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Un anno fa WordPress diventava inaccessibile per il mio vecchio pc. Oggi, con un nuovo computer riesco ad accedervi di nuovo, in mezzo ho ideato un nuovo blog, Fantastico e dintorni nato come Vita da bibliofila.
Ovviamente niente torna come prima, ci saranno anche nuovi sviluppi, ma ogni tanto mi piacerà tornare qui. Intanto, ecco una cavalcata di foto di eventi del 2017, al Mufant, ai vari Comics, al Salone del libro, in casa, a librerie e biblioteche. Va da sé che certe cose continuano a piacermi, altre se ne sono aggiunte, e ho comunque ancora tante cose da dire in giro.

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Dopo aver visto un episodio del bel telefilm Bones che parlava dell’accumulo ossessivo (disposofobia) ho fatto qualche ricerca in rete per magari qualche articolo o per inserirlo in qualche mia storia futura, e ho scoperto che esiste una variante di questo disturbo, che si chiama bibliomania e che consiste nell’accumulare libri. Libri che vengono venerati, e addirittura c’è chi porta questa infatuazione fino al punto di mangiarli o seppellirli.
La bibliomania non va confusa con la bibliofilia, che è appunto l’amore per i libri e per il collezionarli.
Mi sono fatta un esame di coscienza su cosa sono io, e sono arrivata alla conclusione che sono una bibliofila accanita, con anche altre passioni aggiunte, come la fumettofilia, l’amore per i gadget, il collezionismo di oggetti vari. Però nel corso degli anni ho aggiunto ai libri delle valenze positive e negative, vedendo in alcuni di loro il simbolo di periodi che non amavo e di situazioni che avevo vissuto come imposte. La stessa cosa mi è successa con dei film.
Non ho seppellito, gettato nell’immondizia (beh, veramente con dei libri trash di anni fa l’ho fatto) o bruciato questi libri, anche se da un certo punto in poi mi pesava davvero averli in casa: li ho eliminati dandoli ai book-crossing e alle bancarelle e così facendo ho fatto spazio sui miei scaffali e nella mia vita, per nuovi libri e nuove passioni, o per approfondire quello che amavo già.
Mi permetto di dare alcuni consigli per non saturarsi: tenere solo i libri che ci ispirano sentimenti positivi, che sono ricordo di qualcosa di bello o testimonianza di cosa c’è di bello ogni giorno. Non tenere i libri per dovere, o perché erano di parenti morti o perché sono comunque ricordi di famiglia.
Costruiamoci la nostra biblioteca, con le nostre emozioni, con le cose che amiamo: la nostra biblioteca deve essere come la nostra vita, solo eliminando le cose negative. E fare repulisti ogni tanto è un’azione davvero liberatoria. In ogni caso sono a 3900 libri, più fumetti, cd, dvd.

Il mio gatto Matteo aveva dei ricordi selvatici e cercava sempre di scappare. Anselmo era troppo malato ed era un angioletto che era venuto a trovarmi, Eusebio invece adora stare a casa e non si interessa al mondo che c’è là fuori perché tutto quello che ama è nelle quattro pareti di casa.
Io con la casa ho un rapporto contraddittorio. Ho sempre odiato i ruoli tradizionali femminili, tipo fare la casalinga, ho passato un’adolescenza da hikikomori e poi mi sono cercata interessi fuori casa, ma a casa ci devo comunque stare a scrivere. Diciamo che un gatto come Eusebio, essere magico e spirito mistico, aiuta a stare uniti: la casa è dove c’è il micio, per me sempre e comunque. L’importante è saperne uscire, ma anche sapere stare a casa, magari trovandosi delle attività. Del resto, qualcuno ha detto che questa stagione invernale è l’ideale per noi nerd, per starcene a casa a leggere e guardare dvd di cartoni e film. Magari con un gatto in braccio.

