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Sempre rimanendo nell’ambito del genere gotico, ho trovato molto bella quest’ultima fatica di Guillermo del Toro, regista di quel capolavoro assoluto che resta per me Il labirinto del fauno.
Crimson peak è una ghost story di sapore ottocentesco, una saga familiare cupa, la storia di un riscatto, una metastoria raccontata dalla protagonista, con echi del cinema Hammer ma anche un chiaro messaggio femminista, con la vittima designata che si ribella ai suoi aguzzini, si salva da sola e salva anche qualcuno, tranne chi non può essere salvato. Ribadisco che dal genere fantastico possono venire ottimi anticorpi alla cultura di sopraffazione sulle donne, intrisa di romanzetti, stereotipi e imposizioni.
Due altre cose bellissime del film sono il castello, vero organismo vivente, e Jessica Chastain, dolente e terribile dark lady, non salvabile perché corrotta, lato oscuro della femminilità ma bravissima anche qui, come sempre.

Tra le serie televisive recenti, mi ha colpita molto positivamente Penny Dreadful, gotico in salsa britannica con citazioni di classici, toni politicamente scorretti, paura, poco splatter e storia avvincente. Una serie da tener presente, dove ho rivisto volentieri Billie Piper e Eva Green, e ho trovato convincente persino Timothy Dalton, capace di restituire le atmosfere dei penny dreadful, romanzi ultra economici di genere thriller e horror che andarono per la maggiore durante il periodo vittoriano. Una serie senz’altro da continuare a seguire, e dagli spoiler diventa sempre più interessante.

Per ingannare il tempo in attesa del ritorno di The X-Files, sì perché stavolta torna sul serio (alé!!!!!!) un ottimo modo può essere guardare la serie Sleepy Hollow, basata su una leggenda metropolitana settecentesca che ha ispirato anche Tim Burton e che presenta il viaggio attraverso il tempo di Ichabod Crane, gentiluomo al servizio di George Washington che arriva oggi per combattere un’imminente Apocalissi, accanto alla poliziotta Abigail.
Misteri, fantastico, gotico, contrasti tra ieri e oggi (la reazione di Crane di fronte ad una poliziotta di colore è impagabile!) sono elementi di una serie avvincente, sia pure con qualche caduta di stile, tipo l’episodio che fa il verso all’Esorcista. Una serie da tener d’occhio, che per ora tra l’altro continua.

