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Romanzi

Come sempre, continuo a leggere tantissimi libri, è difficile segnalarli tutti, ci posso provare, comunque qui ce ne sono alcuni che non sono male.

Craving

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Apprezzo da molto tempo le storie di vampiri, anche se devo dire che alcuni deliri a base di vampiretti luccicanti, bei maschioni con le zanne e altre amenità mi avevano un po’ allontanato dal genere, che capisco che debba evolversi, ma ci sono dei limiti. Comunque Craving è ben altra cosa che un clone di queste cose, e oltre all’ambientazione torinese, presenta una storia interessante, con echi di Anne Rice, con vampiri divisi tra cacce e maledizione dell’immortalità. Tra l’altro conosco l’autrice ed è una vera forza della natura! Comunque io aspetto il seguito…

La sarta di Dachau

Chamberlain
Un libro che mescola il dramma della Shoah con una riflessione sulla condizione femminile e con una storia che inizia come un feuilleton stile Carolina Invernizio e finisce in dramma stile Ballando con uno sconosciuto.
Non è un libro sul nazismo, anche se svela alcuni retroscena, non è una storia d’amore (tutt’altro), non è un noir, ma ha elementi di tutto questo, con una trama a tratti un po’ melodrammatica ma con un finale che spiazza. Da leggere se si cerca qualcosa di diverso e non si crede al lieto fine obbligatorio, io non ci credo più dai tempi di Lady Oscar e ritengo che comunque credere a che possano vivere tutti felici e contenti è sbagliato e fuorviante. Oltre che poco realistico.

La ragazza sulla bicicletta rossa

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Come romanzo sul periodo della guerra e sul nazismo ho senz’altro apprezzato più questo romanzo, storia di una ragazza in giro a fare il mercato nero per Amsterdam, che scoprirà che anche all’inferno c’è spazio per credere a qualcos’altro, per sperare in una società migliore. In attesa di andarci davvero ad Amsterdam.

L’ultima volta che ho avuto sedici anni

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Ho l’onore di conoscere, anche solo virtualmente, Marino Buzzi, autore, libraio, attivista gay, e devo dire che ho trovato questo libro doveroso, sconcertante, crudo, terribile ma struggente. Il bullismo rivolto verso chiunque sia diverso dalla cosiddetta massa è una piaga ignobile e sottovalutata, che anche in età adulta crea problemi. Grazie Marino per averne parlato. Grazie davvero.

Cosette interessanti che ho visto o letto

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Un fumetto storico a dir poco meraviglioso, ideato a quattro mani da due autori che ho avuto l’onore di conoscere di persona. Da avere assolutamente.

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Le prime due stagioni di Under the dome sono molto belle, la terza mi ha un po’ delusa, ma resta comunque una serie con un’ottima idea di partenza, personaggi interessanti, a cominciare dall’ambiguo Big Jim, un cattivo che non riesci ad odiare, ed una variante sul tema della stanza chiusa con profonde metafore sociali. Il finale resta aperto e qualche voglia di avere una conclusione resta.

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Questi sono gli amici del gruppo cosplay in tema, ispirati ad un universo interessante, soprattutto quando si declina in Agents of shields, che all’inizio non mi prendeva granché ma che poi diventa davvero interessante. Da vedere.

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Romanzo gotico britannico scritto da un’autrice tedesca che riesce ad essere interessante ed affascinante, pur basandosi su un canovaccio trito e ritrito. Si legge con piacere.

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Massimo Polidoro è il simpaticissimo autore di un bel thriller, Il passato è una bestia feroce, cold case su una ragazzina scomparsa ma anche epopea delle disillusioni di chi era adolescente negli anni Ottanta. Molto bello.

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Ancora Massimo Polidoro

Nel paese dei Mullah-Vassaf

Un fumetto per capire l’Iran, le disillusioni dietro integralismo e rivoluzioni che volevano cambiare il mondo e hanno solo peggiorato. Un’opera da avere e leggere, soprattutto in questo momento storico.

