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Un anno fa WordPress diventava inaccessibile per il mio vecchio pc. Oggi, con un nuovo computer riesco ad accedervi di nuovo, in mezzo ho ideato un nuovo blog, Fantastico e dintorni nato come Vita da bibliofila.
Ovviamente niente torna come prima, ci saranno anche nuovi sviluppi, ma ogni tanto mi piacerà tornare qui. Intanto, ecco una cavalcata di foto di eventi del 2017, al Mufant, ai vari Comics, al Salone del libro, in casa, a librerie e biblioteche. Va da sé che certe cose continuano a piacermi, altre se ne sono aggiunte, e ho comunque ancora tante cose da dire in giro.

Avevo letto i suoi libri e come amante del fantasy li avevo trovati ben scritti e con tematiche valide e non banali, quali il rispetto verso chi è diverso e l’emancipazione della donna: per questo motivo sono basita dagli atteggiamenti che da anni la scrittrice e dottoressa Silvana de Mari ha, tra razzismo, antifemminismo, antiscienza, omofobia.
Purtroppo arte e vita non sempre vanno di pari passo, lo diceva anche il mio mitico insegnante di informatica allo IAL Gandini: detto questo, ero già rimasta allibita dalle affermazioni anti Islam che aveva avuto durante un incontro qualche anno fa presso la libreria bar Mood, ma andando avanti la cara signora ha corretto il tiro, diventando sempre più integralista e delirante.
Si vanta dei suoi titoli accademici e ha un’idea del mondo musulmano che sembra basata sui romanzacci rosa degli anni Cinquanta e non sulla realtà dei fatti della complessità di persone che non sono certo tutti terroristi, mutilatori di donne, donne velate, e a proposito ho trovato molta più libertà e indipendenza nelle donne e ragazze di quella cultura che in tante nostre cretinotte intortate da soap e Harmony.
Poi dall’alto dei suoi titoli accademici la dottoressa De Mari si permette di dire castronerie tipo che la depressione, male di cui ho sofferto anch’io e ho visto soffrire in maniera molto più grave persone a me care, non esiste, un’affermazione gravissima e vergognosa, ancora di più perché la dottoressa è laureata in psicoterapia cognitiva.
C’è poi il discorso antifemminismo: la dottoressa dimostra di non conoscere gli enormi benefici che questo movimento ha portato a tutte le donne, lei compresa, visto che senza il femminismo non avrebbe potuto prendere le due lauree di cui va tanto fiera, non potrebbe scrivere, non potrebbe avere una casa di proprietà, non potrebbe guidare l’auto, non potrebbe viaggiare e avrebbe dovuto sfiancarsi di gravidanze e non fermarsi ad un solo figlio come ha fatto. Per la signora De Mari è colpa delle femministe se ci sono i femminicidi, perché noi donne non accettiamo più il meraviglioso (per lei) ruolo di cura del maschio e della famiglia (piuttosto mi suicido…) e sminuisce un grave problema sociale. Ah, per la cronaca è contro anche la pillola anticoncezionale, medicinale che ha liberato le donne dall’incubo delle gravidanze indesiderate e da tanti altri problemi come i dolori mestruali (io rimpiango di non averla scoperta prima) e la libertà sessuale, per lei dobbiamo trombare per procreare e stare zitte. Perché non lo faccia lei per prima resta un mistero.
Ma è sugli omosessuali che si è scatenata, guadagnandosi l’appoggio di Adinolfi & c, quei cari personaggi per cui sarebbe interessante un intervento dei mitici Dalek: ci vede (anche se lei parla solo degli uomini, si vede che noi donne non esistiamo e dobbiamo esistere solo in funzione del maschio, del resto per lei il nostro desiderio scatta solo se un uomo ci vuole) come depravati, pedofili, coprofili, pronti a sfondarci l’ano e poi a pretendere che la sanità pubblica ci cura (il sesso anale e orale è largamente praticato dalle brave ragazze cattoliche per salvarsi la faccia, ma lei questo non lo sa si vede), violenti, pazzi (con tutti gli uomini etero che ammazzano le donne il problema sono i gay…), rivoltanti, contro natura. Ha insultato anche le nostre associazioni perché vanno nelle scuole a parlare ai ragazzi dicendo loro che è normale essere gay (avrei voluto che qualcuno lo facesse con me da adolescente, anziché sorbirmi un indottrinamento eterosessista a base di quanto è bello fare la serva ad un uomo e quanto sono belli i polpettoni che esaltano questo..).
Ci sono giustamente denunce ed esposti contro di lei, in tanti abbiamo scritto alla Giunti perché ci pensi bene prima di continuare a pubblicare un simile personaggio (che ha già litigato con altri due grossi editori prima per il suo integralismo) e ci stiamo attivando presso biblioteche, circoli e scuole perché non venga più invitata a parlare. Perché queste belle idee non sono solo appannaggio del suo blog e della sua pagina Facebook ma vengono da lei espresse in luoghi pubblici, con un’indubbia capacità di affabulatrice che è molto pericolosa.
Dal canto mio, ho preso i libri della De Mari che avevo in casa e li ho portati al bookcrossing: io amo il fantasy, ho anche citato la suddetta autrice nel mio saggio uscito per Anguana dove mi sono sforzata di parlare solo dei contenuti di questi libri, ma ritengo che certi comportamenti siano inaccettabili.
Come donna, femminista, lesbica, atea e libera pensatrice sono offesa da persone come queste, e la libertà di parola non vuol dire libertà di dire qualsiasi minchiata che ti passa per l’anticamera del cervello, pretendendo per esempio che i tuoi giovani lettori diventino alfieri di una lotta contro le religioni non cristiane, il femminismo e gli omosessuali per la costruzione di un mondo peggiore. Peccato, dai libri mi sembrava una persona diversa, non si finisce mai di imparare nella vita.

