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Tornano Dan Brown e Robert Langdon al cinema in un thriller fantascientifico appassionante e adrenalinico. Il libro è meglio, ma anche il film non scherza, e per un attimo ha soddisfatto la grande nostalgia che ho di Firenze.

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Forse il film migliore che ha fatto Virzì, una storia al femminile on the road, che fa riflettere sulla diversità e sul disagio mentale, e su quanto alla fine tutti siamo diversi a modo nostro.

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Un must imperdibile per i fan delle serie di culto come la sottoscritta. Ci sono quasi tutte le mie serie preferite, come da citazioni in copertina.

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Un cold case riaperto, uno dei tanti bei thriller che escono in Italia e anche per la casa editrice Newton Compton. Il titolo si riferisce ad una specie di margherita, molto diffusa negli States, che sembra avere gli occhi neri.

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Dimenticate i romanzetti storici a base di eroine indomite che vedono più uccelli del cesso pubblico di Porta Nuova. Qui la protagonista, realmente esistista, è una donna che si finse uomo per poter lavorare e mangiare, ma anche per poter essere libera di amare le altre donne. Da non perdere.

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Una struggente graphic novel sul Messico e la rivolta del Chiapas, raccontata come una fiaba attraverso gli occhi di due bambini e di alcuni animali. Per tutte le età.

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Uno dei fumetti fondamentali per capire l’Iran e il mondo musulmano, insieme a Persepolis di Marjane Satrapi e Habibi di Craig Thompson, ma più realistico e forte di questi due.

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Per non dimenticare il G8 di Genova.

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I thriller di Antonio Fusco sono una delle tante scoperte buone di questi mesi, libri che raccontano di indagini nell’animo umano, in questo caso con orrori nascosti dietro a persone irreprensibili.

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Uno dei pochi film commedia che sopporto, moderno e pimpante… si vede con piacere ancora adesso.

In questi mesi ho continuato ad andare al cinema, vedendo vari film che mi hanno colpito, tra pellicole d’autore e filmoni per nerd.
Ecco alcuni titoli:

Suffragette

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Un film che ricorda la fatica che tante donne hanno fatto perché ci fosse riconosciuto il primo diritto, quello di esistere in maniera indipendente attraverso il voto. Ricordiamocelo la prossima volta che siamo in dubbio se andare a votare o meno, magari per un referendum su cui ci è stato detto che è inutile. Un gran film in costume non lagnoso, una lotta per la libertà e Carey Mulligan è sempre più brava.

The danish girl

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La storia del primo transgender della storia, interpretato dal grande Eddie Redmayne, per ricordare che costi quello che costi ma ciascuno e ciascuna di noi deve trovare la sua strada e essere quello che sente di essere. Io che Alicia Vikander fosse brava me ne ero accorta già da molto tempo.

Heidi

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Banale e melenso? Ma anche no! Questa nuova versione di Heidi ha messo insieme suggestioni per ragazzi da Il mondo dei vinti di Nuto Revelli nonché richiami a Downton Abbey, dando nuova linfa ad un personaggio che piace sempre, si dica quello si vuole. Un’amica della mia infanzia che ho ritrovato in età adulta, molto più valida, ribelle e moderna di tutte le protagoniste di romanzetti pseudostorici che hanno ammorbato la mia adolescenza. E poi le Alpi intorni a Lucerna sono splendide.

Lo chiamavano Jeeg robot

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Interessante, intrigante, crudo, violento: questo supereroe in salsa tiberina non è niente male, rivolto a chi era bambino quando c’era Jeeg, ma anche a chi crede che chiunque possa diventare un eroe, anche se le premesse sono allucinanti. Grandi Santamaria e Marinelli, eroe per scelta e cattivo senza speranza.
Il caso Spotlight

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Tesa indagine giornalistica su un caso di pedofilia nella chiesa di Boston che ha scoperchiato un vaso di Pandora che deve essere ancora chiuso, gran film sulla ricerca della verità e su come certe cose siano imperdonabili e da non dimenticare mai. Soprattutto se a commetterle sono persone che si permettono di giudicare le vite e la sessualità altrui. Stuprare i bambini è una cosa abietta per cui non ci può essere nessuna tolleranza e pietà.
The dressmaker

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Storia di vendetta che si perde per strada, con un inizio e una fine memorabili, contro ogni discriminazione, con un personaggio femminile grandioso come protagonista. E non lo dico solo perché adoro Kate dai tempi di Creature del cielo.

In questi mesi sono tanti i film e telefilm che ho visto, per iniziare a fare un punto della situazione ecco alcune segnalazioni.

Un film che parla di amore tra donne come raramente è stato fatto prima. Una storia struggente ma a lieto fine, senza ravvedimenti eterosessisti, tragedie a tutti i costi e altre amenità, e dire che è avvenuta negli anni Cinquanta. Splendida Cate Blanchett, ma la rivelazione è Rooney Mara, attrice senz’altro da tenere d’occhio.

Dal primo romanzo della serie La straniera di Diana Gabaldon, un bello sceneggiatone con tanta Scozia e non tante melensaggini, anzi. So che andando avanti i libri sono scaduti, come capita con tutte le saghe che non si vogliono far chiudere (Martin a parte) ma per ora continuerò a seguire le prossime stagioni del serial.

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Spielberg è sempre Spielberg, sia quando fa film d’evasione che quando fa film impegnati, e questo thriller di ricerca di giustizia sulla Guerra fredda, tra spie, scambi di prigionieri, paura atomica. Gran filmone, di quelli che non stancano mai.

