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Archivi tag: film in costume

Sempre rimanendo nell’ambito del genere gotico, ho trovato molto bella quest’ultima fatica di Guillermo del Toro, regista di quel capolavoro assoluto che resta per me Il labirinto del fauno.
Crimson peak è una ghost story di sapore ottocentesco, una saga familiare cupa, la storia di un riscatto, una metastoria raccontata dalla protagonista, con echi del cinema Hammer ma anche un chiaro messaggio femminista, con la vittima designata che si ribella ai suoi aguzzini, si salva da sola e salva anche qualcuno, tranne chi non può essere salvato. Ribadisco che dal genere fantastico possono venire ottimi anticorpi alla cultura di sopraffazione sulle donne, intrisa di romanzetti, stereotipi e imposizioni.
Due altre cose bellissime del film sono il castello, vero organismo vivente, e Jessica Chastain, dolente e terribile dark lady, non salvabile perché corrotta, lato oscuro della femminilità ma bravissima anche qui, come sempre.

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Nella vita si cambia, la vita ti cambia e ci sono cose che in poco tempo ti possono diventare odiose, antipatiche o scoprire quanto sono superate. Soprattutto, per quello che mi riguarda, tutto quello che ha fatto parte della mia odiata e odiosa adolescenza, di cui sento ancora le conseguenze oggi, visto che causa voto basso di maturità e malgrado gli studi successivi ho difficoltà a stabilizzarmi tramite concorsi.
Ho trovato qualche tempo fa questo interessante anche se discutibile articolo in francese, De l’influence d’Angélique et de Sissi sur le petites filles  che mi ha fatto riflettere su quanto sono superati certi modelli e eroine, e quanto con me la nostalgia canaglia abbia fatto il suo tempo.
Da adolescente, tra le cose che hanno ammorbato le mie giornate da hikikomori passate in casa senza prospettive ci sono stati appunti i film di Sissi e i film di Angelica, che so che tante persone hanno amato e amano (soprattutto ragazzine romantiche e casalinghe senza senso della realtà…): film con cui poi mi sono incontrata e scontrata anche anni dopo, ma che ora entrano ormai nel novero delle cose superate e abbastanza inutili. E lo dice una che continua ad adorare manga ed anime d’annata, che non  vede l’ora che esca il nuovo film di Star Wars, che divora romanzi storici e film in costume, ma per pietà, che siano un po’ più di qualità di queste due operine per fanciulle anni Cinquanta e Sessanta.
Sulla serie di Sissi ritengo che non renda giustizia ad un personaggio complesso, meraviglioso, intrigante ed enigmatico come Elisabetta di Baviera, e che sia un’insopportabile sequenza di scenette da fotoromanzo che nulla hanno a che vedere con la Storia, quella vera, molto più interessante anche se più tragica.
Per quello che riguarda Angelica, le critiche che muovo sono altre,  la poca veridicità storica (mi piace molto di più la corte di Luigi XIV che si vede ne Le regole del caos) e la stupidità di questa grande storia d’amore tra bellona e sfregiato che a me fa francamente sghignazzare tanto è poco credibile. Poi, sarà un problema personale, ma trovo assurdo che questi film vengano strumentalizzati da chi nega il fatto che sono gay dicendo che non posso esserlo perché da adolescente sognavo con ste robette, come se avessi avuto altre opportunità e scelte.
Che eroine amo? Beh senz’altro quelle della letteratura di alto livello, da Anna Karenina a Jane Eyre, da Elizabeth Bennett a Madame Bovary. Poi ritengo che malgrado tutto un personaggio come Lady Oscar, ideato fuori dall’Occidente, sia molto più valido della principessina di Baviera e della cortigiana in cerca del suo grande amore, anche per la sua tragicità e per la sua modernità. Oscar è un’icona femminista e lesbica, Sissi e Angelica vanno bene per le sottomesse che poi da un certo punto in poi si sono entusiasmate per le sfumature di grigio e altre tavanate.
Allora sono meglio certe supereroine dei fumetti, Wonderwoman in primis, o certe eroine della cultura pop moderna come Xena, Buffy, Katniss, Scully, o anche perché no le splendide protagoniste dell’epopea de Il trono di spade, a cominciare dalla perfida Cersei, non poi così perfida, e senza dimenticare Brienne, Arja, Daenerys, Sansa e tante altre. E aggiungerei anche certe riletture delle fiabe in chiave femminista, Once upon a time in testa, ma anche piuttosto i classici Disney con le loro principesse, meno stucchevoli malgrado tutto, o ancora altre icone dell’animazione giapponese, Candy in testa (una femminista sfegatata in confronto alla principessina bavarese e alla ragazzina nobile che si faceva domare dal tanto fascinoso sfregiato…).
Come si può notare non faccio gerarchie di merito e di qualità letteraria, ma semplicemente di cose che bisogna lasciarsi indietro, per stare meglio, per essere se stessi davvero, per non rimbambirsi più con modelli sbagliati e superati. Ognuno ha i suo tempi e i suoi modi, e ci sono cose che è giusto che si perdano per sempre. Comunque, non proporrei mai ad una ragazzina di oggi, tipo mia nipote, Sissi e Angelica come modelli: se ha voglia di guardarsi i suddetti film, nulla da dire, ma le direi che per me sono tavanate per donnette romantiche e le proporrei piuttosto Lady Oscar, Hunger Games, Xena, o i classici come Jane Eyre, o icone per tutte le età come Alice, Dorothy, Jo March, Jolanda.
Poi ognuno faccia quello che vuole, io preferisco appassionarmi a cose che mi hanno dato molto di più che delle tristi giornate chiusa in casa o dei luoghi comuni duri a morire a distanza di oggi. Cose che mi hanno fatta uscire di casa, che mi hanno spinta a seguire le mie vocazioni creative, che mi hanno fatto conoscere persone e modi di vivere diversi, che mi hanno ispirata, che mi hanno fatto scoprire chi sono veramente.

