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Katniss Everdeen è tornata al cinema, e devo dire che non delude nemmeno questa volta, confermandosi come una delle eroine più interessanti del cinema e della letteratura di oggi, inserita in un genere che comunque ha dato e fatto molto per l’emancipazione di noi donne.
Un film sempre più adulto, non certo solo per adolescenti, con un discorso sullo sfondo sulla libertà e la lotta non da poco, tant’è che in Tailandia e a Taiwan schedano chi va a vederlo. Una canzone trascinante, una riflessione su cosa bisogna fare per riavere la libertà che è stata portata via (due scene sono decisamente forti), alcune citazioni non male da Metropolis e il grande addio al cinema di Philip Seymour Hoffman. Massimo rispetto per le persone e le loro scelte, ma la sua morte e quella di Robin Williams restano lutti indelebili per il cinema. In attesa dell’ultimo capitolo e francamente non capisco sta mania di spezzare le emozioni finali.

Non sono un’amante dei film in animazione computerizzata, sono rimasta anzi profondamente delusa da diversi di questi, da Ratatouille a Shark Tale, e continuo ad essere una cultrice di cartoni animati classici, ma devo dire che negli ultimi mesi ho visto alcuni film che mi hanno colpita positivamente.
A parte l’ottimo Capitan Harlock in CGI, che ho trovato innanzitutto una splendida space opera vecchio stile (con distopie varie devo dire che sento un po’ la mancanza della space opera classica), devo dire che mi sono divertita e ho apprezzato non poco Rapunzel, Brave e Frozen.
Rapunzel finalmente presenta un’eroina che si salva da sola, non contiene le crudeltà patriarcali, gravidanza compresa, della storia originale, ed è simpaticissimo anche il principe della situazione, un ladro che mi ha ricordato non poco Alex Krycek.
Brave è ambientato nella splendida Scozia dove ho lasciato il cuore e presenta finalmente una principessa che vuole essere libera e indipendente: Merida rimane single, niente principe azzurro, che liberazione!
Frozen è molto interessante, anche qui storia al femminile in cui i maschietti si fanno una figura barbina, le due ragazze sono davvero carine e simpatiche, e tra l’altro non vedo l’ora di vederle come personaggi ricorrenti in Once upon a time. Continuo a preferire l’animazione tradizionale, ma se la storia mi attira andrò a vedere anche film in CGI.

Maleficent mi è piaciuto, e molto anche, e non solo per la splendida Angelina Jolie, meravigliosa come non mai, ma anche per le atmosfere con richiami ai disegni di Brian Froud e Arthur Rackham, per la rilettura femminista della vicenda, per la figura di guano che si fa il principe azzurro (e a proposito di guano, sicuri che non preferisca Fosco il corvo in vesti umane?), per i richiami ecologisti e per l’assunto che i bambini, comunque sia, sono di chi li cresce e li ama.
Certo, posso capire che i puristi storcano il naso, e io avrei comunque trattato meglio le tre fatine, tra cui c’è la grande Staunton e la giovane e interessante Juno Temple, e avrei fatto di Aurora un personaggio un po’ più politicamente scorretto, è ancora troppo buona. Ma tanto ho in mente anch’io una rilettura della Bella Addormentata molto anticonformista, e no, non come quella di Anne Rice. Io non amo le donne sottomesse. Né le buone né le cattive.

Preferisco, lo ripeto, decisamente il fantasy alla fantascienza, ma devo dire che i tre romanzi di Suzanne Collins e il primo film della serie di Hunger Games mi hanno davvero appassionata: distopie nel futuro, ribellioni, echi del mondo di oggi tra reality, Occupy Wall Street e la Primavera araba, ma soprattutto ho adorato il personaggio di Katniss Everdeen, nuova eroina nella tradizione di una Ripley ma anche di una Xena. Una variante sulla lotta contro la dittatura, e in tempi di dittature di consumismo, banche, spread e mancanza di diritti ce ne era proprio bisogno.

L’eroina del momento è Biancaneve, in varie riletture della sua fiaba, devo dire tutte piuttosto riuscite.
Oltre alla Biancaneve spadaccina e smemorata di Once upon a time, mi è piaciuta innanzitutto molto una Biancaneve letteraria, quella di Mirror Mirror di Gregory Maguire, che vive le sue avventure nell’Italia rinascimentale, scontrandosi niente meno che con Lucrezia Borgia.
Un po’ kitsch e un po’ Bollywood il Biancaneve di Singh, con una strepitosa Julia Roberts che fa la cattiva e ironizza sulle manie di eterna giovinezza delle donne oggi.
Decisamente quasi perfetta la rilettura fantasy di Rupert Sanders, tra riprese delle origini del mito della regina cattiva, dalla contessa Bathory, citazioni di celebri film fantasy, atmosfere da Il trono di spade, un cacciatore che batte a man bassa il principe (nella’ltro film se lo pappava il papà di Biancaneve, il sexyssimo Sean Bean), una meravigliosa Charlize Theron: peccato che tutto sia un po’ reso meno bello dall’inespressiva Kristen Stewart che non può certo rivaleggiare con la Theron.

In ritardo sul libro che avevo scritto su Lady Oscar, è arrivato in dvd e ho potuto vedere  il musical ispirato a Lady Oscar, messo in scena un paio d’anni fa al Teatro Vascello di Roma. Interessante vedere come la storia ideata da Riyoko Ikeda sia adatta anche come musical in stile Il fantasma dell’Opera Notre Dame, non snaturando ma innovando. Da non confondere con lo spettacolo giapponese del Takarazuka che non è male ma è più staticamente orientale. Bello, coinvolgente, con belle musiche.