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Ne ho parlato in varie altre occasioni, comunque ribadisco: a me il nuovo Star Wars  è piaciuto, ho ritrovato personaggi e atmosfere, un po’ di sana nostalgia canaglia ma ho adorato anche i nuovi personaggi, soprattutto Rey, e il discorso di fondo contro l’integralismo e il radicalismo. Non vedo l’ora che esca il prossimo film, ovviamente!

Sempre rimanendo nell’ambito del genere gotico, ho trovato molto bella quest’ultima fatica di Guillermo del Toro, regista di quel capolavoro assoluto che resta per me Il labirinto del fauno.
Crimson peak è una ghost story di sapore ottocentesco, una saga familiare cupa, la storia di un riscatto, una metastoria raccontata dalla protagonista, con echi del cinema Hammer ma anche un chiaro messaggio femminista, con la vittima designata che si ribella ai suoi aguzzini, si salva da sola e salva anche qualcuno, tranne chi non può essere salvato. Ribadisco che dal genere fantastico possono venire ottimi anticorpi alla cultura di sopraffazione sulle donne, intrisa di romanzetti, stereotipi e imposizioni.
Due altre cose bellissime del film sono il castello, vero organismo vivente, e Jessica Chastain, dolente e terribile dark lady, non salvabile perché corrotta, lato oscuro della femminilità ma bravissima anche qui, come sempre.

Conosco le fiabe di Giambattista Basile da molti anni, le ho anche portate ad un esame all’Università, e mi ha incuriosita e fatto piacere che Matteo Garrone abbia voluto dedicare un film a questo autore misconosciuto, che ha ispirato con le sue fiabe molto politicamente scorrette e dark, autori come Perrault, i Grimm, Andersen.
Il film richiama l’epoca barocca, ha splendidi scenari, un cast efficace e internazionale, scene fantastiche, magia, paura, ma parla di argomenti di oggi, di donne ossessionate dalla maternità, di gente che odia la vecchiaia, di persone schiave di vizi ed egoismi, di famiglie a pezzi, di desideri smodati, di violenze in famiglia, di ribellioni e ricerca di sé.
Un film davvero bello, che indica una strada per il fantasy in casa nostra. Il mio personaggio preferito? La principessa Viola, antidoto a tutte le donnette sottomesse che oggi sembrano andare per la maggiore (e purtroppo vanno anche) grazie anche alle sfumature e boiate simili. Lei indica come si reagisce a oppressione e sottomissione: con un taglio netto.

Bellissimi costumi, scenografie da favola, una scena del ballo che ricorda Visconti, interpreti efficaci, tolti i due protagonisti: Cenerentola di Kenneth Branagh ha non pochi assi nella manica, ed obiettivamente ha vari punti di interesse. Peccato che però il regista scelga di non rivoluzionare più di tanto il senso della fiaba, presentandoci la solita Cenerentola sottomessa e non ribelle, che accetta di fare la serva a tutti in attesa che passi il Principe a salvarla. Al giorno d’oggi questo fa decisamente ridere. Un film da vedere per il lato visivo, ma da lasciar perdere per i contenuti. Come storia di Cenerentola più attuale preferisco la versione anni Novanta con Drew Barrymore o Ash di Malinda Lo.

suite_francese.jg_Confesso: non ho ancora letto nulla di Irène Némirovsky, scrittrice curiosa e interessante, dal tragico destino, riscoperta dopo decenni e diventata famosissima. Una vittoria sull’odio e il nazismo, e comunque è nella mia lista di autori e autrici da leggere quanto prima.
Soprattutto dopo aver visto questo film, che non sarà fedele al cento per cento al libro, ma che ricostruisce bene la pagina della resa francese ai tedeschi, ricordano che non esistono buoni e cattivi, ma solo persone. Brava Michelle Williams, che io ricordo ancora ragazzina in Dawson Creek, ottima Kristin Scott Thomas, struggente e rigorosa la storia, senza patetismi di troppo. Un film da vedere e che invoglia a leggere l’autrice. Che quanto prima troverà la strada per il mio comodino e la mia borsa.

Alan Turing aiutò il suo Paese a vincere la guerra contro i nazisti decifrandone il codice e inventò il prototipo di quello che oggi chiamiamo computer. Ma l’Inghilterra bigotta degli anni Cinquanta lo perseguitò per la sua omosessualità, condannandolo e spingendolo al suicidio.
The imitation game racconta questa storia di un genio incompreso, magistralmente interpretato dal grande Benedict Cumberbatch, di un’epoca in cui i diversi venivano emarginati più di oggi, di una vittoria segreta, di una grande ingiustizia. Un film da vedere, anche solo per riflettere sul fatto che nel nostro bel Paese ci sono oggi care personcine, come Adinolfi, Giovanardi, la Miriano e le Sentinelle in piedi, che rimpiangono questi tempi di oscurantismo. E vorrebbero riportarli qui.
Alan Turing ci ha salvati, perché se vincevano i nazisti la maggioranza di noi non sarebbe qui e non esisterebbero i pc che vengono usati anche per scopi non proprio belli, come propagandare idee omofobe. E la società in cui viveva l’ha ripagato in maniera ignobile. Meditiamoci su due minuti.

jupiter-ascending-320x240Non è un capolavoro, non rimarrà nella storia del cinema e meno che mai in quella del cinema di fantascienza, ma Jupiter ascending della premiata astronave Wachowski a me è piaciuto e mi ha divertita, per tante cose.
Per i richiami ai manga, che evidentemente i registi amano molto, per la presenza di un’eroina insolita e simpatica, interpretata dalla non bambola Mila Kunis, perché per una volta Sean Bean non muore, perché ci sono tante suggestioni tra fantascienza e fantasy, perché è una fiaba non scontata e che consola, perché c’è bisogno di fantasia ma anche di ricordare la realtà. Insomma, un film da riscoprire o da vedere comunque.