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Nella vita si cambia, la vita ti cambia e ci sono cose che in poco tempo ti possono diventare odiose, antipatiche o scoprire quanto sono superate. Soprattutto, per quello che mi riguarda, tutto quello che ha fatto parte della mia odiata e odiosa adolescenza, di cui sento ancora le conseguenze oggi, visto che causa voto basso di maturità e malgrado gli studi successivi ho difficoltà a stabilizzarmi tramite concorsi.
Ho trovato qualche tempo fa questo interessante anche se discutibile articolo in francese, De l’influence d’Angélique et de Sissi sur le petites filles  che mi ha fatto riflettere su quanto sono superati certi modelli e eroine, e quanto con me la nostalgia canaglia abbia fatto il suo tempo.
Da adolescente, tra le cose che hanno ammorbato le mie giornate da hikikomori passate in casa senza prospettive ci sono stati appunti i film di Sissi e i film di Angelica, che so che tante persone hanno amato e amano (soprattutto ragazzine romantiche e casalinghe senza senso della realtà…): film con cui poi mi sono incontrata e scontrata anche anni dopo, ma che ora entrano ormai nel novero delle cose superate e abbastanza inutili. E lo dice una che continua ad adorare manga ed anime d’annata, che non  vede l’ora che esca il nuovo film di Star Wars, che divora romanzi storici e film in costume, ma per pietà, che siano un po’ più di qualità di queste due operine per fanciulle anni Cinquanta e Sessanta.
Sulla serie di Sissi ritengo che non renda giustizia ad un personaggio complesso, meraviglioso, intrigante ed enigmatico come Elisabetta di Baviera, e che sia un’insopportabile sequenza di scenette da fotoromanzo che nulla hanno a che vedere con la Storia, quella vera, molto più interessante anche se più tragica.
Per quello che riguarda Angelica, le critiche che muovo sono altre,  la poca veridicità storica (mi piace molto di più la corte di Luigi XIV che si vede ne Le regole del caos) e la stupidità di questa grande storia d’amore tra bellona e sfregiato che a me fa francamente sghignazzare tanto è poco credibile. Poi, sarà un problema personale, ma trovo assurdo che questi film vengano strumentalizzati da chi nega il fatto che sono gay dicendo che non posso esserlo perché da adolescente sognavo con ste robette, come se avessi avuto altre opportunità e scelte.
Che eroine amo? Beh senz’altro quelle della letteratura di alto livello, da Anna Karenina a Jane Eyre, da Elizabeth Bennett a Madame Bovary. Poi ritengo che malgrado tutto un personaggio come Lady Oscar, ideato fuori dall’Occidente, sia molto più valido della principessina di Baviera e della cortigiana in cerca del suo grande amore, anche per la sua tragicità e per la sua modernità. Oscar è un’icona femminista e lesbica, Sissi e Angelica vanno bene per le sottomesse che poi da un certo punto in poi si sono entusiasmate per le sfumature di grigio e altre tavanate.
Allora sono meglio certe supereroine dei fumetti, Wonderwoman in primis, o certe eroine della cultura pop moderna come Xena, Buffy, Katniss, Scully, o anche perché no le splendide protagoniste dell’epopea de Il trono di spade, a cominciare dalla perfida Cersei, non poi così perfida, e senza dimenticare Brienne, Arja, Daenerys, Sansa e tante altre. E aggiungerei anche certe riletture delle fiabe in chiave femminista, Once upon a time in testa, ma anche piuttosto i classici Disney con le loro principesse, meno stucchevoli malgrado tutto, o ancora altre icone dell’animazione giapponese, Candy in testa (una femminista sfegatata in confronto alla principessina bavarese e alla ragazzina nobile che si faceva domare dal tanto fascinoso sfregiato…).