Oltre a scrivere un saggio sul fantasy, mi interesso anche di fantastico in senso più lato, horror e fantascienza, e mi sono incappata nei mesi in tante storie, più o meno interessanti e riuscite.
Mediamente deludente in ambito letterario I guardiani della notte di Sergej Luk’janenko, sorta di Buffy in salsa russa senza particolari guizzi. Intendiamoci, se non si conosce niente di cacciatori di vampiri può anche essere divertenti, ma dopo oltre quindici anni di storie così è troppo trito, anche se è sempre meglio di deprecabili storielle di vampiri che luccicano al sole o di vampiri stalloni che trombano come diesel. Ecco, quelle sono davvero allucinanti.
Decisamente deludente Il segreto della libreria sempre aperta di Robin Sloan, un libro di cui mi aspettavo decisamente di più e di diverso, e che è confuso, inconcludente e decisamente soporifero e poco appassionante. E dire che sembrava tanto interessante dalla copertina e dal riassunto, ma mai fidarsi fino in fondo.
Bello, bello, bello invece Pandora di Licia Troisi, una nuova storia non più fantasy ma urban horror, dove si parla di demoni e di antichi miti, ma anche di emarginati, outsider, geek, cervelli che faticano a rimanere in Italia e altre cose interessanti. Un libro appassionante senz’altro per i più giovani, ma anche per noi vecchierelli, soprattutto se da giovincelli siamo stati outsider quando non andava di moda. Una saga da tenere d’occhio.
Tra Storia e fantastico risulta essere molto interessante Le ossa di Satana di Luis De La Higuera, ambientato in un paesino francese seicentesco in preda alla follia dell’Inquisizione, dove delle ossa enormi mettono in dubbio ogni certezza e dove un Mulder e una Scully ante litteram indagano.
Poco coinvolgente è invece Everville, di Clive Barker, autore altrove di storie interessanti nonché attivista per i diritti gay e quindi già solo per questo da amare, che copia un po’ troppo Stephen King senza aggiungere granché.
Interessante, in un ambito ultra frequentato come le storie dei vampiri Fragile di Susanna Angelino, autrice con cui ho l’onore di essere in contatto su Facebook e di cui stimo molto l’anticonformismo.
Decisamente poco interessante Angel di L.A Wheaterly, storia di angeli per ragazzotte: ho letto di meglio nel genere.
Parlando di cinema, sono riuscita a vedere Ultimatum alla Terra, remake del 2008 di un classico del 1951 e devo dire che mi ha convinta solo a metà troppi effetti speciali e poco succo, anche se ho rivisto con piacere Jennifer Connelly e Kathy Bates.
Decisamente per ragazzine Shadowhunters, anche se devo dire che il film è meglio del libro anche perché c’è Lena Headey che vale tutto il resto, ma diciamo che questo urban fantasy per ragazzotte non è proprio il mio genere. Non il massimo ma comunque molto più intelligente Divergent, di cui mi sono ripromessa di leggere il libro, e che conta su una protagonista non bambolotta scema e su una vilain interpretata dalla grande Kate Winslet.
Decisamente bruttino, soprattutto per chi come me è vissuta per anni a pane e x-files, La leggenda di Lucy Keyes, storia di fantasmi scontata e banale, anche se discretamente interpretata dalla carismatica Julie Delpy.
Con le visioni in corso di due titani come Doctor Who e Torchwood, diventa difficile trovare altre serie tv interessanti. Però devo dire che Under the dome, dal romanzo omonimo, possente e con mille storie, di Stephen King, non è niente male, e la storia della cupola è davvero un deus ex machina capace di stupire. Interessante, sempre da un romanzo di Stephen King, la miniserie Mucchio d’ossa, una storia di fantasmi coinvolgente, spaventosa, struggente.
Non male, Revolution, soprattutto all’inizio, quando parte questa distopia senza energia elettrica, poi si perdere un po’, ma Miles e Monroe sono una perfetta coppia slash e prima o poi cercherò di vedere la seconda stagione.
Decisamente deboluccio quel po’ che ho visto di Once upon a time in Wonderland, niente a che vedere con la serie ammiraglia, e capisco perché l’hanno cancellato, mentre bisognerà che trovi il tempo di recuperare poi tutta Galactica, perché quel po’ che ho visto è davvero stimolante.
In tv su Rai 4 mi sono rivista un po’ di Xena, serie sempre interessante e ho seguito Stargate Atlantis, piuttosto divertente nel genere fantascienza classica alla Star Trek o Spazio: 1999. Come ridiventare un po’ piccoli insomma.

Devo dire che, dopo la saga di Twilight, ho un po’ di remore verso il genere fantastico per adolescenti: ma Beautiful creatures, di cui non ho letto il libro ma visto solo il film, non mi è spiaciuto, complici un’atmosfera gotica ben fatta (anche se con un po’ troppe strizzatine d’occhio a The vampire diaries) e alcuni grossi attori come Viola Davis, Emma Thompson e Jeremy Irons. Non attendo con impazienza il secondo film, ma si può vedere, e anche i due ragazzini sono simpatici. Però come romanzo fantastico per adulti io continuo ad aspettare la saga di Gemma Doyle al cinema.

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Neil Jordan è comunque sempre un grande, alla base di tutto c’è il romanzo di Anne Rice, e anche Tom Cruise e Brad Pitt recitano bene, anche se  sono surclassati dalla splendida ed inquietante Claudia di Kirsten Dunst: un film di vampiri gotico e fiammeggiante, da vedere e rivedere e che non ha perso in vent’anni smalto.