Nella vita si cambia, la vita ti cambia e ci sono cose che in poco tempo ti possono diventare odiose, antipatiche o scoprire quanto sono superate. Soprattutto, per quello che mi riguarda, tutto quello che ha fatto parte della mia odiata e odiosa adolescenza, di cui sento ancora le conseguenze oggi, visto che causa voto basso di maturità e malgrado gli studi successivi ho difficoltà a stabilizzarmi tramite concorsi.
Ho trovato qualche tempo fa questo interessante anche se discutibile articolo in francese, De l’influence d’Angélique et de Sissi sur le petites filles  che mi ha fatto riflettere su quanto sono superati certi modelli e eroine, e quanto con me la nostalgia canaglia abbia fatto il suo tempo.
Da adolescente, tra le cose che hanno ammorbato le mie giornate da hikikomori passate in casa senza prospettive ci sono stati appunti i film di Sissi e i film di Angelica, che so che tante persone hanno amato e amano (soprattutto ragazzine romantiche e casalinghe senza senso della realtà…): film con cui poi mi sono incontrata e scontrata anche anni dopo, ma che ora entrano ormai nel novero delle cose superate e abbastanza inutili. E lo dice una che continua ad adorare manga ed anime d’annata, che non  vede l’ora che esca il nuovo film di Star Wars, che divora romanzi storici e film in costume, ma per pietà, che siano un po’ più di qualità di queste due operine per fanciulle anni Cinquanta e Sessanta.
Sulla serie di Sissi ritengo che non renda giustizia ad un personaggio complesso, meraviglioso, intrigante ed enigmatico come Elisabetta di Baviera, e che sia un’insopportabile sequenza di scenette da fotoromanzo che nulla hanno a che vedere con la Storia, quella vera, molto più interessante anche se più tragica.
Per quello che riguarda Angelica, le critiche che muovo sono altre,  la poca veridicità storica (mi piace molto di più la corte di Luigi XIV che si vede ne Le regole del caos) e la stupidità di questa grande storia d’amore tra bellona e sfregiato che a me fa francamente sghignazzare tanto è poco credibile. Poi, sarà un problema personale, ma trovo assurdo che questi film vengano strumentalizzati da chi nega il fatto che sono gay dicendo che non posso esserlo perché da adolescente sognavo con ste robette, come se avessi avuto altre opportunità e scelte.
Che eroine amo? Beh senz’altro quelle della letteratura di alto livello, da Anna Karenina a Jane Eyre, da Elizabeth Bennett a Madame Bovary. Poi ritengo che malgrado tutto un personaggio come Lady Oscar, ideato fuori dall’Occidente, sia molto più valido della principessina di Baviera e della cortigiana in cerca del suo grande amore, anche per la sua tragicità e per la sua modernità. Oscar è un’icona femminista e lesbica, Sissi e Angelica vanno bene per le sottomesse che poi da un certo punto in poi si sono entusiasmate per le sfumature di grigio e altre tavanate.
Allora sono meglio certe supereroine dei fumetti, Wonderwoman in primis, o certe eroine della cultura pop moderna come Xena, Buffy, Katniss, Scully, o anche perché no le splendide protagoniste dell’epopea de Il trono di spade, a cominciare dalla perfida Cersei, non poi così perfida, e senza dimenticare Brienne, Arja, Daenerys, Sansa e tante altre. E aggiungerei anche certe riletture delle fiabe in chiave femminista, Once upon a time in testa, ma anche piuttosto i classici Disney con le loro principesse, meno stucchevoli malgrado tutto, o ancora altre icone dell’animazione giapponese, Candy in testa (una femminista sfegatata in confronto alla principessina bavarese e alla ragazzina nobile che si faceva domare dal tanto fascinoso sfregiato…).
Come si può notare non faccio gerarchie di merito e di qualità letteraria, ma semplicemente di cose che bisogna lasciarsi indietro, per stare meglio, per essere se stessi davvero, per non rimbambirsi più con modelli sbagliati e superati. Ognuno ha i suo tempi e i suoi modi, e ci sono cose che è giusto che si perdano per sempre. Comunque, non proporrei mai ad una ragazzina di oggi, tipo mia nipote, Sissi e Angelica come modelli: se ha voglia di guardarsi i suddetti film, nulla da dire, ma le direi che per me sono tavanate per donnette romantiche e le proporrei piuttosto Lady Oscar, Hunger Games, Xena, o i classici come Jane Eyre, o icone per tutte le età come Alice, Dorothy, Jo March, Jolanda.
Poi ognuno faccia quello che vuole, io preferisco appassionarmi a cose che mi hanno dato molto di più che delle tristi giornate chiusa in casa o dei luoghi comuni duri a morire a distanza di oggi. Cose che mi hanno fatta uscire di casa, che mi hanno spinta a seguire le mie vocazioni creative, che mi hanno fatto conoscere persone e modi di vivere diversi, che mi hanno ispirata, che mi hanno fatto scoprire chi sono veramente.

