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Una serie cinematografica di film tratti da libri di grande successo, capace di portare al cinema persone di tutte le età, pronte ad applaudire e ad entusiasmarsi come ci aveva fatto vedere Tornatore al cinema: questa è stata la saga cinematografica di Harry Potter, otto film in dieci anni o quasi, con toni diversi e risultati non sempre costanti, ma in complesso bella da vedere e rivedere.
Fiabesco il primo film e più dark il secondo, con un ottimo Kenneth Branagh che però sarebbe stato sostituito meglio da Hugh Grant visto il personaggio, non all’altezza del libro ma comunque interessante il terzo, ottimo il quarto per la regia di Mike Newell, niente male il quindo, discontinuo il sesto così come il settimo, grandioso ed epico l’ottavo film. Una serie in cui gli effetti speciali stanno dietro alla storia e al cast, formato da giovani promesse e vecchie e meno vecchie volpi del mondo dello spettacolo britannico, tra cui hanno spiccato Maggie Smith ma soprattutto Alan Rickman, meraviglioso, affascinante, dolente e complesso professor Piton, pronto a sdoganare una figura che tutti e tutte abbiamo trovato sulla nostra strada, l’insegnante odioso che poi però si rivela alla fine quello che ci ha aiutati di più.
Una serie per tutte le età, perché la fantasia non ha età.

Ecco cosa ho scritto dopo aver letto l’ultimo libro di Harry Potter.
Credo di non essere stata l’unica ad aver passato il giorno della Befana (mia festa tra l’altro, e io ci tengo molto al mio status di Befana, perché non me ne frega niente di essere gnocca e sono felice di essere cozza!), a leggere l’ultimo libro di Harry Potter in italiano.
Sì, perché in inglese l’ho letto a luglio, quindi sapevo già tutto. Che dire di inedito su un fenomeno che ha fatto sognare milioni di persone in tutto il mondo? Tra l’altro i libri di Harry Potter sono i libri più letti a Guantamano dai prigionieri (ma non dovrebbero leggere solo il Corano? Qui non mi torna qualcosa…).
Posso fare alcune considerazioni. Innanzitutto che i libri di Harry Potter sono troppo belli per essere lasciati ai bambini, oltre che da un certo punto in poi decisamente disadatti. No, la trama non si trasforma in orge e simili (cosine del genere capitano nelle fanfic, ma vabbé lì si sa…), ma tratta argomenti e tematiche con una profondità che per capirli fino in fondo bisogna essere almeno adolescenti, se non di più. L’ultimo libro è un tripudio di fatti, di avvenimenti, un otto volante che ti toglie il fiato, in cui arrivano tante risposte, e dove alla fine ti separi con rimpianto da personaggi che senti vivi, degli amici con i quali avresti voluto combattere e ridere.
Harry Potter soddisfa la voglia di fantasia di una generazione di persone, anzi di più generazioni di persone, che vedono un mondo sempre più inquieto e precario, ma nello stesso tempo lancia messaggi importanti per vivere, parla di valori, di bene contro il male, in maniera non predicatoria, scontata o peggio ancora reazionaria, ma chiara e condivisibile, senza moralismi e falsi pietismi. Che poi dietro ad Harry ci siano fonti letterarie che vanno dal folklore alle religioni, da Star Wars a Il signore degli anelli è pacifico, del resto ancora l’altro giorno Corrado Augias ricordava che da Omero in poi si è inventato poco. Ciò non toglie che i libri siano ancora in grado di darci un potere supremo di fantasia e di confondere le nostre emozioni.
Mi sono appassionata ad Harry Potter nel 2001, con il primo film: ero già una patita di fantasy, ma guardavo prima con un po’ di diffidenza quello che ritenevo un fenomeno per bambini. Subito dopo mi sono divorata i quattro libri, e poi man mano ho alternato libri e film fino ad oggi. Dei film amo le ottime interpretazioni (con una menzione speciale ad Alan Rickman, il professor Piton, che credo non deluderà i suoi fan negli ultimi due film…), le belle scenografie reali e immaginarie, e il ritmo narrativo. I libri ti offrono molto di più.
Jk Rawling è entrata nel novero di quelle persone speciali per me, che hanno saputo inventare delle storie per far sognare i loro fan, a prescindere dal mezzo usato: è in buona compagnia tra gli altri di Chris Carter, Joss Whedon, Marion Zimmer Bradley, Tolkien, Agatha Christie, Louisa May Alcott, Alessandro Dumas, Emilio Salgari. In lei vedo anche una speranza perché la propria vita possa essere salvata dalla fantasia e dalla creatività: in fondo una volta era senza soldi, con un lavoro precario in un pub e una figlia da sfamare ed è riuscita a diventare quello che è diventata, e dovrebbe essere di monito a noi fantasiosi, lontani dai lustri delle veline e simili, che crediamo nei sogni e non nell’apparenza.
A prescindere che io vedrei benissimo JK Rawling come autrice di gialli e thriller, corre voce che il Potterverse non verrà lasciato da lei solo in mano ai fan con le fanfiction (ne ho in mente un bel po’ io stessa) ma che dovrebbe riprenderlo in mano in qualche modo. Personalmente non mi spiacerebbero un prequel, sulle avventure di Silente da giovane magari, o qualche storia sui 19 anni tra la fine della storia e l’epilogo o un approfondimento su personaggi “minori”.
Come finisce allora Harry Potter? Facile a dirsi: l’assassino è il maggiordomo, Harry e Draco si dichiarano reciproco amore e mettono su casa e negozio di cose magiche sotto casa della senatrice Binetti… No, questa è una delle idee per le fanfiction.  Dico solo per chi non lo sa ancora che il personaggio chiave di tutto diventa Piton. Per il resto buona lettura, o come ho fatto io buona divorata!