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Archivi tag: romance storici

Sono un’accumulatrice compulsiva di libri e altro materiale, continuo ad accumulare sempre e comunque, ma ci sono stati dei momenti della mia vita in cui ho sentito il bisogno di fare repulisti. Se tolgo alcune donazioni che in questi ultimi anni ho fatto a vari enti con cui collaboro, l’ultimo repulisti grosso e devastante l’ho fatto nel 1998, un momento proprio brutto visto che mi ero lasciata mettere i bastoni tra le ruote nelle mie aspirazioni di occuparmi di fumetti ed ero finita a fare dei corsi di cui non me ne fregava niente di informatica e contabilità.
Oggi la situazione è per fortuna diversa, ma mi trovo nel desiderare un altro repulisti, ed ecco quindi un po’ di motivi per cui è bene fare i repulisti di libri, dvd e simili.
1. Libri o film già letti o visti. Ormai aborro l’abitudine di rimbambirmi per anni davanti a film che conosco già, una delle tante schifezze che facevo da adolescente.
2. Libri e film che basta averli letti o visti una volta. Per questo è cosa buona e giusta andare in biblioteca e non acquistare tutto quello che si vede.
3. Libri e dvd che ti hanno regalato senza conoscere i tuoi gusti. Capita di rado, ma a volta capita.
4. Libri e dvd (e anche cose) che ti hanno regalato persone che preferisci dimenticare. Non è il mio caso, anche se ho un gatto fermaporta che vorrei far fuori perché me l’ha regalato quell’odiosa di una lesbica repressa della Preziosi, la tipa che rompeva al fandom di Buffy quindici anni fa…
5. Libri e dvd che non ti interessano più. Succede, si cambia, si cresce, si evolve e tante cose diventano superate.
6. Libri e dvd legati ad un periodo infelice della propria vita. Tutto quello che leggevo e guardavo da adolescente oggi mi fa cordialmente schifo, per cui non voglio più niente che mi ricordi quel periodo schifoso, in cui facevo una scuola che odiavo e subivo imposizioni eterosessiste in cui dovevo guardare e fare tutta una serie di stronzate che si addicevano ad una futura donnina. Bah che schifo i romanzi rosa e i film sentimentali!
7. Libri e dvd che non hanno niente da dire. Succede, altro motivo per cui bisogna sperimentare andando in biblioteca.
Morale della favola, passerò il primo dell’anno a far fuori un bel po’ di romance idioti a sfondo storico, che stuprano la storia. Nella mia libreria, solo libri intelligenti e non per casalinghe represse! E lo stesso lavoro lo farò alla videoteca.

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I romanzi e i libri storici continuano ad essere una delle mie letture preferite, così come i film e gli sceneggiati in costume. Una passione che non manca mai di soddisfarmi, in attesa che mi metta a lavorare al romanzo sulla Rivoluzione francese.
Adoro Ildefonso Falcones, adoro la storia vista dal punto di vista delle donne, ma devo dire che La regina scalza non mi ha soddisfatta a pieno, sarà che da Falcones ci si aspetta il massimo. Interessante, certo, si parla di discriminazioni e di ricerca di libertà ma volevo qualcosa di più.
In biblioteca ho avuto il modo di consultare libri su due donne dell’epoca rivoluzionaria, Olympe de Gouges e Madame Vigée Le brun, e devo dire che sono personaggi da riscoprire, anche perché si sa poco.
In un’altra epoca, ottima la biografia di Michel de Decker di Madame de Montespan, spietata favorita di Luigi XIV, pare lei autrice della celebre frase sulle brioches.
Non male, tra passato e presente, L’enigma delle fragole di Carmencita Serino, storia dei quadri fiamminghi, e interessante perché svela una pagina poco nota del Medio Evo L’ombra sulla corona di Patricia Bracewell, storia della regina Emma di Normandia.
Hilary Mantel è una grande storica, più ancora che una romanziera, e Wolf Hall Anna Bolena ne sono la testimonianza, impeccabili innanzitutto come trattati storici che dal punto di vista romanzesco.
Per chi ama le tematiche GLBT è da leggere assolutamente Storia di Caterina che per otto anni vestì abiti da uomo, cronaca di Marzio Barbagli di una donna vestita da uomo nel Settecento, non una specie di Lady Oscar, ma una donna reale, coraggiosamente lesbica laddove Riyoko Ikeda nella fantasia non ha avuto il coraggio di arrivare fino in fondo.
E sempre a proposito di storie poco note, segnalo tre altri libri, interessanti e su tre pagine di storia diverse: Le luci bianche di Parigi, di Theresa Revay, travolgente vicenda tra la Rivoluzione d’ottobre e l’ultimo conflitto mondiale, Il sentiero delle stelle di Amy Brill, storia di una delle prime astronome, Il pasticcere del re, di Anthony Capella, l’epopea dell’italiano che insegnò sia al Re Sole che a Carlo II a mangiare gelati e pasticcini.
Per quello che riguarda film e dintorni, ottimo l’adattamento di Mondo senza fine di Ken Follett, con una Cynthia Nixon perfida, e un po’ pallosetto, malgrado l’epoca, l’ambientazione, la tematica gay e la splendida Lea Seydoux Les adieux à la reine. Invece dovrei cercare di vedere qualcosa in più di History Channel, il loro documentario sulla Rivoluzione francese è splendido.

