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Archivi tag: thriller storici

Adoro Roma, il Seicento, la regina Cristina di Svezia, i romanzi storici, i thriller anche a sfondo storico, i duelli e i misteri, e dato che questo libro prometteva di contenere tutte queste cose non potevo non prenderlo in prestito in biblioteca. Che dire? Non mi ha certo delusa, 575 pagine appassionanti, che mi hanno immersa in un mondo arcano e sontuoso, crudele e affascinante, con una foga davvero rara. C’è passione e intrigo, omicidi e storia, femminismo e dolore: non sarà un capolavoro, ma è un libro piacevolissimo e divertente, in cui mi sono ritrovata in una Roma che non ha niente a che invidiare come ambiente a quello della coeva e più frequentata Francia della corte del Re Sole. Bello, e ho adorato il personaggio di Beatrice, indovina che vive in mezzo ai gatti sulle rive del Tevere.
Il codice Blackstone di Rose Melikan racconta le avventure di Mary, nell’Inghilterra del 1795, in guerra con la Francia rivoluzionaria (giuro che l’ho comprato per l’epoca!), che giunge nella dimora del vecchio zio trovandosi al centro di un intreccio di spie, messaggi in codice e contrabbandieri. Un buon debutto di un’autrice che spero continuerà.
I romanzi di Carrie Bebris sono ispirati all’universo di Jane Austen, e vedono Elizabeth e Darcy in veste di investigatori. Dopo Orgoglio e preveggenza la serie è andata avanti con Sospetto e sentimento e Le ombre di Pemberley, e devo dire che le ottime premesse del primo libro sono state rispettate in pieno: Sospetto e sentimento ricalca in qualcosa Dorian Gray e i romanzi paranormali, mentre Pemberley gioca su doppie identità, con risultati ottimi. Spero che escano altri libri di questa serie, perché è davvero indovinata e riuscita.
Molto gradevole anche la serie delle indagini di Jane Austen di Stephanie Barron, di cui ho letto il secondo libro, Jane e il mistero del reverendo: tra l’altro l’autrice parte da fatti veri accaduti a Jane Austen, questa zitella affascinante che si dedicò alla letteratura e che per l’epoca e il corto periodo della sua vita fece davvero molto. Anche qui, contrabbandieri e misteri in uno sperduto paesino della costa inglese. Un posto in cui andrei di corsa, subito.
Per ultimo, La donna in bianco di Wilkie Collins, romanzo vittoriano amato da Dickens ed uscito in appendice ad un importante quotidiano di Londra. Un po’ lento a tratti, con tante sottotrame, ma appassionante, un classico da riscoprire, come molta altra letteratura di quell’epoca. Interessante.

Come amante di Parigi e della Belle Epoque non potevo non leggere questo libro di Claude Izner, pseudonimo di due sorelle libraie della Ville Lumière: mi sono trovata di fronte ad un giallo interessante, anche se a tratti un po’ lento e a tratti un po’ incasinato, dove la cosa migliore è l’ottima ricostruzione d’epoca, quel Fin de Siècle lieto ma nello stesso tempo tragico, dove c’erano ancora le ferite delle guerre passate in attesa di quelle future, dove spiritismo e razionalità erano in un difficile equilibrio, dove ad una nuova classe borghese facevano da contraltare vecchie e nuove povertà. Carino, vedrò di procurarmi gli altri libri di queste autrici.

Ho adocchiato questo libro sul bancone di libri di biblioteconomia alla Civica e mi sono fiondata a prenderlo, perché sembrava avere tutto quello che io adoro: ambientazione nel Settecento, magia, avventure, misteri, scienziati pazzi, libri misteriosi, il rapporto con la lettura, passioni di vario tipo, donne pirata. Anche l’inizio è folgorante e le prime cento pagine scorrono veloci. Poi la storia incalza e continua, ma c’è un ma. Ci sono troppe cose, troppi eventi, troppi sviluppi della vicenda. Capita a volte di leggere libri lunghi 600 o 700 pagine e di dire: ci sono cento pagine di troppo. Qui ci sono 345 pagine e sono troppe poche per gestire il mare di cose. Peccato. Anche la fine è affrettata. Però ci sono alcuni spunti interessanti: oltre alla figura della donna pirata, bello il tema degli automi del Settecento, creature simili agli esseri umani, primi robot, e bello il discorso sul rapporto con la lettura. Il titolo originale era Salamander, più pertinente alla vicenda narrata.
Ho visto questo libro su una bancarella al mercatino dei libri di Piazza Carlo Felice e non ho potuto fare a meno di comprarlo per l’ambientazione: la reggia di Versailles, uno dei posti che amo di più al mondo, dove sono stata varie volte e dove vorrei tornare, anche perché durante l’ultima visita ero ammorbata da una compagnia loffia e ignorante che non apprezzava la meraviglia in cui si trovava perché avrebbe preferito andare a Disneyland o a fare shopping di abbigliamento dozzinale.
Tornando al romanzo, presenta una classica trama gialla con omicidi e investigazioni, ma è bella l’ambientazione e originale il movente, con riferimenti alla storia di Luigi XIV e dei suoi amanti.
Un romanzo divertente ed appassionante, da leggere in un pomeriggio nevoso come quello di ieri (e oggi continua a nevicare e devo uscire, almeno stamattina, quanto invidio gli orsi e il mio gatto!), che consiglio a tutti coloro che, come me, sono appassionati alla storia di Francia e a Versailles.
La signora dell’arte della morte, di Ariana Franklin è un giallo storico ambientato nel Medio Evo. Dopo Il nome della rosa di Umberto Eco si sono moltiplicati i gialli ambientati in quella che è considerata un’epoca buia della storia dell’umanità.
In realtà ci si accorge che non è stata peggiore di altre, e in questo romanzo l’autrice la usa come metafora di tante tragedie contemporanee. La storia di Adelia, esperta dell’arte della morte, una Kay Scarpetta o una Scully antelitteram, donna indipendente e in avanti sui tempi, mentre indaga nella Cambridge medievale sui terribili omicidi di alcuni bambini riecheggia tanti problemi di oggi: gli odi mai sopiti per le minoranze etniche, le Crociate contro l’Islam all’origine di tanti problemi di oggi, i reduci dalle Crociate che possono trasformarsi in mostri come oggi chi è tornato dall’Iraq o dal Vietnam, l’innocenza massacrata senza un perché. Un bel libro, a tratti molto erudito, una storia che potrebbe essere di oggi.