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Ho adorato la serie di Harry Potter di J.K Rowling, libri capaci davvero di farti sognare senza perdere il contatto con la realtà, e mi ha incuriosito molto sapere che l’autrice aveva scritto un thriller, primo di una serie, con lo pseudonimo di Robert Galbraith.
Certo, una storia completamente diversa, anche rispetto a Il seggio vacante, che stupiva per la brutalità del suo realismo. Ma un libro capace di appassionarti, di portarti in una Londra sfavillante ma con un cuore nero, con due eroi per caso vicini agli antieroi che scoprono una serie di misteri, trovando un nuovo scopo nella loro vita senza diventare una coppia per forza e meno male.
Chiaramente leggerò gli altri libri di questa serie, quando usciranno e terrò d’occhio la Rowling per le sue prossime opere: io aspetto sempre però le avvenure slash di Silente…

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Tra le mie autrici contemporanee preferite, un posto d’onore lo riservo da oltre vent’anni a Isabel Allende, che ho scoperto grazie al non eccelso film La casa degli spiriti, e che ho continuato a leggere con le altre sue opere, apprezzando molto le sperimentazioni.
Devo dire che Il gioco di Ripper, sua incursione nel mondo del thriller, non mi ha delusa per niente, anzi, e per l’intreccio, appassionante e a incastro con un colpo di scena che non ti aspetti e un controfinale amaro, e per i personaggi, tra cui madre e figlia agli antipodi, e per i riferimenti a tanta cultura popolare di oggi, in primis a quella geek. Un libro da leggere e rleggere, ambientato in una città come San Francisco, da sempre in testa ai luoghi dove vorrei andare. Magari senza serial killer. A questo punto, di fronte a tante sperimentazioni di Isabel Allende, attendo un suo omaggio al fantasy. Sono sicura che sarà all’altezza.

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Un’altra morte triste di questi strani mesi estivi è stata quella di Giorgio Faletti, che sono abbastanza vecchia da ricordare al Drive In come Carlino e testimone di Bagnocavallo e di cui ho adorato i thriller. Un bravissimo professionista, chesapeva fare di tutto, segnalo il gioiellino del suo duetto con Crozza a fare Diabolik e Gindo rispettivamente.
Non sono mai riuscita ad andare a sentirlo di persona, ma cercherò di esserci all’intitolazione a lui della Biblioteca di Asti. E un bel “è qui che c’è le donne nude?” mi verrebbe proprio voglia di dirlo. Ciao Giorgio, racconta di là le tue storie e falli anche ridere, anche se era meglio se rimanevi ancora un po’ qui.

I romanzi storici sono uno dei miei generi letterari preferiti, così come i thriller, per cui mi interessava La figlia del boia di Oliver Potzsch, discendente di una famiglia di carnefici, primo di una serie di thriller storici ambientati in un’epoca un po’ insolita, la Germania del Seicento.
Devo dire che non sono stata delusa, un bel romanzone che riflette bene un’epoca divisa tra ignoranza e progresso, attaccamento alla tradizione e voglia di cambiamento, in un’Europa reduce dalla Guerra dei Trent’anni in cui nascevano gli Stati nazionali e emergevano vecchi e nuovi rancori e nuovi moventi di crimini.
Jakob, questo detective sui generis, è un personaggio che resta nel cuore, perché non è solo un assassino di Stato, ma un uomo profondamente colto, interessato a cosa c’è nel cuore di ogni persona, e capace di molta più umanità dei poteri che gli ordinano di uccidere. Cercherò di leggere anche gli altri libri di questo autore perché se il buon giorno si vede dal mattino sono molto interessanti.