Una cosa che amai subito a Londra furono gli scoiattoli a St. James Park e ricordo che sentivo all’epoca, anni Novanta, Torino tanto grigia quando ci tornavo perché non c’erano gli scoiattoli e i colori di Londra.
Ma le cose nella vita possono cambiare: al Borgo medievale e al Valentino ci sono gli scoiattoli come a St. James Park, ci sono eventi, colori e cose belle. Per cui ho trovato qui le cose belle, ho trovato qui la mia casa. Poi, comunque, mi sentirò sempre a casa a Londra, e in tutti gli altri posti che amo.

Tra le ciliegine sulla torta del nostro governo che non è certo di sinistra né il migliore a cui possiamo aspirare, c’è stato il famigerato Fertility Day, cioè quando la ministra Lorenzin, non laureata e con un titolo di studio che la renderebbe idonea al massimo a rispondere al telefono e a fare le fotocopie, con due gemelli avuti ad oltre quarant’anni con la PMA e una mentalità rimasta ferma ai film anni Cinquanta (Scandalo al sole è il suo film cult mi sa…) si è permessa di venire a giudicare la scelta personale di avere o no figli.
Il tutto con una serie di immagini a dir poco dsgustose, offensive per chi come la sottoscritta non ha mai sentito il bisogno di procreare perché ritiene che noi donne ci realizziamo in mille altri modi e che siamo in troppi, ma anche per chi i figli li vorrebbe e non li fa per colpa del vergognoso Job Act di Poletti o delle difficoltà per la PMA e l’adozione e anche per chi i figli li ha fatti e non viene considerato.
Una campagna vergognosa, come non se ne vedevano più dall’epoca del Ventennio, che ha portato ad uno strascico ignobile, cioè quello di rendere le pillole anticoncezionali a pagamento e non più a carico del SSN. Le conseguenze saranno gravissime, aumenteranno gli aborti, i figli non voluti e il ricorso alla contraccezione d’emergenza, senza contare che in tante prendevamo la pillola non solo o non come contraccettivo ma perché risolve altri problemi, non ultime dismenorrea e endometriosi. E francamente io di tornare a dissanguarmi e a torcermi dal dolore durante il ciclo sentendomi dire che così è e così devo sopportare non ho proprio voglia e non lo auguro a nessuna donna.
Tutto questo fa parte di un disegno ignobile che vuole rispedire noi donne a casa a fare figli come nei merdosi film degli anni Cinquanta, e di cui fanno parte le difficoltà ad interrompere la gravidanza, gli assorbenti lavabili anziché usa e getta (che bello tornare a lavare panni sporchi di sangue puzzolente!), i contratti di lavoro capestro e i romanzetti che propongono donnette sottomesse di bei maschioni. Ma che schifo! Usiamo un bel termine caro al nostro governo, rottamiamo tutto! Per conto mio la battaglia contro quella demente di ministra è appena cominciata. E al referendum voterò un bel no, che equivale ad un calcio là dove non spunta il sole!
E a proposito sono ancora più fiera di essere gattara e childrenfree, e ricordo ai più distratti come la Lorenzin che se guardasse meno i film di Sandra Dee and company e vivesse di più nella vita reale sarebbe meglio, perché il mondo è sovprappolato.

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Giusto e auspicabile che si faccia qualcosa del parco Michelotti, ignobile che si voglia fare uno zoo. E per la cronaca io sono contro già lo Zoom storico.

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Un grande ci ha lasciati, un grande che ha dimostrato che da adolescenti si possono fare ca22ate e poi per fortuna si può cambiare.

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Ecco le quattro merde che hanno seviziato e ucciso il povero cane Angelo. Non dimenticheremo mai le loro facce immonde, come non dimenticheremo mai il sindaco, il parroco e gli abitanti di questo paesino di merda che li difendono dicendo che era solo un cane. Loro e gli altri schifosi che torturano e uccidono gli animali, come quel sacco di merda di Piero Faccioli, torturatore di gatti già da ragazzo a Caselle, che ora diventato ingegnere causa anche la morte di operai, saranno sempre nei pensieri di noi animalisti…

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Felice di aver trovato amici con cui condividere passioni e interessi.

