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Musica

La morte di David Bowie mi ha lasciato molto dispiaciuta: mi sono avvicinata al rock non più giovanissima, ma adoravo questo essere eclettico e fantasioso, giunto chissà da dove, perfetto come icona fantastica, basti pensare a Jareth, re degli elfi in Labyrinth, forse il film che mi ha fatto innamorare al genere fantasy.
Manca e non solo a me: se lo saranno venuti a riprendere, sarà da qualche parte a camminare tra le stelle nel cielo ma avevamo ancora bisogno di lui qui sulla Terra…

Da un recente articolo comparso sui giornali, sembra che dai 32 anni in poi non si modificano più i propri gusti musicali, che restano poi inalterati, e difficilmente ci si appassiona ad altri tipi di musica.
Mi sento di dissentire da questa visione del mondo così rigida, sarà che per me la vita è ricominciata a 40 anni, sarà che per reazione contro familiari molto statici in fatto di musica e film (mille e mille volte lo stesso film, basta!), ma i miei gusti musicali hanno continuato ad evolversi fino ad oggi, complici i tanti eventi in tema di cui si è riempita Torino e non solo e che mi hanno stimolata a sperimentare nuove cose.
Per quello che riguarda la musica classica, ringrazio come sempre la mitica prof Radicati di musica, che mi ha fatto appassionare a questo mondo, praticamente senza fine. Ed autori come Mozart sono entrati nella mia discoteca personale solo negli ultimi dieci anni.
L’interesse e la scoperta per la musica barocca sono stati esponenziali per me negli ultimi quindici anni, grazie anche al fatto che oggi si trovano molte più incisioni di un tempo, a cominciare da quelle del grande Jordi Savall.
La musica celtica è un amore anche quello degli ultimi dieci, quindici anni, con varie evoluzioni e sperimentazioni, al J-rock mi sono avvicinata una decina d’anni fa, ho iniziato ad ascoltare musica folk da meno di dieci anni e ho scoperto il folk metal e il gothic metal più o meno nello stesso periodo. E sento che da scoprire c’è ancora moltissimo. Intanto, sabato 13 sarò in giro per Torino per la festa della musica, e del 23 al 28 giugno seguirò il festival di musica classica, in attesa poi del 13 settembre, dove c’è il prossimo appuntamento con i dischi in piazza Madama Cristina (l’ultimo è stato il 25 maggio), per reincontrare i miei pusher musicali personali!

Le strade delle nostre città sono da alcuni anni piacevolmente invasi da artisti di ambo i sessi, che fanno i mimi o i giocolieri, dipingono o più spesso suonano e cantano.
Ecco, queste persone non sono accattoni, ma artisti che vogliono giustamente vivere della propria arte. Io tutte le volte che posso do una mano a questa gente, che ha scelto di non svendersi andando a fare pseudo lavori che non centrano niente con quello per cui hanno studiato o con quell che amerebbero fare, diventanto infelici e frustrati. E io ne so qualcosa di questa sbagliata filosofia di vita, su cui si sono retti gli ultimi vent’anni, e che sarebbe ora di spedire giù per il tubo del cesso, insieme alla legge Biagi, alle agenzie per il lavoro, i call center e tutto lo schifo collegato.
Ovviamente quando parlo di questi artisti non inserisco tra di loro gli accattoni che salgono sugli autobus con bambini suonando pezzi in maniera allucinante, a cui viene voglia di dare soldi, ma perché smettano, per carità! Ma inserisco chi suona ed allieta il centro di Torino.
Tra tanti artisti, voglio citare Constantin Voicu, il romeno che rilegge classici e moderni sotto i portici di piazza San Carlo, la violinista credo russa che ogni tanto si esibisce in piazza Carignano, l’arpista celtico moldavo che stava l’altro giorno in via Lagrange e che mi ha ricordato le due arpiste, una di Dublino e l’altra di Briançon, il quartetto rock che ogni tanto allieta via Cesare Battisti, il cantante country che ho beccato verso piazza Valdo Fusi, il quartetto ungherese che suonava scatenata musica popolare in piazza Statuto, roba da mettersi a  ballare seduta stante, e anche una volta quella bambina salita sulla metro a Milano, che ha tirato fuori una voce da angelo, alla Sinead O’Connor. Roba da fare il famigerato patto con il diavolo per poterla avere, o da rimpiangere di non essere un discografico.
L’arte e la bellezza sono valori assoluti e queste persone fanno una delle cose più belle che si possono fare per se stesse e per i propri simili: ce le fanno gustare. No, non chiamateli accattoni, grazie.