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Parto da questa splendida immagine non mia di una serie di libri di fantascienza e fantasy per parlare di una cosa spinosa: la cosiddetta teoria gender, quella che fa infuriare bigottoni di vario colore perché non sia mai che si dica ai bambini e alle bambine che si può amare anche qualcuno del proprio stesso sesso e che si può avere voglia di fare attività riservate al sesso opposto, tipo, o dio mio, giocare a calcio se si è ragazzine (le ragazzine devono tutte diventare cerebrolese con i tacchi e guardando mille volte Pretty Woman) o giocare con le Barbie se si è maschietti (i maschietti devono essere tutti prevaricatori e aspirare a sottomettere donne come quel simpaticone di Grey…).
Cosa c’entrano fantascienza e fantasy con il gender? C’entrano, c’entrano, almeno per quello che mi riguarda: fin da bambina rimasi colpita da fumetti e fantascienza, e questo mio interesse fu prontamente bocciato, sembrava che guardare Spazio: 1999 Goldrake in tv mi precludesse tante altre cose, tipo amare la natura o leggere. Ero vivamente invitata a guardare cose più da femmina, ecco diciamo che Heidi Candy erano abbastanza bene accette, ma HarlockJeeg e compagnia no, poveri noi ma cosa guardi sta roba? Morale, per anni non lessi più fumetti e non mi interessai più di fantascienza e fantasy, salvo poi scoprire e riscoprire queste cose dopo i vent’anni. Ma anche lì, apriti cielo, quando cominciai a raccogliere gli unici risultati come possibile lavoro nei fumetti mi arrivò addosso di tutto, i fumetti sono solo un hobby, non potevo studiare giapponese perché è troppo difficile, ci vogliono anni e non c’è tutto quel tempo, dovevo dedicarmi ad altro.
Solo dopo anni di lavori di merda ho potuto finalmente occuparmi di fumetti e fantastico e nessuno per fortuna osa dirmi più niente. Ma il gender è anche questo, decidere che ovunque ci sono cose per maschi e cose per femmine, dividere il mondo in due e guai se ti interessi alla parte sbagliata. Se siamo donne, solo Uccelli di rovoPretty woman e cagate simili, non sia mai che ci appassiona Star Trek. E allora, parafrasando la strofa di una parodia di Crozza, mi viene da dire proprio Ma andate a caghé… e spero che dicano a bimbi e bimbe che i gusti non hanno sesso e che essere romanzetti rosa e simili fanno solo del male alle donne. E anche agli uomini.

Ho continuato e continuo a leggere in maniera bulimica, anche per il famoso saggio sul fantasy che forse, dico forse, si sta avviando alla sua conclusione.
Ecco una scelta di alcuni libri che ho letto, non per il saggio, in questi mesi, che mi hanno colpita in maniera particolare e mi sono piaciuti.

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Una splendida distopia anni Sessanta, una metafora dell’odio per il diverso e dell’integralismo religioso molto, molto attuale. Da leggere a qualsiasi età, sia che si faccia parte della generazione cresciuta con Ufo e Spazio: 1999, sia di quella che si è appassionata a Hunger Games.

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Un piccolo gioiello, molto burtoniano. E l’immagine è parte integrante del tutto.

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Ho letto anche il seguito, e cosa dire se non che sono entusiasta dell’idea che Tim Burton farà un film da questo libro? Molto, molto bello.

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Autrice adorabile, Alessia Coppola, bellissimo romanzo, che rilegge un mito (a proposito, buon 150esimo compleanno Alice) con nuove idee ma senza snaturamenti. E bravi anche a Dunwich edizioni, semplicemente adorabili a proporre autori e autrici italiani del fantastico.

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Molto molto carino, un chick novel tutt’altro che banale e scontato, con tanto spazio per i libri e le aspirazioni personali.

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Libro sul’onda della nostalgia. Non tornerei ad avere 12 anni e sono anni che non guardo più Candy, ma l’ho messo in bella mostra nella mia biblioteca.

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Bello e solido romanzo storico, sulla carneficina della Prima guerra mondiale, con un interessante microcosmo di personaggi.

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Piccolo gioiellino illustrato su alcune creature dell’immaginario. Da regalare ai più giovani, ma anche a noi stessi.

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Steampunk è una splendida antologia in tema edita da Elara, casa editrice che mi piace sempre di più, con racconti e saggi. Un must se si ama il genere o anche solo se si vuole saperne di più.

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Ho letto tanti libri sulla Shoah, ma pochi sono incisivi, diretti, brutali, efficaci e toccanti come questo. Nemmeno cento pagine che dicono tutto e restano.

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Un compendio tutto illustrato su un mito dell’animazione, con tante curiosità e belle immagini. D’accordo, è una concorrente per me, ma io apprezzo la sana competizione.

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Distopia religiosa, tra thriller e fantascienza, che inquieta e fa pensare. Tutta made in Italy.

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Una storia di adolescenti scritta da un’adolescente tra disincanto e sogni, drammi e aspirazioni. Da leggere anche se non si è più adolescenti da un pezzo.

