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Archivi tag: film sentimentali

Riordinare libri, dvd e simili è uno dei piaceri della mia vita, e sono tante le storie che sono entrate nel mio cuore: ma ci sono anche cose che non sopporto, che detesto, che non riguarderei e rileggerei, che considero una perdita di tempo e cose molto stupide. Tra queste cose NON ci sono i libri consigliati a scuola, che forse vengono fatti leggere non nel momento migliore, ma che sono rimasti nel mio cuore, basti pensare ai Canti di Leopardi, ai Carmina di Catullo, alla Divina Commedia, ai Promessi Sposi, a Se questo è un uomo, a La storia e a tante altre cose.
Ma ecco un elenco non esauriente e misto di libri, film e simili che giudico, come Fantozzi, delle cagate pazzesche.

1. I romanzi di Barbara Cartland: letti durante la mia infelice adolescenza, sono una cosa allucinante e aberrante, mal scritti, reazionari come morale di fondo (ragazzotta vergine che si innamora di uomo maturo, del resto l’autrice era odiata dalle femministe e con ragione), tutti uguali, insopportabili. Trovo molto più belli, validi e vari, interessanti anche se non si è delle ragazzotte romantiche o delle casalinghe represse, i libri di Costance Heaven e Georgette Heyer, autrici che vengono spesso affiancate a lei ma che scrivono molto meglio e sono più divertenti, spiritose e briose, con trame curate e personaggi interessanti.
2. I romanzi di Delly: altra scoperta allucinante della mia adolescenza, sono vecchi, melensi, superati, maschilisti. L’unica cosa bella, i disegni delle copertine delle edizioni anni Sessanta. Ma per il resto, alla larga.
3. I romanzi di Liala: per fortuna, ne ho letto solo uno. Assurdi.
4. I romanzi di Sveva Casati Modignani: perfettti solo se si è casalinghe represse e depresse over 50. Con messaggi assurdi e pericolosi, tipo che si diventa lesbiche dopo un trauma da parte dell’altro sesso. Per la serie, facciamo danni.
5. Uccelli di rovo romanzo e sceneggiato: due delle cose peggiori, emblema dell’immaginario di casalinghe senza prospettive, misogine verso le donne emancipate, pronte a criticare il fatto che i figli guardano anime come Heidi Candy perché sono lagnosi e poi si guardano e leggono sta polpetta piena di funerali, lutti, pianti e schifezze varie, ma perché c’è il prete che le attizza e la scena di sesso sull’isola. Ah, poi si scandalizzano con La vita di Adele, dove le scene di sesso sono molto meglio… Ribadisco che Colleen McCullough ha scritto di molto meglio, ma Uccelli di rovo è da far volare nell’inceneritore del Gerbido senza passare dal via.
6. Bolero: film lunghissimo e intollerabile, senza un filo logico, con il Bolero di Ravel come motivo ricorrente e ossessivo (uno dei brani musicali che odio di più, Ravel ha scritto di molto meglio), con facce da fondoschiena di attori per far sbavare le casalinghe e altre amenità. Sulla Shoah e sui suoi drammi c’è di molto meglio, a cominciare da La vita è bella.
7. Laguna blu Paradise: l’equivalente per le bimbeminkia degli anni Ottanta di Uccelli di rovo, due filmetti assurdi con storie d’amore da vomito, ambientate in luoghi tropicali dove nella vita reale ti trovi con la diarrea, invaso da ragni e scorpioni e marcio per il monsone.
8. Pretty woman: film sbagliato, che presenta la prostituzione, nella realtà imposta o conseguenza di disagio sociale, come una condizione in fondo positiva perché poi passa quella faccia da culo di Richard Gere, attore orrendo sotto tutti i punti di vista, e ti salva. Per forza che ci ritroviamo le Olgettine, con sti esempi.
Dirty Dancing: altra menata per adolescenti o casalinghe, con ennesimo macho per masochiste e trama poco credibile. Trovo molto più bello, se si amano i film musicali, Flashdance, storia di un riscatto artistico e personale tramite la danza.
10 Il riposo del guerriero, praticamente le sfumature di grigio in versione anni Sessanta, orrendo film che esalta che noi donne dobbiamo sacrificarci, farci calpestare, lasciare tutto e tutti se troviamo l’uomo giusto. Ma va a caghé! E anche per questo che le sfumature me le sono risparmiate..
11. Libri e film di Angelica: per molti è un’antenata del girls’ power, per altri una protofemminista, per altri ancora un classico del cappa e spada. Mi vergogno di aver letto e guardato questa ignobile saga per casalinghe, eterosessista, misogina, che presenta un’eroina che nella vita reale sarebbe malata di ninfomania, scritta male e filmata peggio. E poi, già solo perché viene usata per andare contro il mio essermi scoperta lesbica è da tritarifiuti immediato. Se voglio delle eroine valide, mi rivolgo ai classici, da Madame Bovary a Jane Eyre, o a eroine davvero moderne e femministe, come Lady Oscar, Xena e Scully. Sta tipa che fa orinatoio a uomini uno più roito dell’altro e che piace tanto alle donnette sottomesse è da buttare nel tritarifiuti…
Dal prossimo post, riparlo delle cose che amo!