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Un altro appuntamento cool per musicofili e anche bibliofili torinesi è il mercatino del disco che si tiene due volte all’anno in piazza Madama Cristina, di solito tra fine maggio – prime due settimane di giugno e fine settembre – prime due settimane di ottobre.
In quest’anno 2013 c’è stata il 26 maggio e ci sarà di nuovo il 22 settembre. Anche i bibliofili trovano pane per i loro denti, con banchi con libri usati, di solito di argomento musicale e cinematografico.
I must per me sono il tedesco che vende 33 giri di musica classica, il francese che non spiccica una parola di italiano che vende tonnellate di cd di musica classica a 5 euro, e ovviamente Stefano di Alio die con i suoi cd di musica ethereal e neofolk.

Tra i cd che ho comprato a Vienna c’è una raccolta di cinque dischi di pezzi musicali diretti dal grande Herbert von Karajan, direttore d’orchestra austriaco scomparso nel 1989.
Sono da anni un’amante della musica classica, conosco i pezzi, ma devo dire che sentirli dirigere dal Maestro porta loro un impatto diverso. Ho letto che von Karajan, a cui era stata ispirata anche la figura del direttore d’orchestra tedesco nel film Bolero di Claude Lelouch (film che dovrei rivedere), entrò in collusione con il regime nazista. Ma forse la sua fu una semplice adesione forzata, era un direttore d’orchestra, e continuò poi a fare il suo lavoro, fino alla fine, anche dopo la fine della guerra.
Diversa era la posizione di Leni Riefensthal, la regista ufficiale del regime, tra l’altro donna ultraemancipata e bisessuale in un’epoca in cui le donne dovevano essere tutte kirche, kuse und kinder (casa, chiesa e bambini), ma che si compromise forse troppo nella celebrazione dello stesso, come ha ricordato Augias nella recente trasmissione di Enigma a lei dedicata. Comunque Olympia, il film dedicato alle Olimpiadi del 1936, resta un capolavoro. Ma la sesta di Beethoven diretta da von Karajan…

Non avevo l’onore di conoscerlo, ma voglio girare questa notizia, perché mi sembra importante ricordare questo tipo di persone.
Il 20 ottobre 2011, è improvvisamente scomparso il Professor Piero Ferrero, figura storica nell’ambiente teatrale italiano che per moltissimi anni aveva lavorato al Teatro Stabile di Torino.
Piero Ferrero era nato a Torino il 30 aprile del 1934 da famiglia valsusina.Per molti anni si dedicò all’insegnamento poi, nel 1975, Giorgio Balmas lo chiamò a lavorare per “Settembre Musica” all’Assessorato alla Cultura del Comune di Torino.
Successivamente Piero Ferrero iniziò la sua collaborazione con il Teatro Stabile di Torino: prima come Direttore culturale del Centro Studi e poi, dopo un breve periodo all’Ufficio stampa, come Drammaturgo del teatro.
Grande appassionato di teatro, sia di prosa sia musicale, conversatore affascinante e informato, con poche e azzeccate battute riusciva a costruire dei ritratti al vetriolo fulminanti.
Ferrero è stato anche autore teatrale, traduttore e scrittore.Tra i suoi romanzi ricordiamo: Lettere ai Romani e L’onta, il ribrezzo.