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Un cold case crudo e teso, un viaggio nel passato e alla ricerca della verità, ma anche la storia di noi, ragazzini degli anni Ottanta, che ci siamo trovati in un mondo che non immaginavamo. Struggente.

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Una storia dal punto di vista dei vinti, che spiazza e fa riflettere.

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Un bellissimo romanzo gotico e fantastico, di ambientazione vittoriana, primo di una serie, con tante suggestioni. La foto raffigura la mia copia, a Pian del Sole con me sopra Bardonecchia.

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Un incontro tra generazioni, un’anziana in cerca di un ultimo sogno e una giovane che deve scoprire i suoi sogni. Ci si ritrova.

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Il porto proibito è uno dei fumetti più belli che ho letto in assoluto. Romanzo di formazione, d’avventura, in costume, storico, marinaresco, commedia umana. E i due autori, Teresa Radice e Stefano Turconi, sono semplicemente adorabili.

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Un fumetto a dir poco splendido, un piccolo capolavoro e un’opera d’arte anche nella presentazione grafica.

Non so se sarà l'ultimo film dello Studio Ghibli, ma so che è semplicemente delizioso, una fiaba surreale tra passato e presente, la storia di due ragazze intimamente legate, una storia di fantasmi, di solitudine, di crescita, di speranza. Spero davvero che non sia l'ultimo film dello studio Ghibli.

Non so se sarà l’ultimo film dello Studio Ghibli, ma so che è semplicemente delizioso, una fiaba surreale tra passato e presente, la storia di due ragazze intimamente legate, una storia di fantasmi, di solitudine, di crescita, di speranza. Spero davvero che non sia l’ultimo film dello studio Ghibli.

Se ne è andata Colleen McCullough, autrice australiana di una trentina di romanzi, e quello che mi sta facendo salire la rabbia e che tutti la stanno ricordando solo per il suo libro peggiore, quel guazzabuglio per casalinghe depresse che risponde al nome di Uccelli di rovo, superato in schifezza solo dallo sceneggiato. Per la serie, le boiate c’erano già prima delle sfumature.
La McCullough ha nel suo curriculum cose ben migliori che quel robo indigesto, una serie storica ambientata nell’antica Roma, alcuni thriller, un seguito interessante di Orgoglio e pregiudizio e il curioso La casa degli angeli, ed ha anche scritto dei romanzi di fantascienza su cui voglio approfondire. E invece no, tutti che ricordano quella menata…
Ricordiamola in modo che meriti, leggendo gli altri suoi libri… e al diavolo padre Ralph, io preferisco don Ciotti e don Gallo…

Una delle più grandi soddisfazioni di questo 2014 è stata l’essere stata invitata, in una giornata di ottobre che sembrava estate, ad un’anteprima con doni libreschi e pranzo chic, presso la casa editrice Einaudi.
Il libro in questione è forse il migliore che ho letto quest’anno, Longbourn House di Jo Baker, rilettura di Jane Austen molto diversa da altre più dozzinali: si tratta di Orgoglio e pregiudizio visto dal punto di vista della servitù, che stava dietro a tutto quello splendore di quel tempo, vedendone i lati peggiori, la fatica, la sporcizia, le malattie, le guerre che decimavano generazioni. Un libro splendido e commovente, ironico e femminista, dove emergono personaggi unici, come la protagonista, la cameriera Sarah, che tutte le volte che fa il bucato maledice amabilmente la trascuratezza di Elizabeth e delle sue sorelle. Tante grazie alla Einaudi per avermi dato questa opportunità, e Longbourn House, di cui si parla già di un adattamento cinematografico, merita un posto d’onore in tutte le librerie.

Avevo già letto diversi bei libri di Susan Vreeland, a cominciare dal bellissimo La vita moderna, sulla vita di Renoir, e ho avuto modo di incontrarla di persona all’interno del progetto Leggermente e di Salone off 365, con la collaborazione del gruppo di lettura Neri Pozza.
Persona adorabile e colta, è stato davvero un piacere. Il suo ultimo libro, La lista di Lisette, mi ha entusiasmato meno di altri, ottima la cornice storica, Provenza e artisti nella medesima dagli anni Trenta alla seconda guerra mondiale, ma meno incisivo e coinvolgente degli altri, anche se ha il grosso merito di raccontare il furto delle opere d’arte da parte dei nazisti.
Pare che Susan Vreeland d’ora in poi voglia raccontare storie di personaggi inventati sullo sfondo della Storia e dell’arte: io spero che ci racconti ancora le storie di qualche artista donna, io suggerirei Angelika Kauffman e soprattutto Madame Vigée Le Brun.