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Un’aspirante giornalista e scrittrice, in trasferta a Verona con il suo distratto fidanzato, si appassiona alla vicenda di una lettera a Giulietta di cinquant’anni prima, rimasta nascosta nel muro, e decide di scrivere alla ragazza di allora, oggi nonna, per darle consigli per il suo amore tormentato. L’arzilla vecchietta arriva in Italia con un nipote scostante in cerca del perduto amore, e la nostra eroina saprà darle una mano.
Sono cinica, ho smesso di credere da tempo alle melensaggini e il film è pieno di luoghi comuni: ma ci sono splendide colline venete e toscane, c’è la bella Verona cantata da Shakespeare, c’è una riflessione sul destino e la possibilità di cambiare la propria vita a qualsiasi età, c’è la deliziosa Amanda Seyfried, e ci sono di nuovo insieme Vanessa Redgrave e Franco Nero, che si sono rimessi insieme e sposati quarant’anni dopo la loro storia grazie a questo film. Bello, al punto che ti dimentichi che è zuccheroso, perché per due ore ti viene voglia davvero di sognare.

Sontuoso ma un po’ soporifero polpettone in costume anni Trenta che racconta il triangolo tra lo scrittore Henry Miller, sua moglie June e la scrittrice Anais Nin, legata a lui in un torrida relazione e poi rimasta sua amica anche dopo. In ogni caso c’è materiale interessante, non sono una patita di letteratura erotica, anche se mi sono misurata nel genere, ma si può vedere, per rivivere comunque un’epoca, superficiale forse, trasgressiva anche, ma piena di vitalità e di desiderio di cambiare. Uma Thurman e Maria de Medeiros sono un bel vedere insieme, ed è consolante sapere che qualcuno può rimanere amico dell’ex.

Amando l’Irlanda volevo vedere questo film anni Settanta, dove c’è inoltre un ottimo cast, composto da Philippe Noiret, Peter Ustinov, Fred Astaire (nel ruolo del dottor Scully, parente di Dana? ;-))), Charlotte Rampling e Agostina Belli.
La trama è incentrata su due uomini, uno più giovane, l’altro più vecchio, che devono riprendersi da due lutti, il primo della fidanzata, il secondo di un figlio, e che si recano in Irlanda, dove conosceranno persone e vivranno vicende che pian piano faranno loro venir voglia di un nuovo inizio. Purtroppo, non so, sarà un problema mio, ma l’ho trovato noioso, e malgrado i buoni attori e il fatto che la storia possa essere comunque interessante, non decolla. Ma mi sono beata con i panorami irlandesi, con i suoi pub e le sue atmosfere, e con le musiche tipiche, visto che la colonna sonora è affidata ai Capercaille!
Avevo visto questo film un giorno di tanti anni fa, un giorno in cui cercavo qualcosa per evadere da una vita che allora mi andava stretta; l’ho rivisto oggi, perché cercavo qualcosa di leggero per rilassarmi, tra una cosa e l’altra di una vita più soddisfacente e in cui ho ritrovato me stessa.
Non è un capolavoro certo, ma Alicia Silverstone, attrice poi che si è un po’ persa per strada ma che era stata strepitosa anche in The crush, dove giovanissima psicotica molestava il povero Cary Elwes, Alicia dicevo è carina e brava, e la trama, ispirata liberamente a Emma della Austen ha diversi elementi interessanti, sotto una patina di leggerezza e frivolezza. La satira degli eccessi dei ricchi a Beverly Hills, il contrasto tra Cher e il fratellastro, la leggerina e l’intellettuale, il personaggio del ragazzo gay e dell’insegnante lesbica, la ricerca dell’amore, il desiderio di migliorarsi… Non è così stupidino come sembra, anzi, e la colonna sonora è ottima e non tutta uzz uzz…
Una commedia corale sentimentale forse rovinata un po’ dall’eccessiva lunghezza, ma che presenta una galleria di personaggi femminili interessanti: Gigi (Jennifer Goodwin) rovinata da stupidaggini sugli uomini che le sono state inculcate fin dall’infanzia, Anna (Scarlett Johansson) bellissima e portata a mettersi nei guai, Mary (Drew Barrymore) in cerca dell’anima gemella su Myspace (che non è, almeno in generale, un posto per quel tipo di incontri, salvo ogni tanto qualche maiale che prontamente banno, come succede anche su Facebook), Janine (Jennifer Connelly) che forse deve rivedere qualcosa nella vita e nel suo matrimonio, Beth (Jennifer Aniston) che non capisce come mai il suo fidanzato di lunga data non si decida a chiederla in moglie.La lentezza ricade sull’agilità dell’intreccio, comunque mi è piaciuta che la morale della fine sia che non sia necessario trovare l’anima gemella per essere felici, che un lieto fine può anche essere ricominciare da se stessi e andare avanti da soli nella propria vita. Peccato che il film abbia una mezz’ora di troppo al centro della storia, che rallenta inutilmente il tutto.

