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Per la terza volta si è rinnovato qui a Torino l’appuntamento con il Torino Xmas Comics, l’edizione invernale della più nota e paludata Torino Comics. Due giorni di divertimento, acquisti, colori, incontri con persone speciali, a cominciare dai grandi doppiatori Fabrizio Mazzotta, Domitilla D’Amico, Georgia Lepore, Veronica Puccio, degustazioni di sidro e tomino, foto, conferenze. Peccato per il mal di testa che mi ha rovinato un po’ la domenica, ma solo un po’.
In mostra la domenica, con il mal di testa, e appesi al collo vari ciondolo tra cui l’auryn de La storia infinita, ho incontrato tre ragazzine che mi hanno fatta commuovere, dicendomi che è bello incontrare persone adulte come me in mezzo al grigiume generale. Poveracce, loro non hanno conosciuto il grigiume anni Ottanta fatto di conformismo e imposizioni eterosessiste e conformiste al suon de I fumetti sono un hobby devi trovarti un lavoro serio oppure Non puoi perdere tempo facendo cose come studiando giapponese. Per fortuna, quello schifo me lo sono lasciato dietro, mi sono inserita nel mondo nerd non solo come semplice appassionata, diventandone un’esperta (anche se ho ancora tanto da imparare, anche da giovanissime piene d’energia come loro) e voglio rimanere qui. Per me stessa e per gli altri, per creare alternative a disperazione e rigurgiti sbagliati. Anche attraverso i fumetti e la fantasia, che possono aiutare la gente a vivere una vita migliore. Con me e altri l’hanno fatto.

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E anche quest’anno non potevo mancare a Lucca, come sempre in gita in giornata grazie alla Fandango di Walter Tiziano Pairone. Ogni anno mi riprometto di tornare l’anno dopo e fermarmi qualche giorno in più, ogni volta non ci riesco per ora anche se conto di consolidare sempre di più la mia presenza nel mondo nerd con varie pubblicazioni e attività.
Però anche se per poche ore Lucca è sempre magica, con i suoi colori, odori, viuzze, assaggi, cosplayer, incontri. Uno dei posti dove mi sento me stessa e a casa, pieno di amici che non ho ancora incontrato e dove è sempre bello andare.

In ogni generazione esiste una prescelta che lotta contro i vampiri,  i demoni e le forze delle tenebre: lei è la Cacciatrice..
Questa era la tagline di presentazione delle prime stagioni di Buffy, serie abbastanza indimenticabile per molti, me compresa.
Penso che per ogni generazione ci siano eroi, miti e modelli da non sottovalutare e che sia sbagliato pensare che bisogna essere sempre uguali e avere gli stessi modelli delle generazioni precedenti.
Ricordo una battuta poco felice di un genitore detta ad un figlio che guardava TerminatorMa cosa guardi quella cosa, capirei guardassi John Wayne o i moschettieri ma quell’affare proprio no! Bene, alle giovani generazioni i film di John Wayne, reazionario molto discutibile che sarebbe andato d’accordo con Trump, non dicono un bel niente, mentre per i moschettieri mi chiedo da tanto come mai un libro così bello abbia generato dei film così mediocri e polpettoni.
Non si può pensare che gente di una generazione diversa dalla propria apprezzi le stesse cose, e soprattutto continuare a imporre e proporre cose superate, soprattutto per quanto riguarda questioni fondamentali come il ruolo della donna nella società, tipo far leggere ad un’adolescente i romanzacci della Cartland e della Delly o proporle in tv polpettoni insulsi che esaltano la sottomissione della donna e il trovare un uomo come l’unico scopo a cui si deve ambire. Purtroppo le sfumature di grigio hanno dietro tutta sta schifezza…
Ricordo anche una battuta di una mia ex compagna di un corso che feci tanti anni fa, in cui commentava il cartone animato di Mazinga dicendo che ripensandoci con il senno di poi era davvero squallido. Beh, io penso invece che sia stato davvero squallido dovermi sorbire storie superate, retrograde, lagnose, legate a schemi patriarcali, che per fortuna sono anni che non guardo e leggo più (grazie alla scoprta della cultura nerd!) ma che ogni tanto mi vengono ancora propinate e citate come qualcosa di bello. Succede anche che ci siano persone che continuano a vivere nel passato, a rimpiangere vecchi schemi in cui sono rimaste prigioniere, a idealizzare cose lontane che  erano tutto tranne che da idealizzare e a considerarle maestre di vita ancora oggi. E in questo va detto che noi donne siamo maestre.
Grazie no, preferisco vivere nel presente e progettare il futuro.