Non è solo Biancaneve ed essere tutt’oggi amata e riletta, sono tante le fiabe che ispirano, vengono rilette e riportate su vari mezzi, cinema e fumetti in primis.
Bella la saga in graphic novel di Fables, di Bill Willingham, dove si immagina che i personggi delle fiabe, esiliati dopo una guerra, si trovino a vivere nel mondo di oggi, in una specie di enclave negli Stati Uniti. Da Fables è poi nato uno spin off su Cenerentola, ma trovo molto più interessante l’ormai lunghissima saga ufficiale e originale.
Non era una novità, visto che Neil Jordan l’aveva fatto molto meglio, ma non ho trovato male Cappuccetto rosso sangue, con una rediviva Julie Christie molto meglio della protagonista Amanda Seyfried, capace comunque di rileggere bene una fiaba che solo all’apparenza è moralista e magari anche antianimalista.
Deliziosa la fatica in animazione tradizionale di Hayao Miyazaki Arrietty il mondo sotto il pavimento, ecologia e condanna del consumismo, oltre che boccata d’ossigeno in un genere dove l’animazione computerizzata ha rovinato tutto.
Fiaba sull’origine del cinema è invece Hugo Cabret, di Martin Scorsese, affresco gotico dell’amicizia tra un bambino di stazione e Georges Melies, inventore del cinema di narrazione spettacolare e della fantasia al cinema. Bellissimo e anche commovente.
Fiaba dark per adulti per Dark Shadows di Tim Burton, dall’omonima serie televisiva degli anni Sessanta, con Johnny Depp attorniato da Michelle Pfeiffer, Chloe Moretz, Eva Green e Helena Bonham Carter, tra vampiri, streghe e antiche maledizioni. Del resto, la fiaba, con la sua carica gotica, è all’origine di tutti i generi del fantastico.

Non sono una fan in senso stretto di Stephen King, ma devo ammettere che alcune delle sue opere mi sono piaciute, così come ho apprezzato i film tratti da diversi suoi romanzi.
In questi ultimi mesi ho avuto modo di vedere Cuori in Atlantide, da un suo racconto, storia di rimpianti e ricordi, di un ragazzino ora uomo che ricorda una sua estate, quando conobbe un sensitivo che per un attimo diventò suo amico. Struggente, con una colonna sonora da brivido e un Anthony Hopkins da manuale.
Molto, molto bella l’ultima fatica del Re dell’horror, 22/11/63, storia di un professore solitario che decide di provare a tornare indietro nel tempo, grazie ad un varco temporale che si trova in un posto insospettabile, per provare a salvare il presidente Kennedy, il cui omicidio è considerato oggi come il simbolo della perdita dell’innocenza americana. Paradossi temporali, amori impossibili ma anche la riflessione su come la Storia sia fatta da tanti eventi, non da uno solo.

Ogni tanto le storie di fantasmi e dintorni di sapore ottocentesco tornano in libreria e al cinema, regalando brividi e dimostrando come i classici vadano bene per tutte le stagioni.
Niente male davvero The woman in black, dal romanzo di Susan Hill, dove l’ex Harry Potter Daniel Radcliffe interpreta ottimamente un proto Fox Mulder, in un affresco dove si salta sulla sedia non poco.
Ci si diverte con il secondo film di Sherlock HolmesGioco di ombre, dove gli effetti speciali non rovinano le atmosfere classiche, ravvivate dalla presenza della bella Noomi Rapace nella parte di una zingara.
Di nuovo fantasmi in Il mistero di Rookford, con una proto Scully che indaga sui ciarlatani che all’indomani della Grande Guerra speculavano sul dolore di chi aveva perso un caro nelle trincee. Bravina Rebecca Hall, strepitosa Imelda Staunton.
Divertente Il ladro di cadaveri, dove John Landis racconta la storia vera, nella Edimburgo dei primi decenni dell’Ottocento, di Burke e Hare, colleghi che procuravano sotto banco cadaveri alla facoltà di medicina, provvedendo anche alla loro eliminazione diretta.