Rachel Hurd-Wood.
Sempre da vedere e rivedere i classici Disney: impareggiabile Biancaneve e i sette nani, fantasy cupo La bella addormentata nel bosco, deliziosamente kitsch Cenerentola, interessante l’inno al femminismo de La bella e la bestia, curioso il Peter Pan, anche se è invecchiato peggio di altri, sempre bello La Sirenetta e simpatico Aladdin, anche solo per il Genio doppiato da Gigi Proietti.
Ma se devo scegliere una fiaba di oggi, scelgo Once upon a time, con una seconda stagione da manuale, personaggi davvero incredibili, storie avvincenti, capaci di ricordare il nesso tra fiaba e vita. Interessantissima la new entry Uncino, il miglior doppiogiochista dai tempi di Topastro e Spike. Mi sono spoilerata sulla terza stagione, che sembra fantastico, ma no, Tremotino non deve morire!!!

Ovviamente non si può pretendere, anche con un saggio sul fantasy da scrivere, di leggere tutto quello che c’è del genere, ma cercare di leggerne il più possibile sì, ed ecco che ci sono conferme e sorprese,  ma anche delusioni.
Bene I dannati di Malva della nostra Troisi, favola ecologista, molto bene il dittico in fase di svolgimento  L’atlante di smeraldo e L’atlante di fuoco di John Stephens, che ho avuto l’onore di conoscere al Salone del libro di Torino qualche anno fa.
Decisamente avvincente anche la saga di Garth Nix formata da Sabriel, Lirael e Abhorsen, non proprio un fantasy puro, e interessante anche l’universo di magia di Trudi Canavan, che comprende la trilogia  La corporazione dei maghi, La scuola dei maghi e  Il segreto dei maghi, oltre al prequel  L’apprendista del mago e al seguito La spia dei maghi.
Non bisogna dimenticare  i romanzi di Robin Hobb L’apprendista assassino e L’assassino di corte, molto belli e poi il protagonista mi ha ricordato non poco Alex Krycek, e nemmeno la trilogia  Il re degli alberi, Il principe delle ombre e Il cavaliere sanguinario, a tratti molto martiniana, ma anche dotata di una sua originalità.
Interessanti anche gli ormai scomparsi David e Leigh Eddings, di cui ho gustato per ora i primi due volumi de La saga dei sognatori, la monumentale saga di Mallorean (per ora ho letto solo i primi tre libri) e l’epico ma delizioso Polgara la maga. Ho giurato che una mia futura micia si chiamerà Polgara.
Ho iniziato ad immergermi nel mondo della Ruota del tempo di Robert Jordan, iniziando con  Nuova primavera e L’occhio del mondo, e devo dire che le premesse non sono niente male. Come non è niente male Elric di Melniboné di Michael Moorcock, diventato protagonista anche di due fumetti. E non posso dimenticare una scoperta di Lucca, Mordraud, primo di una serie autoprodotta di Fabio Scalini, a cui faccio i miei più sentiti complimenti.
Ho trovato invece abbastanza sgalfio Mistborn di Brandon Sanderson, praticamente un romanzetto rosa travestito da fantasy e l’autore è pure il ghost writer di Robert Jordan per chiudere la saga della Ruota del tempo dopo la sua morte.  Poco interessante, malgrado le premesse ecologiste,  Il destino del bosco d’argento di Richard Ford, il teutonico Il fuoco degli elfi di Monika Felten che copia, male, la nostra Silvana de Mari, e anche il poco ispirato, anche se al femminile e femminista, Aurian di Maggie Furey.
Saranno anche dei classici, ma non mi hanno coinvolta più di tanto né Il serpente Ouroboros di Erik R. Eddison, e L’ultimo unicorno di Peter S. Beagle, di cui avevo adorato sia il cartone animato che il fumetto.
Comunque questa è solo la prima ondata di romanzi da leggere. Altri ne seguiranno.