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Fingermi etero è stata una delle più grandi sofferenze e disagi della mia vita. Ripudio ogni cosa che posso aver fatto in quel periodo della mia vita.

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La città che vorrei ha tanti musei, biblioteche, parchi dove puoi leggere libri in santa pace senza degrado, luoghi di aggregazione, servizi sociali, spazi per i nostri amici pelosi, librerie, eventi culturali.
In questi tempi di campagna elettorale passata si è parlato molto di cosa dovrebbe essere Torino. Io che mi ricordo la Torino grigia, triste, senza prospettive e piena di degrado degli anni Ottanta, dove quando tornavi dalle vacanze in un’altra città italiana o europea più vivace ti sentivi proprio male, oggi in questa Torino, checché ne dicano, trovo e ho trovato molte delle cose che vorrei.
Certo, i problemi ci sono, ma quelli esistono in tutte le città, davvero si pensa che altrove non ci siano angoli di degrado, disoccupazione e cose simili? Il 14 luglio scorso c’è stato l’attentato a Nizza, ecco io non ho mai capito tutta questa passione che hanno in tanti per questa cittaducola anonima, grigia, trappola per turisti dove o fai il riccastro o fai il servo al ricco o vivi di espedienti, dove nelle periferie c’è davvero degrado e non cose belle come la Cascina Roccafranca, il Mufant, la Biblioteca Primo Levi, il MEF, dove una donna non può girare da sola nemmeno in pieno giorno senza essere infastidita da maniaci vari e dove la microcriminalità è endemica.
Basta guardare l’erba del vicino, guardiamo anche la nostra, che è tutt’altro che poco verde. Ho passato questo mese di agosto a visitare Musei e residenze sabaude tra Torino e prima cintura, mi aspettano dei mesi prossimi densi di eventi, collaborazioni, cose da fare. Viaggerò sempre volentieri, ma sono felice di essere rimasta qui.

Ormai sono passai tre mesi dall’ultimo Salone del libro qui a Torino, sono successe tante cose e quella che mi ha dato più fastidio è stata lo strappo di alcune grosse case editrici che hanno deciso (la cosa era stata stabilita a febbraio e quindi non è uno strappo alla nuova sindaca di Torino) di mollare Torino e organizzare un nuovo evento simile a Milano, pare nello stesso periodo.
Ho frequentato il Salone del libro dalla prima edizione, in mezzo ho saltato alcuni anni per scazzi e mazzi personali, da un po’ di anni comunque non me ne perdevo uno, e trovo davvero stupido e scorretto quello che è successo. Che ci siano state delle scorrettezze da parte dell’organizzazione e in particolare di GL Events, che ha creato non pochi problemi anche a Torino Comics e al Salone del gusto è indubbio, che tante cose andrebbero migliorate (ma difetti ce ne sono in tutte le fiere, cari signori e signore!) è evidente, ma questo strappo è davvero vergognoso, oltre tutto da parte di chi ha sempre avuto visibilità e introiti durante la kermesse subalpina.
Comunque, ho apprezzato molto l’atteggiamento della sindaca Chiara Appendino, che non ho votato e di cui non avevo per niente condivido le affermazioni sulle code ai Musei come da condannare perché c’è gente in coda alla mensa dei poveri, che invece sul Salone ha avuto una posizione netta e in difesa, e spero davvero che il nostro Salone continui ad esserci.
Tra l’altro, nessuno vieta a Milano o ad altre città di fare altri eventi sui libri, come capita con le fiere del fumetto che oltre a Lucca hanno colonizzato tutta la nostra penisola, e tanti ce ne sono, ma voler fare la loro fiera sui libri in diretta concorrenza con Torino è proprio essere cordialmente stronzi, lasciatemelo dire.