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Storia di amori e passioni in salsa orientale scritta da Kenzaburo Oe, premio Nobel per la letteratura nel 1994, che ricorda l’amore di una scrittore per la sua musa, un’attrice cinematografica.
Non è un libro privo di interesse, ma onestamente ho preferito altri libri di autori giapponesi, a parte Banana Yoshimoto, come Yukio Mishima e Haruki Murakami. Detto questo, se si ama il Giappone lo si può anche leggere.

Non ho letto gli altri libri di Pete Dexter, autore considerato tra i più grandi contemporanei, comunque questo Spooner, storia di un personaggio a metà strada tra Huck Finn e Forrest Gump, non mi è sembrato niente male: non lo definirei un capolavoro, sarà che io trovo poco interessanti le storie con uomini protagonisti, ma un libro piacevole da leggere sì. Vedrò di leggere anche gli altri romanzi di Dexter.

Apprezzo Walter Veltroni più come intellettuale che come politico, e ho amato molto immergermi in questa cavalcata nella storia d’Italia, dall’epoca della seconda guerra mondiale fino ad un futuro prossimo passando per gli anni Sessanta e gli anni Settanta.
La nostra storia viene fuori bene dalle vicende delle generazioni di una famiglia, che conosce tra i suoi componenti la Resistenza, la deportazione, gli anni di piombo e il boom economico. Mi ha appassionata, unico punto debole il finale, vagamente fantascientifico e fuori luogo, ma forse perché Veltroni non voleva affrontare la società di oggi.

La scrittrice Ellen Feldman vuole darci con questo libro una sorta di seguito de Il diario di Anna Frank, testo fondamentale per ragazzi e sulla Shoah, raccontando cosa può essere successo a Peter, il ragazzo di cui era innamorata Anna, l’unico protagonista della storia su cui non si hanno notizie certe. L’autrice immagina che Peter sia fuggito negli Stati Uniti, dove vive una vita oscura come salariato, marito e padre, cercando di dimenticare cosa gli è successo, finché non si deve scontrare con chi è stato e con il successo che ottiene l’opera di quella ragazzina che è stato il suo primo amore, che forse non si sarebbe concretizzato, ma che è finito in maniera atroce. Il libro parte molto bene, ma poi diventa noioso. Si rialza alla fine, con le pagine commoventi della visita di Peter ormai vecchio, più anziano di suo padre quando è morto, nella casa di Amsterdam, diventando grande. Peccato, un esperimento non del tutto riuscito, sarebbe stato perfetto come novella media invece che come romanzo.
Ho letto e riletto alcuni romanzi di Nicholas Evans, e devo dire che anche nel suo caso avviene che i primi romanzi siano i migliori e poi man mano cadano come qualità, pur rimanendo piacevoli. Non ho ripreso in mano Nel fuoco che non mi aveva entusiasmato più di tanto, ho preso in mano Quando il cielo si divide, storia di una famiglia che si sfascia per ricomporsi e della rabbia di una figlia che diventa ecoterrorista, avvincente e realista per come fa un ritratto della società e della vita di oggi, dove la famiglia tradizionale è in crisi per motivi vari, non ultima la maggiore durata della vita media, che porta a stanchezza e a desiderio di reinventarsi. Io sono un’animalista, ma non sono ancora arrivata agli estremi di Abbie, la figlia dei protagonisti, che si butta, con l’incoscienza tipica di tante, troppe donne, nelle mani di un uomo sbagliato e distruttivo.
Detto questo, restano più belli i due primi romanzi di Evans. Insieme con i lupi, affresco della lotta tra natura e uomo, rappresentata dalla figura del lupo, e storia d’amore all’apparenza impossibile tra una single biologa e un ragazzo sensibile nato in una rude famiglia di allevatori, resta uno dei libri più belli che ho letto sull’argomento. E L’uomo che sussurrava ai cavalli, storia di cavalli, di amori e passioni inconfessabili e del ritorno alla vita per una giovanissima e il suo cavallo nonché per la sua famiglia è per conto mio il capolavoro di Evans.
Bello anche il film di Robert Redford, anche se un po’ infedele al romanzo: lì Tom non diventa amante di Annie, né la mette incinta, né muore, i due si lasciano in maniera malinconica perché la loro attrazione è impossibile. Deliziosa Scarlett Johansson debuttante.
La storia dell’amore di Nicole Krauss, che mi aveva affascinato come persona con un’intervista su D di Repubblica racconta la vita di generazioni diverse di ebrei a New York: una storia che poteva essere interessante, con vari spunti originali e particolari, ma che purtroppo annega in una grande frammentarietà e in una confusione di eventi, che mi hanno reso il tutto molto difficile da leggere. L’ho terminato e mi sono detta: e allora?

La ragazza di Cracovia di Pam Jenoff è un Harmony del mese scorso: in Italia la parola Harmony è sinonimo per i più di letteratura di consumo di bassa qualità. Uno stereotipo, che in questo caso viene disatteso: la storia di Emma, incaricata dalla Resistenza polacca (argomento su cui si è scritto e detto poco a differenza dei loro colleghi italiani e francesi) di entrare al servizio del comando dell’esercito nazista è un racconto teso, poco commerciale, che racconta una pagina di storia con rigore e passione. Poco romanzo d’amore se vogliamo, e più ritratto di un’epoca e dell’avventura di una donna che portò avanti il suo compito, con personaggi comunque non stereotipati. Il finale è abbastanza aperto, c’è da aspettarsi un seguito per come la vedo io.