I romanzi storici e i libri che parlano di Storia continuano ad essere una delle mie letture preferite, un genere in cui continuo a trovare ottime storie e spunti, nelle pieghe della grande Storia.
Bello il nuovo capitolo dedicato alle gladiatrici dell’antica Roma, Lysandra gladiatrice di Sparta di Russel Whitfield: non so quanto sia storico parlare di donne combattenti nell’arena, ma il romanzo è appassionante e l’eroina molto interessante, anche se me la sono continuata ad immaginare con il volto di Lucy Lawless.
Interessante anche L’ereditiera americana, romanzo d’esordio di Daisy Goodwin dalle atmosfere che ricordano molto i libri di Henry James e Edith Wharton, con un’eroina che si scontra con la mentalità vittoriana di fine Ottocento e un finale aperto che lascia prevedere dei seguiti.
Ho letto inoltre con piacere il terzo volume della serie della nostrana Kathleen Mc Gregor dedicato ai pirati, Cuore pirata, imperdibile per chi, come la sottoscritta, è cresciuta a pane e Salgari e a chiunque cerca sogno e avventura.
Continuo ad apprezzare inoltre molto la scelta di Beat edizioni di proporre i best-seller di qualche decennio fa: Verde oscurità di Anya Seton, scritto alla fine degli anni Sessanta, racconta una vicenda tra contemporaneità di allora e il Cinquecento inglese, sul tema anche della reincarnazione, davvero molto interessante.
Decisamente belli e travolgenti i due romanzoni della scrittrice tedesca Sarah Lark dedicati alla Nuova Zelanda, Nella terra della nuvola bianca e Il canto dei Maori, due storie di donne di generazioni diverse, sullo sfondo di un Paese che mi affascina da tempo come terra fantastica.
Onore e gloria alla Jo March edizioni, che continua a tirare fuori delle chicche della letteratura passata, spesso inedite da noi: è stato il turno di La storia di una bottega, di Amy Levy, storia di un gruppo di ragazze vittoriane che decide di aprire una bottega di fotografia, splendida e commovente. E ci sono nuovi titoli di questa fantastica editrice che mi aspettano in libreria.
Un’altra autrice oggi da tenere d’occhio è Sarah Dunant: lo dimostra il suo appassionante La cortigiana, storia di Fiammetta, cortigiana tra Roma e Venezia nel Cinquecento, libro che si fa divorare, dove tutto è raccontato dal fedele nano della protagonista, testimone con lei di una stagione impareggiabile della nostra Storia.
Un’altra conferma è quella di Marcello Simoni, che con L’isola dei monaci senza nome ci porta nel Mediterraneo del Cinquecento, tra avventura e esoterismo, con una storia che più che Dan Brown sente l’eco di Salgari. Credo che non perderò nessun libro di questo fantastico autore.
Parlando di saggistica, come amante di Londra non posso non consigliare Londra di Peter Ackroyd, una vera e propria biografia della città, vista in tutti i suoi aspetti, anche i più insoliti e curiosi. Forse non era il libro giusto da leggere durante il mio ricovero in ospedale, ma è un libro da avere, da leggere, sfogliare e rileggere.
Le protagoniste di Donne d’Oriente di Gilbert Sinoué sono tutti personaggi veri, e vanno da Hatscepsut a Zenobia, da Aisha ad Aimée du Buc de Rivery, dalla protofemminista Hoda Sha’rawi alla cantante Umm Kulthum, passando per la regina di Saba, l’unica regnante egiziana islamica Shagaratt e l’attivista palestinese Leila Khaled, ma sono tutti personaggi indimenticabili e protagoniste di storie splendide, che se non ci fossero bisognerebbe inventarle. Ma sono realmente esistite.