Come si può notare non faccio gerarchie di merito e di qualità letteraria, ma semplicemente di cose che bisogna lasciarsi indietro, per stare meglio, per essere se stessi davvero, per non rimbambirsi più con modelli sbagliati e superati. Ognuno ha i suo tempi e i suoi modi, e ci sono cose che è giusto che si perdano per sempre. Comunque, non proporrei mai ad una ragazzina di oggi, tipo mia nipote, Sissi e Angelica come modelli: se ha voglia di guardarsi i suddetti film, nulla da dire, ma le direi che per me sono tavanate per donnette romantiche e le proporrei piuttosto Lady Oscar, Hunger Games, Xena, o i classici come Jane Eyre, o icone per tutte le età come Alice, Dorothy, Jo March, Jolanda.
Poi ognuno faccia quello che vuole, io preferisco appassionarmi a cose che mi hanno dato molto di più che delle tristi giornate chiusa in casa o dei luoghi comuni duri a morire a distanza di oggi. Cose che mi hanno fatta uscire di casa, che mi hanno spinta a seguire le mie vocazioni creative, che mi hanno fatto conoscere persone e modi di vivere diversi, che mi hanno ispirata, che mi hanno fatto scoprire chi sono veramente.

Ho avuto modo di conoscere una ventina d’anni fa la casa editrice Castelvecchi, per alcuni interessanti libri sulla cultura otaku e geek, e ancora oggi la reputo una delle più valide in circolazione.
In particolare, trovo che la collana Ritratti, che ripropone biografie del passato di uomini e donne celebri, sia particolarmente azzeccata, anche perché sono classici non solo della divulgazione storica, che in pochi ormai hanno.
Elisabetta e il conte di Essex  La regina Vittoria ricostruiscono la vita di due sovrane inglesi agli antipodi, a cura dello studioso di inizio Novecento Lytton Strachey, ed entrambe sono restituite con fascino e partecipazione, anche se per l’autore la  migliore resta Vittoria, senz’altro perché legato ad un certo tipo di mentalità.
Maria Antonietta di Stefan Zweig è un classico da avere e leggere, assente da anni dalle nostre librerie, il libro alla base della rivalutazione dell’ultima Regina di Francia, nonché ispiratore di Riyoko Ikeda.
Avventure di terra e di mare del duca di Lauzun, favorito della corte di Maria Antonietta, sbuffone e guascone fino alla morte sulla ghigliottina, è un libro spassoso, mentre Madame de Pompadour dei fratelli Goncourt è un alro di quei classici che ricostruiscono un’icona del Settecento alla luce dei valori borghesi dell’Ottocento.
Tra tutti, quello che ho amato di più senza togliere nulla agli altri è I ricordi di una signora meravigliosa di Ottoline Morrell, impareggiabile descrizione della società tra Otto e Novecento, con personaggi celebri, viaggi, richiami storici. Un libro da non perdere, in particolare per i fan di Downton Abbey.

Purtroppo l’editoria italiana ha trascurato di tradurre alcuni dei libri più interessanti degli ultimi anni su Maria Antonietta, a cominciare dalle biografie di Simone Berthière e di Jean Chalon: ci si può rifare con questo agile saggio, della nostra Alice Mortali, appassionata a studiosa della Storia di Francia, che racconta la storia dell’ultima regina d’oltralpe attraverso i posti dove è vissuta. Ideale anche per costruire itinerari di vacanza ad hoc.

Da anni amo leggere le biografie di donne famose e se, quando ero adolescente, la mia passione erano principesse e favorite, ora leggo di tutto.
E ho amato molto questa autobiografia scritta a quattro mani di Bianca Guidetti Serra, partigiana, militante antifascista, amica personale di Primo Levi e altri intellettuali ebrei, avvocatessa sia di donne condannate per aver abortito in una società disumana che di terroristi, attiva in tutti i campi dei diritti dei lavoratori, dalla sicurezza, di tragica attualità, alla schedatura di cui erano vittime i dipendenti Fiat (ma sicuri che non ci sia più? Le agenzie per il lavoro hanno le loro liste nere, io ci sono finita perché non ho voluto andare a fare corsi inutili e lavori truffa come i call center).
Un saggio che ti lascia dentro tanto: spero di riuscire ad incontrare questa mia illustre concittadina, che doveva partecipare a Miralibri alla Cascina Roccafranca ma che non ce l’ha fatta.