Tra le serie televisive che ho visto in questi mesi, merita più di una citazione The White Queen, miniserie britannica (solo una stagione di dieci episodi) che rilegge la pagina della Guerra delle due Rose attraverso le donne coinvolte. Il tutto è ispirato ad una serie di romanzi di Philippa Gregory, che ho e devo ancora leggere, e che senz’altro saranno all’altezza.
Dieci episodi ben realizzati, con costumi e scenografie di prim’ordine, e una visione dell’epoca non melensa e edulcorata, ma vista in tutto il suo realismo e la sua spietatezza. Carina anche la vena fantastica, buono il cast dominato dalla bellissima Rebecca Ferguson nel ruolo di Elisabetta, regina strega che uscirà sconfitta da questi giochi di potere spietati e affascinanti.

Bellissimi costumi, scenografie da favola, una scena del ballo che ricorda Visconti, interpreti efficaci, tolti i due protagonisti: Cenerentola di Kenneth Branagh ha non pochi assi nella manica, ed obiettivamente ha vari punti di interesse. Peccato che però il regista scelga di non rivoluzionare più di tanto il senso della fiaba, presentandoci la solita Cenerentola sottomessa e non ribelle, che accetta di fare la serva a tutti in attesa che passi il Principe a salvarla. Al giorno d’oggi questo fa decisamente ridere. Un film da vedere per il lato visivo, ma da lasciar perdere per i contenuti. Come storia di Cenerentola più attuale preferisco la versione anni Novanta con Drew Barrymore o Ash di Malinda Lo.

suite_francese.jg_Confesso: non ho ancora letto nulla di Irène Némirovsky, scrittrice curiosa e interessante, dal tragico destino, riscoperta dopo decenni e diventata famosissima. Una vittoria sull’odio e il nazismo, e comunque è nella mia lista di autori e autrici da leggere quanto prima.
Soprattutto dopo aver visto questo film, che non sarà fedele al cento per cento al libro, ma che ricostruisce bene la pagina della resa francese ai tedeschi, ricordano che non esistono buoni e cattivi, ma solo persone. Brava Michelle Williams, che io ricordo ancora ragazzina in Dawson Creek, ottima Kristin Scott Thomas, struggente e rigorosa la storia, senza patetismi di troppo. Un film da vedere e che invoglia a leggere l’autrice. Che quanto prima troverà la strada per il mio comodino e la mia borsa.

Conosco da anni William Turner, pittore ottocentesco inglese di grande fascino, incomperso dai suoi contemporanei e poi riscoperto dagli Impressionisti in poi. Ricordo ancora una mostra che ci fu qui a Torino nel 1981, ben prima che la mia città diventasse una meta turistica, e ricordo anche di aver ammirato i quadri del maestro durante i miei soggiorni in Gran Bretagna.
Ovviamente sono andata a vedere il film in tema di Mike Newell, e devo dire che l’ho trovato interessante, ben fatto, impietoso a raccontare la vita non eccelsa di comunque un genio, con uno stile verista e non stucchevole, e con una grande interpretazione di Timothy Spall, caratterista da una vita e grande cattivo in Harry Potter. Ecco, mi è spiaciuto che non abbia avuto nemmeno una candidatura all’Oscar: meritava.

Tra tutti gli scrittori italiani, Boccaccio è, insieme a Leopardi, uno dei miei preferiti, e mi ha fatto molto piacere che i fratelli Taviani abbiano dedicato un film a lui e al suo meraviglioso Decameron, inno alla vita e alla gioia contro la morte e ogni fanatismo, specchio che il Medio Evo era molto meglio di quello che si pensa, almeno in Toscana.
Il film è bellissimo come costumi, fotografia e luoghi, le novelle scelte sono interessanti, purtroppo il punto debole sono le interpretazioni, dove primeggiano in negativo Scamarcio, Kim Rossi Stuart e Vittoria Puccini, faccine da soap casalinghe e non certo interpreti di primo piano. Però la madre superiora porcella della Cortellesi è grandiosa, e l’episodio di Federico degli Alberighi struggente.

Tra i film top di quest’anno, un posto va senz’altro a Il giovane favoloso di Mario Martone, biografia del grande Giacomo Leopardi, il mio poeta preferito di sempre, antesignano di tutti noi intellettuali solitari che però poi ci sogniamo di saper scrivere quei versi.
Grandissimo Elio Germano, che dovrebbe vincere un Oscar per questo ruolo, ottimi Massimo Popolizio e Isabella Ragonese, interessante l’insieme, salvo forse qualche lungaggine nella parte di Napoli. Leopardi è e resta uno dei sommi poeti del mondo, e vorrei che esistesse il Doctor Who con il suo Tardis per fargli vedere quanto è ancora amato oggi, tra gente di tutte le età che ha fatto la coda per questo film, le sue poesie trascritte nella metropolitana di Washington e i suoi libri e scritti che continuano ad essere letti ed amati.

Non è il film migliore che ho visto quest’anno, ma Una promessa, di Patrice Lecomte da Zweig ha degli ottimi punti di interesse, come l’atmosfera dell’epoca in cui si svolge, lo sfondo della Grande Guerra e la grande interpretazione di Alan Rickman, uno degli attori migliori di questi ultimi decenni, che sovrasta decisamente la coppia giovane e fedifraga. Un film amaro e in un mondo al crepuscolo, anche se un po’ freddo. Il regista ha fatto di meglio.

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