I romanzi storici continuano ad uscire regolarmente ogni mese, spaziando su varie epoche, e devo dire che in generale non mi deludono mai.
Meraviglioso La gemma di Siena di Marina Fiorato, che racconta una pagina poco nota, la Toscana ormai decaduta del Settecento, con un’eroina a tutto tondo, fanciulla ribelle ma realistica, tra complotti e intrighi. Bello, bello, bello, non vedo l’ora di leggere i prossimi libri di questa autrice, salita alla ribalta con La ladra della primavera, ma che ha scritto molti altri romanzi.
Intrigante e interessante La congiura Machiavelli di Michael Ennis, ricostruzione picaresca e appassionante di una pagina meravigliosa e oscura come il nostro Rinascimento, raccontata come un thriller, per raccontare un cold case di quei giorni.
Un bel ritratto di donna nel passato emerge da Melissa la donna che cambiò la Storia del professor Valter Binaghi, storia di una donna medico nella Magna Grecia, una delle tante donne libere e moderne che furono dimenticate da una storia scritta al maschile.
Meraviglioso La rosa selvatica, epilogo della trilogia (con I giorni del thé e delle rose e Come una rosa selvatica) di Jennifer Donnelly, storie al femminile tra gli ultimi decenni vittoriani e la Prima guerra mondiale, tra amore e vita sociale, realtà e lotte sindacali: un affresco che ti travolge, che racconta altri aspetti della Storia, con un finale che ti appaga ma ti intristisce, perché non avere più accanto Maud, Fiona, Willa e gli altri personaggi è davvero brutto. Per chi pensa che i romance debbano parlare anche di vita vera, e per chi pensa anche che i romance siano stupidaggini. Dopo questi tre libri, non si può che uscirne cambiati.
Meno interessante dei suoi precedenti, ma L’ultima fuggitiva di Tracy Chevalier ha come merito di parlare dei tanti coraggiosi che aiutarono gli schiavi neri a fuggire, tra cui molte donne, militanti dei movimenti abolizionisti, primi a battersi per i diritti civili.
Interessante l’ambientazione di Il vento che sa di miele e di cannella di Nerea Riesco, tra Cinquecento spagnolo e colonie sudamericane, ma la vicenda in sé mi ha convinta solo a metà, un po’ confusa. Peccato, leggerò gli altri libri dell’autrice.
Bello, bello, bello e da leggere in un momento in cui l’omofobia che nega l’amore e la libertà la fa da padrone, La canzone di Achille di Madeline Miller, storia del rapporto tra Achille e Patroclo, bambini e poi adolescenti insieme, guerrieri sotto le mura di Troia, legati da un amore che va oltre la morte. Perché questa è la materia di cui sono fatti eroi e sogni.

