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Senz’altro la cosa migliore che mi è successa nel 2016 è stata la pubblicazione della mia Storia del fantasy presso Anguana, un lungo lavoro a cui mi sono dedicata che mi ha lasciata poi facendomi prendere un periodo di pausa da nuove pubblicazioni, se si esclude la riedizione di Buffy e Angel.
Adesso però il periodo di allori è finito, continuerò a promuovere i miei libri già usciti, a cominciare da Storia del fantasy, ma mi metterò al lavoro sui nuovi progetti, come il saggio sugli anime di fantascienza, un romanzo fantasy a cui ne seguiranno altri (ma non sarà una saga), e poi altri approfondimenti, anche partendo dal libro di cui sopra. Perché il mondo del fantasy non mi lascerà mai e merita altri approfondimenti.

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Il mio gatto Matteo aveva dei ricordi selvatici e cercava sempre di scappare. Anselmo era troppo malato ed era un angioletto che era venuto a trovarmi, Eusebio invece adora stare a casa e non si interessa al mondo che c’è là fuori perché tutto quello che ama è nelle quattro pareti di casa.
Io con la casa ho un rapporto contraddittorio. Ho sempre odiato i ruoli tradizionali femminili, tipo fare la casalinga, ho passato un’adolescenza da hikikomori e poi mi sono cercata interessi fuori casa, ma a casa ci devo comunque stare a scrivere. Diciamo che un gatto come Eusebio, essere magico e spirito mistico, aiuta a stare uniti: la casa è dove c’è il micio, per me sempre e comunque. L’importante è saperne uscire, ma anche sapere stare a casa, magari trovandosi delle attività. Del resto, qualcuno ha detto che questa stagione invernale è l’ideale per noi nerd, per starcene a casa a leggere e guardare dvd di cartoni e film. Magari con un gatto in braccio.

I fumetti sono un hobby, devi cercarti un lavoro serio. E non puoi pensare di perdere tempo dietro a cose difficili come studiare giapponese, ci vanno anni!
Magari cambiando qualche termine all’interno, sono convinta che molti e molte si sono sentiti negli anni dire queste belle paroline per scoraggiare sogni e aspirazioni, da parte di gente rimasta ancorata a modelli vecchi, che non capisce che oggi aziende ed enti non assumono più con i ritmi degli anni del boom economico, per cui poteva valer la pena barattare le proprie aspirazioni per un lavoro tranquillo e garantito che ti assicurava stipendio e pensione, e la possibilità magari di dedicarsi a cosa ti piaceva nel tempo libero.
Adesso, e con adesso ritengo da una ventina d’anni a questa parte, non è più così, e cercare un cosiddetto lavoro serio si traduce nel passare la vita a fare lavori precari, sottopagati, che ti fanno pure schifo e non ti lasciano nemmeno il tempo per dedicarti alle cose che ti piacciono, perché devi essere sempre disponibile, come capita nei lavori della cosiddetta new economy.
Morale, questa è l’anticamera del diventare neet o comunque di passare la vita infelici e frustrati, a lamentarsi con Renzi, Berlusconi and company che non ci sono prospettive, quando per primi si sono tagliate fuori le proprie prospettive.
Che nel nostro Paese ci sia una situazione più difficile che altrove, soprattutto per i lavori culturali, creativi e legati alla conoscenza è indubbio, ma dire ad un giovane, ragazzo o ragazza, che deve tenere la sua passione, qualunque essa sia, come un semplice hobby è una cosa cattiva, meschina, ottusa, con la presunzione di vecchie generazioni legate a schemi superati e che non capiscono il mondo di oggi.
Nessuno e nessuna dovrebbe accettare questo, anche perché questo ci condanna ad anni se non una vita impantanati nella cacca, a essere infelici e a fare male quelle cose tanto serie che dovrebbero garantirci una vita che ormai è difficile ottenere.
Occuparsi delle proprie passioni e interessi in modo da farli diventare un lavoro non vuole dire battere la fiacca e fare un tubo dal mattino alla sera. Vuol dire essere sempre attivi, umili e pronti ad imparare cose nuove, disponibili al confronto con altre persone, aperti al mondo, attenti, pronti al sacrificio, eclettici: tutto quello che non si è se si ingabbiati in una vita che non ti appartiene e che vivi male.
Mi rivolgo a chi è giovane: se  qualcuno in casa vi dice una frase simile a quella sopra, con magari qualche modifica, mandatelo a stendere, chiunque sia. Siamo futuro cibo per i vermi, come diceva il grande professor Keating, e non dobbiamo sprecare nemmeno un attimo delle nostre vite a fare qualcosa che non ci appartiene.

Dopo mesi, anzi anni che me lo prefiggevo, durante quest’estate 2016 mi sono rimessa a disegnare. Alle medie amavo disegnare sotto gli insegnamenti della professoressa Raselli, al liceo le ore di disegno, tolto l’orribile e incuboso disegno tecnico, sono stati uno dei pochi momenti belli con ornato e disegno architettonico dove ho preso anche tra i pochi 8 della mia carriera liceale, ma poi avevo un po’ mollato tutto, pur essendo circondata da gente che disegna, e anche molto bene, e avendo continuato ad interessarmi di arte. Ma stavolta l’ho fatto, mi sono procurata gomma pane, gomma, matite varie, carboncino, colori, album, e ho preso in prestito e acquistato qualche libro. Cercherò di dedicarmi a questa attività anche nei prossimi mesi, perché anche se devo lavorare e tanto di esercizio, sento che mi gratifica e anche molto. Al di là dei pastrocchi che ho fatto come tatuaggi a mano lavabili per alcune occasioni, va beh anche quelli sono esperimenti.