Senz’altro la cosa migliore che mi è successa nel 2016 è stata la pubblicazione della mia Storia del fantasy presso Anguana, un lungo lavoro a cui mi sono dedicata che mi ha lasciata poi facendomi prendere un periodo di pausa da nuove pubblicazioni, se si esclude la riedizione di Buffy e Angel.
Adesso però il periodo di allori è finito, continuerò a promuovere i miei libri già usciti, a cominciare da Storia del fantasy, ma mi metterò al lavoro sui nuovi progetti, come il saggio sugli anime di fantascienza, un romanzo fantasy a cui ne seguiranno altri (ma non sarà una saga), e poi altri approfondimenti, anche partendo dal libro di cui sopra. Perché il mondo del fantasy non mi lascerà mai e merita altri approfondimenti.

Tornando sul discorso cambiamenti nella vita, mi sono accorta che ci sono alcuni tipi di passioni e interessi.
Ci sono passioni, pochissime, che durano tutta la vita, nel mio caso posso indicare l’amore per gli animali, gatti in particolare, e per i libri, anche se sono cambiati i libri che leggo.
Ci sono passioni che vengono riscoperte a distanza di anni: nel mio caso indico quella per i fumetti e il fantastico, presente quando ero piccola e poi accantonata per stupide imposizioni eterosessiste, quella per l’archeologia, quella per la montagna, quella per il collezionismo di giocattoli e quella per fiabe e narrativa per ragazzi. Chiaramente quando si riscoprono queste cose da grandi cambia l’approccio e sai che questa volta è per sempre.
Ci sono passioni che si scoprono da grandi: impegno civile, fantasy, Oriente, mercatini, enogastronomia, arte, serie di culto e simili sono le mie.
Ci sono poi menate effimere,  che ti accompagnano solo per un breve periodo, nel mio caso quelle per cosette sentimentali, spesso sono passioni indotte, che si seguono per seguire massa o imposizioni e che poi svaniscono. Ed è bene che sia così.

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Ci ho lavorato per quasi tre anni, certo facendo anche altro. Ho letto decine di libri, ho visto decine di film, ho messo insieme ricordi del passato e novità e alla fine ho finito la mia Storia del fantasy.
Che poi è nato come libro. Ecco gli studi preparatori della copertina.

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Ecco invece la copertina definitiva:

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Ed eccomi mentre lo presento al Mufant, primo appuntamento di una serie:

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Posso contare su questi stimatori e comunque ammirate Norberta la draghessa in tutta la sua bellezza.