I fumetti sono un hobby, devi cercarti un lavoro serio. E non puoi pensare di perdere tempo dietro a cose difficili come studiare giapponese, ci vanno anni!
Magari cambiando qualche termine all’interno, sono convinta che molti e molte si sono sentiti negli anni dire queste belle paroline per scoraggiare sogni e aspirazioni, da parte di gente rimasta ancorata a modelli vecchi, che non capisce che oggi aziende ed enti non assumono più con i ritmi degli anni del boom economico, per cui poteva valer la pena barattare le proprie aspirazioni per un lavoro tranquillo e garantito che ti assicurava stipendio e pensione, e la possibilità magari di dedicarsi a cosa ti piaceva nel tempo libero.
Adesso, e con adesso ritengo da una ventina d’anni a questa parte, non è più così, e cercare un cosiddetto lavoro serio si traduce nel passare la vita a fare lavori precari, sottopagati, che ti fanno pure schifo e non ti lasciano nemmeno il tempo per dedicarti alle cose che ti piacciono, perché devi essere sempre disponibile, come capita nei lavori della cosiddetta new economy.
Morale, questa è l’anticamera del diventare neet o comunque di passare la vita infelici e frustrati, a lamentarsi con Renzi, Berlusconi and company che non ci sono prospettive, quando per primi si sono tagliate fuori le proprie prospettive.
Che nel nostro Paese ci sia una situazione più difficile che altrove, soprattutto per i lavori culturali, creativi e legati alla conoscenza è indubbio, ma dire ad un giovane, ragazzo o ragazza, che deve tenere la sua passione, qualunque essa sia, come un semplice hobby è una cosa cattiva, meschina, ottusa, con la presunzione di vecchie generazioni legate a schemi superati e che non capiscono il mondo di oggi.
Nessuno e nessuna dovrebbe accettare questo, anche perché questo ci condanna ad anni se non una vita impantanati nella cacca, a essere infelici e a fare male quelle cose tanto serie che dovrebbero garantirci una vita che ormai è difficile ottenere.
Occuparsi delle proprie passioni e interessi in modo da farli diventare un lavoro non vuole dire battere la fiacca e fare un tubo dal mattino alla sera. Vuol dire essere sempre attivi, umili e pronti ad imparare cose nuove, disponibili al confronto con altre persone, aperti al mondo, attenti, pronti al sacrificio, eclettici: tutto quello che non si è se si ingabbiati in una vita che non ti appartiene e che vivi male.
Mi rivolgo a chi è giovane: se  qualcuno in casa vi dice una frase simile a quella sopra, con magari qualche modifica, mandatelo a stendere, chiunque sia. Siamo futuro cibo per i vermi, come diceva il grande professor Keating, e non dobbiamo sprecare nemmeno un attimo delle nostre vite a fare qualcosa che non ci appartiene.

Tornando sul discorso cambiamenti nella vita, mi sono accorta che ci sono alcuni tipi di passioni e interessi.
Ci sono passioni, pochissime, che durano tutta la vita, nel mio caso posso indicare l’amore per gli animali, gatti in particolare, e per i libri, anche se sono cambiati i libri che leggo.
Ci sono passioni che vengono riscoperte a distanza di anni: nel mio caso indico quella per i fumetti e il fantastico, presente quando ero piccola e poi accantonata per stupide imposizioni eterosessiste, quella per l’archeologia, quella per la montagna, quella per il collezionismo di giocattoli e quella per fiabe e narrativa per ragazzi. Chiaramente quando si riscoprono queste cose da grandi cambia l’approccio e sai che questa volta è per sempre.
Ci sono passioni che si scoprono da grandi: impegno civile, fantasy, Oriente, mercatini, enogastronomia, arte, serie di culto e simili sono le mie.
Ci sono poi menate effimere,  che ti accompagnano solo per un breve periodo, nel mio caso quelle per cosette sentimentali, spesso sono passioni indotte, che si seguono per seguire massa o imposizioni e che poi svaniscono. Ed è bene che sia così.

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Anche quest’anno è andato e passato Torino Comics, appuntamento che seguo dalla prima volta (ho saltato solo l’edizione del lontano 1996), che è cresciuto con me e con la  mia passione per i fumetti, il fantastico e la cultura nerd, da  mero interesse nel tempo libero a cosa a cui dedicarmi a livello professionale, alla faccia di chi mi diceva che erano solo un hobby e dovevo trovarmi un lavoro serio.
Bellissimi i cosplayer, simpatici gli incontri, gustosi gli acquisti, soprattutto gadget fatti dai fan. A questo proposito, dato che si chiama Torino Comics, mi piacerebbe qualche stand in più di fumetti, con case editrici e simili: nulla contro serie tv, cinema, arte, gadget, videogames, giochi di ruolo, ma i fumetti dovrebbero tornare centrali, con magari anche qualche libro in più.
A proposito? Che c’entrano gli Youtubers? Fossero ragazzi e ragazze che fanno web serie nerd e cose simili li capirei, ma questi qui fanno i cretinotti e basta…
Detto questo, non facciamo sempre i criticoni: io amo Torino Comics, con tutti i suoi difetti (ma nessuna fiera è perfetta, nemmeno l’inarrivabile Lucca Comics), quei giorni là dentro sono sempre magici, divertenti, fantasiosi, stimolanti, simpatici, trascinanti. Soprattutto per chi è abbastanza grande da ricordarsi quando questi eventi non esistevano, ed era tutto tanto grigio…
Ci rivediamo a dicembre!

Tanti bellissimi cosplayer, tanti begli stand, la bravissima Black Banshee, meglio nota come Marga Biazzi, Tamara Deroma con la sua simpatia, il nuovo talento del fantasy Luca G. Airale, lo stand della Stic, Fausto, James, la gara del cosplay, gli ottimi acquisti, il ciao ciao alla Barbie di Malefica che spero di ritrovare presto… queste sono solo alcune delle cose che ho adorato a Torino Xmas Comics, un altro appuntamento splendido di questa fine anno. Ragazzi, vi voglio bene e continuiamo così.