Non a livello dei romanzi storici e dei fantasy, ma i gialli e thriller incontrano sempre il mio favore, soprattutto quando riescono ad essere un po’ diversi dai soliti schemi, provando nuove strade.
Mi sono segnata di provare a leggere altri libri della brava autrice scandinava Camilla Lackberg, dopo La principessa di ghiaccio, thriller molto interessante e non crudele come tanti di quelli arrivati dal Nord ultimamente, senza per questo essere meno efficace.
Bellissimo e simpaticissimo l’autore: il bel thriller medievale Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni ci porta nei cosiddetti Secoli bui, con una puntata anche alla Sacra di San Michele, per una vicenda appassionante e primo capitolo di una nuova serie (te pareva…). Comunque molto interessante.
Giallo in salsa Desperate Housewives per I delitti di Juniper Lane, di Cammie Mc Govern, storia appunto di una casalinga all’apparenza perfetta che viene accusata di un delitto, sconta la sua pena e poi cerca di scoprire chi è stato il vero colpevole.
Mi aspettavo di più ma non è poi così male Il libro delle bugie di Mary  Horlock, scontro tra misteri di ieri e di oggi nelle Isole del Canale inglesi, l’unica parte di territorio britannico ad essere stata invasa dai nazisti.
Di nuovo un thriller storico di ambientazione medievale per l’inquietante La bambina delle rune di Karen Maitland, misteri e paure sullo sfondo della grande peste del 1348, la stessa di cui scrisse Boccaccio.
Ancora misteri che vengono fuori dalla vita di tutti i giorni in Finché vita non ci separi di Julia Crouch, storia di due amiche dall’adolescenza turbolenta, divise dalla vita, finché una delle due, quella rimasta sbandata decide di rientrare nella vita piccolo borghese dell’altra.
Ancora thriller esoterico in Il profanatore di biblioteche proibite del nostro Davide Mosca, tra passato e presente, in cerca del vero nome di Roma, simbolo di potere. Divertente e su un argomento poco noto.
L’ambientazione vittoriana fa da sfondo invece a Il pittore che visse due volte di Chris Paling, dove un enigma di fine Ottocento torna nel mondo di oggi, tra salti temporali e delitti irrisolti.
Ancora Ottocento per La donna che collezionava farfalle di Bernie Mc Gill, misteri familiari in salsa irlandese intorno ad un delitto atroce e mai spiegato fino in fondo.
Ancora un tuffo nella Londra vittoriana per l’autoriale Il ventre di Londra di Clare Clark, storia vera della costruzione delle fogne nella capitale britannica, oltre che delle ossessioni di un reduce dalla guerra di Crimea, tanto importante anche per la nostra Storia.
Una piccola Jessica Fletcher in erba è protagonista de La morte non è una cosa per ragazzine di Alan Bradley, poco probabile ma abbastanza divertente, meno spocchiosa della classica Nancy Drew.
Un Cold case tra l’oggi e la seconda guerra mondiale con partigiani e lotte per Aldo Cazzullo invece in La mia anima è ovunque tu sia, basato su leggende metropolitane dell’Albese, comunque intrigante.

Venezia e i vetrai di Murano, antichi intrighi familiari, un delitto: questo è lo sfondo del romanzo Il morso della lucertola, di David Hewson, che rischia di passare inosservato nel genere, ma che è molto interessante.  Per tornare o andare, anche solo nelle pagine di un libro, in una città rimasta magica ed emblematica.

Due deliziosi romanzi, tra giallo e costume, di Valentina Pattavina, incentrati su una giovane donna che si trasferisce ad Orvieto per fare la libraia e rimane coinvolta in fatti di mistero tra ieri e oggi. Carini, divertenti, spiritosi e simpatici, e Valentina Pattavina è a dir poco adorabile.

Cosa rende questo thriller dell’autore inglese Michael Ridpath ma di ambientazione islandese diverso da moltissimi altri libri dello stesso genere? Il fatto di essere collegato alla vita e alle opere di Tolkien, il maestro del fantasy, autore de Il signore degli anelli. Un libro interessante e appassionante, anche se per i non tolkeniani può essere di difficile lettura.

La letteratura per adolescenti è oppressa da vampiri innamorati e altre amenità, ed è difficile trovare qualcosa di interessante. Ma questo romanzo tedesco per nascita dell’autrice ma americano per ambientazione è tutt’altro che disprezzabile, anche se è il primo di un’ennesima saga. Due ragazzi dal passato misterioso arrivano al Grace College, isolato in mezzo alle Montagne Rocciose, dove sono successe e succedono cose strane: forse già visto ma appassiona eccome, anche chi, come la sottoscritta, l’adolescenza se l’è lasciata da un pezzo alle spalle.