Stranamente non avevo mai visto per intero questa commedia romantica, interpretata dalla fidanzatina d’America Meg Ryan, adorabile, e dall’affascinante Hugh Jackman (anche se devo dire che è meglio adesso che allora, sarà come il pecorino, invecchia con il tempo).
Un film grazioso, con forse qualche lungaggine nella parte centrale, un contrasto tra oggi e ieri manicheamente risolto dalla parte di ieri (ma una donna in carriera come Kate nell’Ottocento sarebbe stata felice? Il mio cinismo mi dice di no, ma è un film…), con dialoghi brillanti, un lieto fine tutto miele e lucciconi, divertimento e romanticismo. Ho preferito altre commedie sentimentali (per citare due titoli con Meg, Harry ti presento Sally e C’è posta per te, meno melensi e più pratici) ma Kate & Leopold si lascia vedere con simpatia.
Sin dai tempi della famosa polemica contro Goldrake, non ho mai creduto che film, telefilm, fumetti, cartoni e libri possano fare serio male alle persone, e ho sempre ritenuto che chi fa azioni allucinanti le fa perché è tarato di suo, non certo perché ha visto Il silenzio degli innocenti o Ken il guerriero.
Detto questo, è indubbio che film, telefilm, fumetti e libri ci influenzano, ispirandoci passioni e mostrandoci magari stili di vita diversi dal nostro. Basterebbe ricordarsi che sempre di finzione si tratta. Ma non tutti ci riescono, ed ecco che certi film diventano ispiratori di filosofie di vita.
Ho amato i due film di Bridget Jones, così come i due libri. Mi sono divertita, ma per me tutto resta nel regno dell’immaginario, anche perché Bridget come personaggio non è proprio da imitare. E mi spavento quando sento che ci sono donne che si sono rispecchiate in lei, o quando si dice che le single di oggi somigliano a Bridget.
Se devo esprimere un giudizio personale su Bridget Jones, tenendo conto che non è una persona reale, dico che per me è una stupidotta che non sa godersi la vita e apprezzare il molto che ha,  e che si perde dietro la ricerca dell’uomo giusto invece che godersi la sua libertà e la sua indipendenza. Bridget Jones lavora nel settore del giornalismo e dell’editoria e vive a Londra: praticamente se io fossi al suo posto toccherei il cielo con un dito, e cosa me ne fregherebbe di avere un uomo, quando ho in realtà cose ben più importanti.
Bridget Jones ha messo in giro la voce che le donne single siano tutte delle infelici croniche, in cerca dell’uomo giusto fino alla disperazione e allo svendersi, pronte a commiserarsi, a stare male, a piagnucolare davanti alla televisione. No, non siamo così. Non tutte. Si può benissimo vivere senza uomini, anzi si vive meglio (Gloria Stenheim diceva che un uomo è utile ad una donna come una bici ad un pesce, frase che io sottoscrivo in pieno!), e stare da sole non vuol dire piangere disperate davanti alla tele. E’ bello stare da sole, avere dei momenti per se stesse, ascoltando un bel cd, guardando un bel dvd o una bella cassetta, leggendo un bel libro, scrivendo, dipingendo. Forse bisogna essere single nell’animo, ma lo si può anche diventare così.
Per cui, niente contro i libri e i film di Bridget Jones, ma guardiamoli e leggiamoli come le storie di Fantozzi, storie grottesche e non reali. Per una volta, la realtà per le donne single è mille volte più bella!
E a proposito, al posto di Bridget sarei rimasta lusingata dall’interesse della bellissima Rebecca…