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Nel mese di marzo ho visto alcuni film al cinema molto interessanti, sia pure di genere diverso.

 

La storia del crack Parmalat, con qualche licenza poetica (i nomi cambiati) ma fedele nello spirito. Agghiacciante ma da vedere, per capire cosa hanno combinato questi imprenditori, con la complicità della finanza e delle banche. Tra i bravi Toni Servillo e Remo Girone, ragioniere senza scrupoli ma che alla fine vorrebbe salvare l’azienda e imprenditore che scappa all’estero, merita una citazione il giovane Lino Guanciale, nel ruolo del creativo dall’animo onesto che preferisce suicidarsi quando capisce che la situazione sta precipitando.

Western crepuscolare, remake di un classico che dovrei vedere, dove spicca il personaggio di Mattie, donna fuori dalle righe, una bacchettona protofemminista, capace di affrontare l’inverno poco più che bambina per vendicare il padre e da anziana zitella di far seppellire nel suo prato chi le fece da padre anni prima, salvandole la vita. Non sono una patita di western, ma ho amato molto questo film.

Il ritorno di John Landis al cinema, una deliziosa commedia nera in splendidi costumi, una ricostruzione d’epoca irriverente e irresistibile, per raccontare un fatto di cronaca nera nella Scozia dei primi decenni dell’Ottocento, quello di Burke e Hare, due trafficoni irlandesi, che fornivano cadaveri all’Università dove tra gli altri studiava un certo signor Charles Darwin, e che per incrementare gli affari cominciarono a dare una mano alla futura merce perché diventasse cadavere. Divertente e irresistibile.

Una commedia francese leggera ma che fa riflettere: nella storia di Marguerite, diventata donna in carriera sotto il nome di Margareth, che a 40 anni comincia a ricevere le lettere che se stessa le aveva scritto da bambina, ci sono tante cose interessanti, anche se forse andavano sviluppate meglio. Quanto dei nostri sogni di bambini rimane nella nostra vita da adulti e quanto ci omologhiamo, diventando poi infelici e frustrati? Diventa quello che sei: forse dovremmo ripartire da questo, per uscire dall’impasse.