Noi donne leggiamo e noi donne scriviamo, e molto spesso cose valide, con toni diversi, e spesso noi scrittrici siamo molto italiane. Lo testimoniano vari libri di autrici che ho letto in questi mesi.
Il tempo è un dio breve, di Maria Pia Veladiano, conferma il talento dell’autrice, anche se ho preferito La vita accanto, facendo riflettere su vita, morte, grandi questioni spirituali, gioie e dolori dell’esistenza. E l’autrice è una persona davvero speciale, la vedo sempre con tanto piacere.
Eredità di Lilli Gruber racconta la storia della famiglia dell’autrice, una delle giornaliste che apprezzo di più  e che ho seguito da quando, poco più vecchia di me allora, iniziò a condurre il Tg2. Un’efficace ricostruzione di una pagina spesso dimenticata della nostra Storia, i rapporti tra l’Italia e i nuovi territori altoatesini.
Entra nella mia vita, il nuovo romanzo di Clara Sanchez, racconta una storia di bambini sottratti: lo spunto è interessante, ma dopo aver adorato Il profumo delle foglie di limone non mi ha soddisfatta a pieno.
Cuore cavo di Viola di Grado racconta la storia del suicidio di una ragazza, vista da dopo la morte: Viola di Grado è un personaggio che mi intriga non poco e i suoi libri, storie tra fantasia e realtà di disagio al femminile non lasciano certo indifferenti.
Le bambine che cercavano conchiglie di Hannah Richell è un ritratto di famiglia di donne tra tragedia e speranza, incentrato sul rapporto madre – figlie di fronte al dramma che colpisce una persona. Forse scontato, ma scorrevole e ben scritto.
Il seggio vacante di Jk Rowling è la nuova fatica non in salsa fantasy dell’autrice di Harry Potter: ottimamente scritto, pronto a parlare della società inglese di oggi, ma i toni sono davvero disincantati. Un libro che non so dire se mi è piaciuto o meno, ma che è interessante. Attendo le prossime prove di un’autrice che ha saputo farci sognare.
Forse l’argomento è un tantino inflazionato, ma io ho trovato bellissimo La figlia dei ricordi di Sarah Mc Coy, ambientato tra la Germania sotto il nazismo e il Texas di oggi, per ricordare che non tutti erano stati indottrinati dalla dittatura e che anche oggi si può voler cambiare. Meravigliose le ricette di pasticceria tedesca, soprattutto la torta fragole e cioccolato!
Con toni più thriller, ma non è niente male Nulla resta nell’ombra di Claudia Vilshofer, tra l’altro ambientato in parte sulle colline piemontesi, storia di una scomparsa e di una donna che scopre segreti mai detti di suo marito. Tosto ed avvincente.
Un po’ deludente, e mi spiace dirlo, La Masnà di Raffaella Romagnolo, saga familiare piemontese tra gli anni Trenta e oggi, con una nonna contadina, una figlia lavoratrice e poi casalinga, e una nipote che studia e avrà forse un avvenire migliore. Aveva tutti i numeri per piacermi, ma non mi ha detto granché. Peccato.

Due titoli recenti propongono una rilettura interessante e intrigante del genere romance storico, ambientando le loro rispettive vicende tra Sei e Settecento, tra Inghilterra e Scozia.
Memorie di una cortigiana di Priya Parmar racconta l’ascesa di Nell Gwynne, ex attrice e venditrice di arance nei teatri di Covent Garden diventata poi la favorita di Carlo II, mentre Come il mare d’inverno di Susanna Kearsley si svolge tra l’oggi di una scrittrice in crisi e il ieri di una storia d’amore nella Scozia del Settecento. Sono entrambi interessanti, il primo fa i conti con un destino comunque d’eccezione, il secondo mette in luce i meccanismi di costruzione delle storie per sognare.  E poi a certe epoche non so resistere.

Dopo i gialli scandinavi, arrivano i romance scandinavi, interessanti quanto i loro omologhi di simile provenienza: l’autrice Simona Ahrnstedt voleva scrivere la prima storia d’amore ambientata in Scandinavia, l’hanno paragonata a Jane Austen, ma dietro di lei c’è più la tradizione di Bergman e di film come Elvira Madigan, senza dimenticare discorsi, spesso tralasciati, su cosa era per le donne l’Ottocento. A tratti crudo, sempre appassionante: ben vengano questi amori nordici di secoli passati.

Un lungo, fatale inseguimento d’amore è uno dei romanzi per adulti di Louisa May Alcott, l’autrice di Piccole donne. Una storia di passioni, ad effetto, in perfetto stile feuilleton, uno dei romanzi che avrebbe pubblicato Jo nella finzione e con cui nella realtà Louisa pagava i conti della sua affascinante ma poco pratica famiglia. Pubblicato una dozzina di anni fa (l’avevo già letto allora) è comunque godibilissimo e divertente. Ne ho altri del genere della stessa autrice da leggere, personaggio su cui tornerò per il suo carattere protofemminista e saffico.
Il fante di cuori e la dama di picche è un excursus di Joanne Harris nel genere gotico inglese, prima di approdare a Chocolat. Un libro particolare, che ad alcuni può sembrare morboso (io ho trovato più terribile e crudo Il petalo cremisi e il  bianco di Michael Faber). Io personalmente l’ho apprezzato per l’ambientazione nella Londra vittoriana e i richiami alla corrente dei preraffaelliti, nonché per l’atmosfera decadente e d’effetto. I miei libri preferiti della Harris restano comunque Chocolat e La donna alata. Mi intriga l’uso che fa spesso l’autrice degli zingari nei suoi romanzi, dei quali ha una visione romantica, simile a quella della cultura gitana e zigana, così lontana dallo squallore che vedo nelle nostre strade. Consiglio comunque Il fante di cuore e la dama di picche a chi, come me, ama l’Ottocento inglese, con i suoi splendori e le sue miserie.