Dopo aver conosciuto due suoi volti cinematografici, Glenn Close e Katharine Hepburn, e aver letto una storia romanzata della sua vita scritta da Mireille Calmel, mi sono addentrata in una biografia reale di questa regina leggendaria, Eleonora d’Aquitania, regina due volte, di Francia e Inghilterra, madre di Riccardo Cuor di leone, donna libera e senz’altro in anticipo sui suoi tempi. Il libro, scritto in maniera rigorosa dalla storica Allison Weir, ricostruisce una vita eccezionale (per la serie quando la realtà supera ogni finzione e anzi ispira), in un mondo ricco di contraddizioni, crudele ma anche molto affascinante.
Dopo la storia di Paolina, ho letto la storia dell’altra donna di Napoleone, Josephine,, scritta da Ernest John Knapton, sua prima moglie, vedova di un aristocratico rivoluzionario ghighiottinato durante il Terrore, spendacciona, frivola, fedifraga, ma unico vero amore dell’Imperatore corso, da lui ripudiata perché non riusciva a dargli un figlio. Vorrei recuperare (ma è introvabile) uno sceneggiato francese di decenni fa sulla sua vita, di cui ho un vago ricordo splendido. Una vita da romanzo, comunque, un personaggio a tratti controverso ma molto affascinante: e uno dei posti che mi sono rimasti di più nel cuore è la sua casa vicino a Parigi, la Malmaison, dove ancora oggi crescono le rose che lei aveva voluto, dove la sua camera da letto è ancora un santuario dedicato alla sua memoria, alla memoria di una vita breve ed intensa: Josephine morì nel 1814, a 51 anni, senza assistere a Waterloo e alla caduta definitiva del suo ex marito, abbandonato da Maria Luisa d’Asburgo, sua seconda moglie.
Adoro la figura storica di Elisabetta I e ho letto con piacere questa ulteriore biografia su di lei, della mitica collezione Rusconi biografie e scritta da Daria Kotnik. Forse leggermente datata, ma interessante, dimostra come spesso la realtà sia stata più affascinante di ogni romanzo, raccontando la storia di questa regina, proclamata figlia illegittima da un padre desideroso di un figlio maschio, diventata la più grande sovrana forse di tutti i tempi, amante delle arti e della cultura, aperta, tollerante, disposta a tenere unito un Paese diviso, vissuta senza un marito ma con molte passioni per cortigiani e favoriti. Una gran donna, celebrata in film e sceneggiati, la cui storia è sempre affascinante, anche se la si conosce bene.
Altra figura nota è quella di Paolina Bonaparte Borghese, la bellissima e adorata sorellina minore di Napoleone, dalla vita breve (morì a soli 45 anni, nel 1825) e avventurosa, in tutti i sensi. Tra l’altro ricordo ancora l’emozione di fronte alla statua di Canova a Villa Borghese.
Questo libro, scritto da Genevieve Chastenet, mi ha svelato due episodi poco noti della vita di Paolina, la sua infanzia in Corsica, tra ribellioni e fughe, e la sua età matura, dove a Roma diventò protettrice di artisti. Il tutto, oltre alle storie di amori, fughe, scandali, dicerie maligne (non fu mai l’amante di suo fratello), lutti e matrimoni che già conoscevo.
Conoscevo già la figura storica di Madame de Maintenon, moglie morganatica del Re Sole (in pratica una Camilla del Seicento!) ma ho letto comunque con piacere questo libro di André Castelot, che comunque ha dato il meglio nella biografia su Maria Antonietta, di cui ho una versione illustrata in lingua originale splendida.
C’è da dire che l’epopea di questa donna, di origini modeste, per metà di cultura ugonotta (che non mancherà di rinnegare), sposa a 16 anni del deforme Paul Scarron, governante dei figli di Luigi XIV e di Madame de Montespan, e infine compagna della triste vecchiaia del Re Sole, è davvero affascinante, come e forse anche di più di tanti romanzi ambientati in quell’epoca. Tra l’altro, in questo libro viene fuori una curiosità che non sapevo: l’unico membro della famiglia reale sepolto in Versailles, nella cappella, è proprio madame de Maintenon, portata lì a fine Ottocento.