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Non ho mai apprezzato granché le fan sfegatate del tal o talaltro divo, di solito un faccino da pirla che non sa nemmeno recitare. A me piacciono i grandi attori, quello che non fanno dire alle cerebrolese di cui sopra Che bell’uomo, che fascinoso, che affascinante, che interessante e altre boiate, ma che si fanno apprezzare per le loro doti recitative.
Come il grande Alan Rickman, che in Robin Hood principe dei ladri rubava la scena ad un certo pesce lesso che adesso pubblicizza il tonno facendo il suo antagonista, per poi fare tanti altri ruoli, come il colonnello Brandon in Ragione e sentimento, Luigi XIV in Le regole del caos, un marito in crisi in Love actually, splendido film corale, ma soprattutto dando vita ad uno dei personaggi più interessanti del fantastico e della letteratura contemporanea.
Severus Piton di Harry Potter è il classico professore odioso, quello che ciascuno di noi ricorda anche da adulto come un incubo, in più ad un certo punto sembra diventare la rappresentazione del male assoluto, l’assassino a tradimento di Silente, il fiancheggiatore di Voldemort. Invece si scopre che è un’altra cosa, un ex bambino bullizzato, da sempre innamorato della mamma di Harry, anche dopo la sua morte, pronto a fingersi di allearsi con il male per portare avanti la sua battaglia per il bene, obbligato ad uccidere Silente per non dannare un ragazzo, e che non vuole mai che Harry sappia la verità per non metterlo in pericolo. E qui Alan è stato grandioso, basti pensare ad una scena, una sola scena, quando arriva nel flash back nella cameretta di Harry e trova la sua amata morta.
Alan Rickman era attivo nel sociale, aveva una compagna che era una dei fondatori di Amnesty International, era amato da tutti e tutti l’hanno pianto. Addio e grazie di tutto, signor Rickman.

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Parto da questa splendida immagine non mia di una serie di libri di fantascienza e fantasy per parlare di una cosa spinosa: la cosiddetta teoria gender, quella che fa infuriare bigottoni di vario colore perché non sia mai che si dica ai bambini e alle bambine che si può amare anche qualcuno del proprio stesso sesso e che si può avere voglia di fare attività riservate al sesso opposto, tipo, o dio mio, giocare a calcio se si è ragazzine (le ragazzine devono tutte diventare cerebrolese con i tacchi e guardando mille volte Pretty Woman) o giocare con le Barbie se si è maschietti (i maschietti devono essere tutti prevaricatori e aspirare a sottomettere donne come quel simpaticone di Grey…).
Cosa c’entrano fantascienza e fantasy con il gender? C’entrano, c’entrano, almeno per quello che mi riguarda: fin da bambina rimasi colpita da fumetti e fantascienza, e questo mio interesse fu prontamente bocciato, sembrava che guardare Spazio: 1999 Goldrake in tv mi precludesse tante altre cose, tipo amare la natura o leggere. Ero vivamente invitata a guardare cose più da femmina, ecco diciamo che Heidi Candy erano abbastanza bene accette, ma HarlockJeeg e compagnia no, poveri noi ma cosa guardi sta roba? Morale, per anni non lessi più fumetti e non mi interessai più di fantascienza e fantasy, salvo poi scoprire e riscoprire queste cose dopo i vent’anni. Ma anche lì, apriti cielo, quando cominciai a raccogliere gli unici risultati come possibile lavoro nei fumetti mi arrivò addosso di tutto, i fumetti sono solo un hobby, non potevo studiare giapponese perché è troppo difficile, ci vogliono anni e non c’è tutto quel tempo, dovevo dedicarmi ad altro.
Solo dopo anni di lavori di merda ho potuto finalmente occuparmi di fumetti e fantastico e nessuno per fortuna osa dirmi più niente. Ma il gender è anche questo, decidere che ovunque ci sono cose per maschi e cose per femmine, dividere il mondo in due e guai se ti interessi alla parte sbagliata. Se siamo donne, solo Uccelli di rovoPretty woman e cagate simili, non sia mai che ci appassiona Star Trek. E allora, parafrasando la strofa di una parodia di Crozza, mi viene da dire proprio Ma andate a caghé… e spero che dicano a bimbi e bimbe che i gusti non hanno sesso e che essere romanzetti rosa e simili fanno solo del male alle donne. E anche agli uomini.